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Scuola e formazione | 20 ottobre 2026, 10:22

Caso "Carlo Levi", la protesta spacca la scuola: "Giusto manifestare, ma non a spese dei nostri figli"

La lettera alla Redazione: tra orari saltati, problemi sul registro elettronico e timori dei genitori per le ore di lezione perse

Caso "Carlo Levi", la protesta spacca la scuola: "Giusto manifestare, ma non a spese dei nostri figli"

Gentile Redazione, vi scrivo in qualità di madre di uno studente del plesso Carlo Levi di Torino, per portare alla vostra attenzione una situazione che ritengo estremamente preoccupante e che, ormai da diversi giorni, sta compromettendo la regolare frequenza scolastica di numerosi ragazzi.

Occupazioni ripetute, cancelli bloccati, lezioni interrotte, comunicazioni tardive e famiglie costrette ogni mattina a chiedersi se i propri figli riusciranno a entrare a scuola.

È questa la situazione che stiamo vivendo.

Non vi scrivo per alimentare polemiche, ma perché credo che quanto sta accadendo meriti un approfondimento pubblico e un intervento concreto da parte delle istituzioni competenti.

LA CRONOLOGIA DEGLI EVENTI

Nei giorni 13 e 14 ottobre l'istituto è stato interessato da una situazione di occupazione e contestazione.

Con una comunicazione del 14 ottobre, la Dirigenza scolastica ha precisato che i docenti erano regolarmente presenti, che le attività didattiche si svolgevano secondo il normale orario e che le assenze degli studenti dovevano essere giustificate dalle famiglie.

Il 15 ottobre la situazione è cambiata.

La Dirigenza ha comunicato ufficialmente che, durante la notte, alcuni soggetti al momento non identificati si erano introdotti nell'edificio scolastico, chiudendo dall'interno i cancelli e impedendo al personale di accedere regolarmente alla struttura.

L'impossibilità di svolgere le attività didattiche è stata riconosciuta dalla scuola come una situazione di forza maggiore, indipendente dalla volontà dell'istituto e del personale scolastico.

Il 16 ottobre è stata pubblicata una nuova comunicazione, firmata dal Dirigente scolastico, con la quale si annunciava il ripristino del regolare servizio, sia per il corso diurno sia per quello serale.

Sembrava quindi che la situazione fosse tornata alla normalità.

Ma lunedì 19 ottobre si è verificato un nuovo episodio.

La Dirigenza ha comunicato che alcuni studenti avevano bloccato l'accesso al plesso, impedendo agli altri ragazzi di entrare e seguire le lezioni e al personale ATA di prendere servizio.

Ancora una volta, l'impossibilità di svolgere regolarmente le attività didattiche è stata qualificata come causa di forza maggiore.

In pochi giorni, quindi, abbiamo assistito a ripetute interruzioni dell'attività scolastica, con conseguenze dirette sugli studenti che non partecipano alle occupazioni.

20 OTTOBRE: ALLE 9:17 LE FAMIGLIE SONO ANCORA SENZA AGGIORNAMENTI

E arriviamo alla situazione di questa mattina.

Mio figlio inizia regolarmente le lezioni alle ore 8:00.

Questa mattina è uscito di casa per andare a scuola, come ogni giorno.

Alle ore 8:29, sul registro elettronico, non risultava alcuna nuova comunicazione relativa alla situazione odierna.

Alle ore 9:17, dopo un'ora e 17 minuti dall'inizio delle lezioni, la situazione sul registro risultava ancora invariata: nessuna nuova circolare e nessuna indicazione relativa all'assenza.

Come madre, presumo che mio figlio sia regolarmente in classe, ma dopo quanto accaduto nei giorni precedenti non ho una conferma effettiva che sia riuscito a entrare nell'edificio e che le lezioni si stiano svolgendo normalmente.

Naturalmente, l'assenza di una comunicazione non significa necessariamente che sia in corso un nuovo blocco degli accessi.

Ma proprio perché si tratta di una situazione straordinaria e ripetuta, ritengo che le famiglie abbiano bisogno di informazioni tempestive e rassicurazioni chiare.

È normale che un genitore debba chiedersi se il proprio figlio sia riuscito a entrare a scuola, quando le lezioni sono iniziate da oltre un'ora?

È normale che, dopo ripetuti episodi di occupazione, le famiglie non sappiano se il silenzio dell'istituto significhi che tutto è regolare oppure che vi siano ulteriori difficoltà?

Non tutte le famiglie possono modificare all'ultimo momento i propri impegni lavorativi.

Ci sono studenti che raggiungono autonomamente l'istituto, ragazzi che utilizzano i mezzi pubblici e genitori che, una volta usciti di casa, devono poter confidare nel regolare svolgimento della giornata scolastica.

Non possiamo essere costretti a vivere ogni mattina nell'incertezza.

