L’odissea dei call center per la clientela di Intesa Sanpaolo non conosce lieto fine. Non per il momento, almeno. Torna infatti d’attualità la protesta dei lavoratori di un settore sempre più fragile e che, tramite commesse dirette o subappalti, rischia di finire sul baratro.
Due casi, un destino
È il caso di Innovaway e di Numero Blu Torino, due pianeti nati dal big bang che nel 2020 seguì la fine dell’appalto da Intesa Sanpaolo a Olisystem. Le diverse commesse che erano in un unico affidamento furono separate in 7 aziende diverse, ma questo non ha messo al riparto gli addetti ai lavori dalle onde alte della crisi.
Due strade diverse, ma direzione simile per Numero Blu e Innovaway: “NBT rischia di veder terminare l’appalto (anche se hanno una garanzia orale fino ottobre 2027. E hanno già fatto un bel po’ di cassa integrazione in questi anni”, dicono Giorgia Perrone (Fiom) e Vito Bianchino (Fim).
Settore in difficoltà
Proprio la presenza dei sindacati metalmeccanici - a seguito dell’applicazione di un contratto che rientra in quel settore ai lavoratori dei call center - contribuisce a spiegare la difficoltà e le tante sfaccettature di questo comparto che da anni affronta ormai crisi e cali dei volumi.
“La commessa in subappalto per Innovaway è invece finita - proseguono i due sindacalisti -, e anche se nel loro caso ci sono anche commesse da altri clienti, arrivano da 36 mesi di contratto di solidarietà, ne hanno ancora 6 e anche gli altri incarichi sono in sofferenza”.
Esuberi e posti a rischio
Il conto è di 30 esuberi per Innovaway (su 130 lavoratori in tutto), mentre i 42 dipendenti di NBT hanno ancora un anno, di attesa, ma sono legati a quest’unica commessa. “E intanto - sospirano i sindacati - si sta sviluppando un call center in Romania”.
“Chiediamo subito volumi sufficienti per coprire l’impegno delle persone che lavorano nelle due aziende - concludono Perrone e Bianchino -. E vorremmo che Intesa Sanpaolo ragioni sulla stabilizzazione di questi lavoratori visto che nei loro piani hanno detto di voler rinforzare la filiale digitale. Se li prendessero da queste realtà, avrebbero delle professionalità già formate e un grande ritorno di immagine”.
I commenti della politica
Al presidio hanno partecipato anche alcuni consiglieri regionali come Alberto Unia (M5S), Alberto Avetta (Pd) e Laura Pompeo (Pd) "Non siamo davanti a due crisi separate. Esiste un problema più ampio che riguarda l'intera filiera dei servizi esternalizzati, la distribuzione delle commesse e le conseguenze occupazionali delle scelte di riorganizzazione e reinternalizzazione. Non possiamo accettare che a pagare il prezzo di queste scelte siano sempre le lavoratrici e i lavoratori". E Valentina Cera (Avs), aggiunge: "L’AI porterà via centinaia di migliaia di posti di lavoro, questo è solo l’inizio della valanga. Se le istituzioni non intervengono cercando soluzioni e regole stringenti, lavoratrici e lavoratori pagheranno, come sempre, il prezzo più caro".


















