CONTINUA DALLA PARTE 1.
I droni, le volanti, persino gli interventi a cavallo. Dopo la morte di Nadia Ariana Di Claudio per sospetta overdose nella solitudine di Parco Sempione, l'intervento della polizia è stato quasi immediato. Poi i lampeggianti si spengono, i bivacchi tornano a riempirsi e si riprende a parlare di degrado. Quello che è certo è che quanto accaduto in Barriera ha subito innescato lo scontro sul terreno politico.
Ad innescarlo il vicepresidente della Regione Piemonte, Maurizio Marrone, puntando il dito contro le politiche di assistenza di bassa soglia: “Questa morte per overdose a Torino ci addolora profondamente e dimostra che la teoria della riduzione del danno non basta ad evitare le morti in strada per droga. Per salvare la vita ai tossicodipendenti bisogna liberarli dagli stupefacenti e contrastare lo spaccio senza tregua. Speriamo che almeno apra gli occhi e si ravveda chi ha montato una campagna di partito sulla distribuzione delle pipette da crack”. Una dichiarazione arrivata poche ore dopo la notizia della morte avvenuta in uno dei punti più attenzionati della città.
La realtà di Parco Sempione: una popolazione fragile e complessa
Alle dichiarazioni del vicepresidente regionale ha risposto il COBS, il Coordinamento Operatori Bassa Soglia del Piemonte, ovvero la rete che da oltre venticinque anni raggruppa gli operatori che operano con l'approccio della riduzione del danno. Il quadro descritto dagli operatori presenti sul territorio tratteggia un'area estremamente complessa, che va oltre i confini del solo Parco Sempione e dove si concentrano oltre un centinaio di persone in condizioni di estrema fragilità: “È una zona davvero complessa, dove sono presenti moltissime persone con background, storie e difficoltà differenti”, spiega un'operatrice di strada del COBS. “I bisogni sono socio-sanitari: dall'aspetto igienico-sanitario alle problematiche psichiatriche, fino alle condizioni di estrema marginalità sociale. Molti non hanno una dimora, ci sono persone straniere o giovanissime. C'è poi una componente di genere importante: la presenza delle donne richiede interventi mirati per contrastare dinamiche di violenza e di potere molto evidenti”.
Gli interventi sul posto vanno dalla medicazione delle ferite alla distribuzione di materiale sterile e generi di conforto, ma soprattutto puntano alla costruzione di un legame di fiducia. Un lavoro reso difficile dal clima costante di sospetto:
“Parco Sempione è stata eletta 'zona rossa' ed è ciclicamente sottoposta a operazioni di ordine pubblico. Nelle persone che vivono lì questo crea un comprensibile atteggiamento di sospetto e cautela verso chiunque si avvicini”, mettono in luce dal coordinamento. “Un operatore di strada è preparato a costruire quella relazione, ma ha bisogno di tempo”.
Il nodo delle risorse: “Quattro ore alla settimana non bastano”
Il punto centrale della posizione del COBS sta soprattutto nell'evidenziare l'insufficienza dei fondi stanziati per coprire i servizi previsti dalla legge. La riduzione del danno è infatti inserita nei LEA, i Livelli Essenziali di Assistenza nazionali e regionali, ovvero le prestazioni sanitarie che lo Stato e le Regioni devono garantire a tutti i cittadini.
“Siamo a Parco Sempione una volta alla settimana, per quattro ore. Con 120 persone in condizioni di marginalità non c'è copertura: non si può fare riduzione del danno in questo modo. Dovremmo essere lì otto ore al giorno, tutti i giorni”, incalza il COBS. “I LEA regionali indicavano linee di sviluppo ben precise, come un drop-in e un intervento di strada per ogni area ASL. Standard che non sono stati raggiunti. La Regione Piemonte ha una storia antica e virtuosa su questo tema, ma non c'è un intervento sufficiente. Ai politici diciamo: avete dei LEA, dovete rispettarli e finanziarli".
Scontro ideologico e dati scientifici
Per il COBS, l'attacco dell'assessore Marrone alla "teoria della riduzione del danno" rischia di far fare al dibattito pubblico un salto indietro di decenni, ignorando l'evidenza dei dati: “La contrapposizione tra la riduzione del danno e il 'farli smettere' è sbagliata, perché sono due aspetti della stessa politica che non possono essere contrapposti”, chiariscono dal coordinamento. “Le persone smettono quando decidono di farlo, non esiste un assessore o un operatore con la bacchetta magica. Il sistema di servizi deve prendere in carico chi vuole smettere, ma la riduzione del danno fa un altro pezzo: si prende cura di chi usa sostanze nel momento in cui le usa”.
Il COBS richiama quindi i dati storici a supporto dell'efficacia di queste misure: “Prima dell'introduzione della riduzione del danno, su 100 consumatori i servizi si occupavano solo del 15% che chiedeva di smettere. Degli altri 85 non se ne occupava nessuno, ed erano quelli che morivano di overdose o contraevano l'HIV. In Italia i morti per overdose sono passati dai 1.500-2.000 all'anno di allora ai 200-300 di oggi. Anche una sola morte, come quella di Nadia, è una sconfitta, ma il calo drastico dimostra che prendersi cura di chi usa sostanze funziona. È grave che chi ha responsabilità politiche non parta dall'evidenza scientifica”.
Professionalità, non solo pipette
Anche il riferimento di Marrone alle pipette da crack viene rigettato dal COBS come una svista logica prima che politica:“L'accenno alle pipette è fuori luogo: le pipette pulite non servono a prevenire le overdose, ma a evitare altri danni sanitari correlati (come infezioni e lesioni). È come dire che l'antibiotico non serve perché non previene l'infarto”.
L'overdose, sostengono, si previene invece con l'educazione sanitaria, la somministrazione del Naloxone e strumenti innovativi come il drug checking, su cui dal coordinamento sottolineano che “oltre il 50% delle persone che scopre che la sostanza è diversa da quella ipotizzata decide di non consumarla. La gente ha un istinto di conservazione molto più alto di quello che si crede”.
Una posizione condivisa anche dall'ASL.
“Senza entrare nella discussione politica, ma dando un giudizio prettamente tecnico mi sembra riduzionistico e anche un po' squalificante pensare che la riduzione del danno coincida solo con la distribuzione di materiale — aggiunge il direttore del Dipartimento Dipendenze dell'ASL Città di Torino, Flavio Vischia —. Se così fosse, potrei chiudere il servizio domani. Se non ci fosse un lavoro complesso, non ci sarebbe bisogno di operatori qualificati. L'intervento di riduzione del danno, in particolare lo street walking, è un intervento in cui l'aspetto relazionale è fondamentale. È un'operazione molto complessa di educazione sanitaria fatta a una popolazione particolarmente resistente”...
(Continua nella terza parte: l'intervista al direttore di dipartimento Flavio Vischia e la 'mappa' sulle overdose).