UNA CIRCOLARE NON PIÙ VISIBILE SUL REGISTRO ELETTRONICO

A tutto questo si aggiunge un ulteriore elemento che ritengo meritevole di chiarimento.

Una precedente circolare relativa alla prima occupazione non risulta più consultabile sul registro elettronico.

Non conosco le ragioni di questa mancata visualizzazione e non intendo formulare accuse, ma credo sia legittimo chiedere perché una comunicazione ufficiale relativa a eventi così importanti non sia più accessibile alle famiglie.

La trasparenza e la possibilità di ricostruire correttamente quanto accaduto dovrebbero essere garantite, soprattutto in circostanze tanto delicate.

IL PROBLEMA DELLE ASSENZE E DEL DIRITTO ALLO STUDIO

Personalmente ho già interpellato la Dirigenza scolastica, chiedendo chiarimenti sulla posizione degli studenti che non partecipano alle occupazioni e che, per ragioni di sicurezza, non possono o non intendono accedere a un edificio interessato da simili situazioni.

Nella risposta ricevuta, la Dirigenza ha riconosciuto la necessità di distinguere nettamente la posizione dei soggetti responsabili dell'occupazione da quella degli studenti e delle famiglie che ne subiscono passivamente le conseguenze.

È stato inoltre chiarito che determinate assenze, direttamente collegate alla situazione di emergenza e alla mancata possibilità di garantire il normale controllo dell'edificio, possono essere considerate cause di forza maggiore secondo i criteri previsti dall'istituto.

Ma ritengo che questo non risolva il problema principale.

Non conteggiare un'assenza non restituisce agli studenti le ore di lezione perdute.

I nostri figli hanno programmi da completare, verifiche, interrogazioni, difficoltà scolastiche da affrontare e un percorso formativo che dovrebbe essere garantito con continuità.

Ci sono ragazzi che hanno bisogno di una presenza costante a scuola, di spiegazioni, di sostegno e di un ambiente stabile nel quale apprendere.

Ogni giornata persa rappresenta un'interruzione di questo percorso.

E tutto questo per decisioni alle quali molti studenti non hanno preso parte.

IL DIRITTO DI PROTESTARE NON PUÒ CANCELLARE IL DIRITTO DI STUDIARE

Desidero chiarire che non sono contraria al diritto degli studenti di manifestare, esprimere opinioni o portare avanti proteste.

La libertà di espressione è fondamentale.

Ma altrettanto fondamentale è il diritto all'istruzione.

Non ritengo giusto che alcuni studenti possano decidere, di fatto, se altri ragazzi debbano o meno frequentare le lezioni.

Chi non partecipa all'occupazione non dovrebbe subirne le conseguenze.

E chi vuole semplicemente andare a scuola dovrebbe poterlo fare.

LE DOMANDE CHE, COME MADRE, CONTINUO A PORMI

Chi garantisce concretamente il diritto allo studio degli studenti estranei alle occupazioni?

Chi assicura che i ragazzi possano entrare regolarmente nell'edificio?

Chi garantisce alle famiglie informazioni tempestive, prima dell'inizio delle lezioni e non quando la mattinata è già iniziata?

Come verranno recuperate le ore di attività didattica perdute?

Quali misure saranno adottate per evitare che questi episodi continuino a ripetersi?

E soprattutto, quanto tempo ancora dovranno trascorrere gli studenti in questa situazione di incertezza?

Non intendo attribuire alla Dirigenza responsabilità per comportamenti che essa stessa ha dichiarato indipendenti dalla propria volontà.

Ritengo però che sia necessario un intervento coordinato delle istituzioni competenti, affinché vengano garantiti la sicurezza, la continuità didattica e il diritto delle famiglie a essere informate.

UNA RICHIESTA ALLA STAMPA

Vi chiedo di approfondire pubblicamente quanto sta accadendo al Carlo Levi di Torino, verificando la situazione e ascoltando tutte le parti coinvolte.

Credo sia importante dare voce anche agli studenti e ai genitori che non partecipano alle occupazioni e che stanno subendo le conseguenze di queste iniziative.

Non chiediamo privilegi.

Non vogliamo alimentare scontri.

Non vogliamo impedire a nessuno di manifestare pacificamente.

Vogliamo semplicemente che i nostri figli possano andare a scuola, seguire le lezioni e tornare a casa in sicurezza, senza che ogni mattina diventi un'incognita.

Sono disponibile a fornire le comunicazioni ufficiali pubblicate sul registro elettronico, la corrispondenza intercorsa con la Dirigenza scolastica e ogni ulteriore chiarimento utile a verificare quanto segnalato.

Chiedo cortesemente che venga rispettata la riservatezza di mio figlio, minorenne, e che il mio nominativo non venga pubblicato senza il mio consenso.

Confidando nella vostra attenzione e nella possibilità di dare spazio a questa vicenda, porgo cordiali saluti.

Mamma di uno studente del plesso Carlo Levi di Torino

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