Il carobollette torna a soffocare il tessuto produttivo piemontese, minando la competitività e la capacità di investimento del territorio. È un quadro di forte preoccupazione quello dipinto dall’indagine "Energia e piccole imprese", condotta dalla Cna su un campione rappresentativo di aziende associate. I dati parlano chiaro: tre piccole imprese su quattro (il 76,5%) hanno registrato un deciso incremento della spesa energetica negli ultimi sei mesi, con aumenti che in quasi due casi su tre superano la soglia del 10%. Per l'84% degli imprenditori, il costo delle forniture è ormai diventato una componente di spesa critica e preponderante.
Il 56% delle aziende taglia i guadagni per non ritoccare i listini
A rendere la situazione ancora più complessa è l'impossibilità per la maggioranza delle micro e piccole realtà aziendali di ribaltare i rincari sul mercato. Il 56,8% del campione dichiara infatti di assorbire i costi extra riducendo drasticamente i propri margini di profitto, mentre appena il 20,4% è riuscito a trasferire almeno in parte i maggiori costi sui prezzi finali praticati ai clienti.
"Il conto dell’energia lo stanno pagando direttamente le imprese - denuncia Giovanni Genovesio, presidente di Cna Piemonte -. Quando una piccola azienda non può scaricare gli aumenti, ha una sola possibilità: assorbirli. E assorbire significa ridurre il margine prodotto dal proprio lavoro. Ogni euro in più speso in bolletta è un euro sottratto all'acquisto di nuovi macchinari, all’innovazione o all’assunzione di nuovo personale".
Incertezza geopolitica e mercati ballerini
A spaventare il comparto manifatturiero regionale non è unicamente la quota fissa della bolletta, ma la costante volatilità dei mercati. Ben il 78,2% degli intervistati guarda con profonda apprensione alle conseguenze delle tensioni geopolitiche internazionali, e per l’86,7% il livello di allarme legato alle oscillazioni energetiche è aumentato sensibilmente rispetto allo scorso anno.
Un clima di instabilità che blocca sul nascere la programmazione a medio e lungo termine: "Un’impresa può affrontare un costo, ma difficilmente può programmare nell’incertezza - ribadisce Genovesio -. Se non sai quanto ti costerà produrre tra tre o sei mesi, formulare un preventivo o decidere un investimento diventa una scommessa al buio".
Cna chiede riforme strutturali
Di fronte a questo scenario, Cna Piemonte sollecita il passaggio da una logica di interventi emergenziali e provvisori a una vera e propria politica industriale strutturale. Tra le priorità indicate figurano una maggiore trasparenza del mercato, la prevedibilità dei costi sul lungo periodo e strumenti di tutela accessibili anche alle piccolissime realtà artigiane e manifatturiere.
"Le piccole imprese non possono continuare a fare da ammortizzatore alle crisi energetiche - conclude il presidente di Cna Piemonte -. Per tornare a investire con fiducia, serve creare condizioni stabili affinché le risorse prodotte dal lavoro restino nelle aziende e possano trasformarsi in occupazione e crescita per il Piemonte".







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