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Attualità | 25 settembre 2026, 13:35

Torino intitola un giardino ai Marincola: la memoria sfida gli insulti razzisti sui social

Alla cerimonia il richiamo alle frasi comparse sul profilo del consigliere Ahmed Abdullahi: "Mancava solo il partigiano marocchino"

Il giardino compreso tra via Masserano e via Biella, a Torino, ha oggi un nuovo nome: quello di Isabella e Giorgio Marincola, fratello e sorella nati in Somalia durante l'occupazione italiana. Lo spazio è stato intitolato ai due con una cerimonia alla quale hanno partecipato anche gli studenti e le studentesse della Quinta D della scuola De Amicis, che hanno approfondito la loro storia nell'ambito delle attività del museo scolastico Arca dell'Ic Regio Parco.

I ragazzi hanno infatti realizzato un progetto di approfondimento sulla storia dei fratelli Marincola, un lavoro che ha permesso alla classe di entrare nella storia di Giorgio e Isabella e di portarla fuori dalle aule, proprio nel luogo che oggi ne conserva il ricordo.

Giorgio, il partigiano nato in Somalia

Isabella Marincola era nata a Mogadiscio il 16 settembre 1925, mentre Giorgio era nato a Mahaddei Uen il 23 settembre 1923. Figli di Askhiro Hassan e Giuseppe Marincola, maresciallo di fanteria di origini calabresi distaccato nell'Africa Orientale, entrambi nacquero in Somalia durante l'occupazione italiana.

A differenza di molti altri figli nati nelle colonie da unioni miste, ottennero la cittadinanza italiana e poterono rientrare in Italia nonostante fossero gli anni del Fascismo e delle leggi razziali. 

Giorgio venne inizialmente affidato agli zii di Pizzo Calabro e nel 1933 si trasferì a Roma. Durante gli anni del liceo incontrò Pio Albertelli, insegnante di Storia e Filosofia e noto antifascista. Influenzato dagli ideali libertari del professore, da studente di Medicina partecipò alla lotta di Liberazione. Fu arrestato e, dopo un breve periodo trascorso nel carcere di Torino, venne condannato al lavoro obbligatorio nello stabilimento Lancia. Appena possibile riprese la lotta partigiana. Morì il 4 maggio 1945 a Castello di Fiemme, in Trentino, durante un combattimento della sua unità contro un reparto di SS.

Per il suo sacrificio Giorgio Marincola venne insignito, come unico partigiano italo-somalo, della Medaglia d'Oro al Valor Militare alla memoria.

Isabella, una vita tra Somalia e Italia

La storia di Isabella fu diversa e altrettanto complessa. Dopo un'infanzia difficile, vissuta in un ambiente ostile nel quale non riuscì a integrarsi, dopo la morte del fratello lasciò la casa in cui aveva vissuto fino a quel momento per dedicarsi al mondo del cinema e del teatro.

Dopo tre matrimoni, nel 1961 Isabella tornò nella sua terra natia insieme all'ultimo marito, anch'egli di origini somale. Qui si ricongiunse con la madre e rimase nel Paese fino allo scoppio della guerra civile. Nel 1991 venne rimpatriata in Italia, dove iniziò una nuova fase molto complessa della sua vita, venendo considerata una profuga in patria e affrontando un razzismo aggressivo e sprezzante.

"La memoria della Resistenza illumina il presente"

Alla cerimonia è intervenuta Maria Grazia Grippo, presidente del Consiglio Comunale di Torino e presidente della Commissione Comunale Toponomastica, che ha sottolineato come l'intitolazione realizzi un progetto del Comune avviato già alcuni anni fa.

"Questa intitolazione è stata fatta realizzando un sogno del Comune già avviato qualche anno fa, questo ci dice che c'è voluto tempo e determinazione – ha spiegato Grippo –. Il raggiungimento di questo traguardo porta valore più ancora di quanto lo avrebbe portato in passato, portando luce in una stagione che è cupa. Chi ha già scelto di non essere uno spettatore nella comunità in cui vive è sicuramente la 5D della De Amicis".

Lo storico Carlo Greppi ha invece richiamato anche le reazioni razziste apparse sui social in seguito a un post del consigliere Abdullahi. "Ci mancava solo un marocchino partigiano", ha ricordato, uno dei commenti comparsi sotto il post. Greppi ha spiegato che esistono cinque partigiani nati in Marocco, dei quali però si conosce ancora poco, al di là di alcuni riconoscimenti. La cerimonia di oggi, ha sottolineato, celebra invece la figura di un partigiano somalo che ha combattuto proprio contro questi ideali razzisti.

"La libertà che abbiamo oggi è anche frutto di chi ha combattuto per darcela", ha aggiunto lo storico, riferendosi alla possibilità di esprimere anche opinioni come quelle richiamate durante il suo intervento.

"Memoria Resistenza è un faro"

Per Chiara Rosmo, docente della scuola De Amicis, la presenza degli studenti ha un significato che va oltre la semplice partecipazione alla cerimonia. "La memoria della Resistenza non è un semplice ricordo del passato, ma un faro che illumina il presente su quale società costruire nel futuro. E la vicinanza del giardino alla scuola rende l'intitolazione ancora più significativa: gli alunni hanno avuto un ruolo importante nella realizzazione della giornata, vivendo con partecipazione la vita della propria città", ha spiegato.

A chiudere gli interventi è stato Antar Marincola, figlio di Isabella. "Questa scuola è un vaccino a Vannacci, questo luogo è un vero esempio per quello che dobbiamo costruire: la speranza". Guardando al contesto della cerimonia, agli alunni, al giardino, agli alberi e alle foglie, ha poi aggiunto: "Ci dicono che siamo vivi e non vi sono mai le paure che vivono dentro di noi. Oggi possiamo dire che la nostra Italia non è timore ma speranza".

Marco D'Agostino

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