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Cronaca | 05 novembre 2026, 07:26

Corteo contro lo sgombero di Askatasuna: scattano 16 misure cautelari

Le persone sono indagate anche per rapina e tentato omicidio. Piantedosi: "Misure per disordini segno del lavoro per isolare i violenti"

Sono 16 le misure cautelari in corso di esecuzione per gli scontri avvenuti lo scorso 31 gennaio durante la manifestazione nazionale promossa per protestare contro lo sgombero del centro sociale Askatasuna. Tra le misure figurerebbero custodia cautelare in carcere, arresti domiciliari, divieti di dimora nel capoluogo piemontese e obbligo di presentazione quotidiana alla polizia giudiziaria. 

I reati

Sono indagati a vario titolo per resistenza aggravata e lesioni a Pubblico Ufficiale, danneggiamento, travisamento, porto di oggetti atti all’offesa, rapina e tentato omicidio commessi i 16 destinatari delle misure eseguite questa mattina dalla Polizia, con il coordinamento della Procura. 

Un provvedimento che segue le 14 perquisizioni domiciliari effettuate dalle Polizia il 9 ottobre scorso, in varie parti d'Italia: la procura di Torino aveva notificato 19 decreti di fissazione dei interrogatori preventivi.

Guerriglia urbana

La giornata del 31 gennaio era iniziata nel primo pomeriggio con tre diversi concentramenti, nei pressi delle stazioni ferroviarie di Porta Nuova, Porta Susa e Palazzo Nuovo, sede delle facoltà umanistiche, dove si erano raggruppate diverse migliaia di persone, 20 mila secondo gli organizzatori provenienti da tutta Italia e anche dall’estero, che pacificamente in corteo avevano percorso le strade del capoluogo piemontese. 

Gli antagonisti

Nel tardo pomeriggio, poi, circa 500 antagonisti, molti dei quali incappucciati, si erano staccati dal corteo principale senza seguire il percorso prestabilito, avevano raggiunto corso Regina Margherita, dove aveva sede il centro sociale sgomberato, e per due ore si erano verificati violenti scontri. Complessivamente erano rimasti feriti 103 appartenenti alle forze dell'ordine, con prognosi fino a 100 giorni.  Due degli indagati odierni rispondono proprio di tali episodi.

La visita di Meloni

I manifestanti avevano anche incendiato un mezzo del Reparto Mobile di Torino, a bordo del quale si trovava un agente di Polizia, e aggredito con calci e colpi di martello un altro operatore dopo avergli sottratto il casco e lo scudo in dotazione. All'epoca anche la premier Giorgia Meloni era venuta nel capoluogo, per visitare all'ospedale i due agenti feriti negli scontri. Nel corso delle azioni violente, sono stati inoltre danneggiati numerosi esercizi commerciali, condomini, autovetture private e banche, nonché arredi urbani e cassonetti.

Network Antagonista: "Reati smisurati per trasformare dissenso in problema ordine pubblico"

Ad intervenire sui social è Network Antagonista Torinese, che scrive: "viene sposata una lettura della manifestazione che non tiene conto della spontaneità della rabbia di quella giornata e cerca di rinchiuderla tutta all’interno di ‘un’oscura premeditazione’”. "I reati smisurati che vengono contestati - prosegue - sono l’immagine plastica di come le istituzioni vogliano trasformare il dissenso e il conflitto sociale in un problema di ordine pubblico". "Oggi - conclude il Network - non sarà solo il primo passo concreto di una ingiusta operazione repressiva, ma l’inizio di un’iniziativa di solidarietà che dovrà saper sostenere chi è stato colpito nelle spese legali che dovrà affrontare e per non lasciarli soli”.

Piantedosi: "Misure per disordini Askatasuna segno del lavoro per isolare i violenti"

Ad intervenire su Facebook è il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi: "Dissenso e protesta sono sempre legittimi ma non possono mai sfociare in aggressioni e disordini. Chi scende in piazza solo per praticare violenza non si illuda di sfuggire alla legge, perché troverà sempre la risposta ferma delle Istituzioni. Lo dimostra l'operazione di oggi, che è un’altra testimonianza del grande lavoro messo in campo da magistratura e Polizia per isolare i violenti, contrastare ogni tentativo di minaccia alla sicurezza dello Stato e tutelare i principi democratici su cui si fonda il nostro Paese".

I commenti

Ad intervenire sono il senatore di Forza Italia Roberto Rosso, insieme al segretario cittadino Marco Fontana:  "Politicamente un punto è chiarissimo: è finita la stagione di chi pensa di poter nascondere la violenza dietro un volto coperto e una bandiera politica. A chi grida "Que viva Askatasuna" rispondiamo: viva Torino, viva la legge, viva chi porta una divisa". Ad intervenire anche la senatrice di FdI Paola Ambrogio: "Non c'è spazio per chi pensa di imporre le proprie idee con la violenza, né possono esistere giustificazioni o ambiguità di fronte ad aggressioni tanto gravi. Confidiamo che la magistratura accerti fino in fondo ogni responsabilità".

Ancora più netto il vice capogruppo a Palazzo Lascaris di Fratelli d'Italia Roberto Ravello: "Ecco il fallimento di una stagione di ambiguità e di concessioni politiche che abbiamo denunciato fin dall'inizio. Le responsabilità individuali saranno accertate dalla magistratura, ma sul piano politico non ci sono più alibi: basta con i soliti distinguo, i "sì, ma" e i "però"". 

Cinzia Gatti

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