‘Piazza Pinerolese’ chiude la serie delle storie dei cani da salvataggio premiati alla Giornata Cinofila di Pinerolo
Sapeva ricercare i dispersi in ambito urbano, seguendo la metodologia mantrailing, ma anche addentarsi libera tra la vegetazione, come fa un cane addestrato per la ricerca in superficie. Il percorso di addestramento di Gill era iniziato per aiutarla a superare l’ansia da separazione e aveva prodotto un cane più sicuro di sé e dalle competenze rare. “È stata la prima, e forse l’unica, ad aver ottenuto un brevetto per tutte e due le discipline: mantrailing e ricerca ‘da superficie’” racconta la sua padrona, la santenese Erika Bassino. Gill è morta a maggio del 2026, ed è stata premiata alla memoria durante la Giornata Cinofila di Pinerolo. Tra i suoi ritrovamenti più stupefacenti c’è quello di Jela, bassotto curioso che sembrava essersi volatilizzato.
Sulle tracce di Jela che sembrava ‘volatilizzato’
“Jela stava passeggiando con i suoi padroni lungo il torrente Pellice a Villafranca Piemonte, quando, a circa 10 metri da loro, aveva fatto perdere le proprie tracce” racconta Bassino. Sembrava essersi ‘volatilizzato’: d’un tratto, infatti, si era arrestato il suono del campanellino che portava al collo, ma lui non c’era più.
È l’ottobre del 2021 e Gill ha già alle spalle alcuni ritrovamenti di animali da affezione, come quello del gatto Dumas a Bricherasio. “Chiesero quindi il nostro intervento e iniziammo la ricerca dal punto di ultimo avvistamento utilizzando il metodo mantrailing – continua –, Gill seguiva la traccia olfattiva attaccato alla lunghina”.
Percorsi appena 15 metri però il cane si arresta: “Eravamo in cima a una riva e lei si è bloccata, come se avesse concluso la ricerca. Ma di Jela nessuna traccia, era come se un rapace si fosse calato dall’alto per portarlo via”.
“Si fidavano di me perché io mi fidavo di lei”
Bassino decide quindi di sganciare la lunghina e Gill si inoltra appena nei rovi sottostanti per fermarsi ad abbaiare in prossimità di un buco nella terra: “Era la tana di una volpe e ipotizzai che Jela si fosse inoltrato nei cunicoli”. L’intuizione di Bassino incontra l’incredulità dei padroni di Jela: “Mi chiedevano ‘Ma come è possibile?’. Nonostante tutto decisero di fidarsi di me perché vedevano quanto io mi stessi fidando del mio cane”. Contattato quindi il proprietario del terreno per spiegargli la situazione, chiedono l’intervento di un idraulico: “Ha perlustrato la tana con una sondina, ma del bassotto nessuna traccia. Tuttavia la rete di cunicoli della tana di una volpe può essere fitta, quindi Jela poteva essersi inoltrata nel sottosuolo”. E anche questa intuizione si rivela corretta: “Scavando, come si fa nelle valanghe, Jela è stato individuato a tre metri di profondità e a otto metri dal punto in cui era scesa nella buca”.
Le discipline di mantrailing e ricerca in superficie
Ciò su cui poteva contare Gill è un mix di competenze. Incrocio tra un pitbull e un maremmano, nata nel 2013, aveva iniziato l’addestramento a un anno e mezzo. “Siamo partite con un corso di discriminazione olfattiva per poi passare al mantrailing in contesto urbano, disciplina che viene chiamata anche ‘ricerca molecolare’” spiega Bassino. Concluso questo percorso, parte l’addestramento per la ricerca ‘in superficie’. E, nel 2018, Gill aveva il brevetto per entrambe le discipline tra cui ci sono delle differenze. “Il cane da mantrailing inizia la sua ricerca da un punto preciso seguendo la direzione lasciata dalla traccia olfattiva del disperso. Rimane legato alla lunghina e sa che quando ha portato a termine il suo compito non deve abbaiare, perché il conduttore è poco distante” spiega Bassino. Nella tipica ricerca ‘da superficie’, la dinamica è diversa: “Il cane viene lasciato libero per dargli la possibilità di ‘bonificare’ un’intera zona e lui si muove in base al ‘cono di odore’ della persona scomparsa che si diffonde grazie al vento. Nel momento del ritrovamento sa che deve abbaiare per permettere al suo conduttore di essere rintracciato”. Queste metodologie possono essere complementari: “Ad esempio un cane come Gill poteva aiutare a individuare la direzione di una ricerca ed evitare di girare a 360° attorno al luogo della scomparsa”.
Era stata lei a scegliere i suoi padroni
L’attività di ricerca aveva permesso a Gill di superare la sua debolezza, perché ha consolidato la sua autostima. “Era molto attaccata a me e, prima di essere addestrata, quando io uscivo di casa, si metteva a scavare buche o distruggere oggetti, cose che non avrebbe mai fatto in mia presenza – racconta Bassino –. Era il suo modo di esprimere l’ansia di separazione che la coglieva anche quando semplicemente scendevo dalla macchina per andare a comprare il pane e lei rimaneva a guardarmi preoccupata dal finestrino”.
Il legame era così forte forse perché è stata lei a scegliere i padroni, e non viceversa: “Nel 2013 io e mio marito stavamo ristrutturando casa e, in quella situazione provvisoria, non avevamo alcuna intenzione di prendere un cane. Un fine settimana abbiamo raggiunto però una mia amica ligure per vedere la cucciolata del suo cane, Aida. Tra i cuccioli c’era Gill che si è avvicinata e si è seduta sui piedi di mio marito”. Ma è con Erika poi che si è consolidato il legame: “Su di lei potevo fare affidamento al 100%, in qualsiasi situazione mi trovassi”.














