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Politica | 19 dicembre 2017, 18:40

"Strada ancora in salita nel rapporto tra Piemonte e lavoro, bisogna ridare centralità al centro per l'impiego"

Lo chiede Francesca Frediani del Movimento 5 Stelle

"Strada ancora in salita nel rapporto tra Piemonte e lavoro, bisogna ridare centralità al centro per l'impiego"

Piemonte e lavoro: la strada è ancora in salita. Oggi, nel corso di un Consiglio Straordinario richiesto dal M5S, sono stati illustrati i dati sull’erogazione dei servizi e delle politiche attive del lavoro.

Nonostante i toni ottimistici che ne hanno contraddistinto la lettura non è emerso un quadro rassicurante, a conferma dei nostri timori. Abbiamo più volte denunciato, infatti, l’inefficacia delle misure messe in campo e la necessità di rivedere e correggere le modalità di applicazione degli strumenti regionali sulle politiche attive.

Anche se vengono messe in campo diverse politiche per il reinserimento nel mondo del lavoro non possiamo dimenticare che persistono più di duecentomila piemontesi in cerca di una collocazione e soprattutto 120.000 “neet”, giovani che non studiano e hanno rinunciato a trovare occupazione.

Le statistiche prese in considerazione non forniscono indicazioni sull’evoluzione delle posizioni lavorative: l’avviamento è un dato importante ma riguarda solamente il primo step dei servizi di politica attiva del lavoro erogati. Cosa accade dopo? Quali sono le reali ricadute lavorative? Quanto incide il rischio che i soggetti privati che si fanno carico dell’avviamento considerino i lavoratori mera “materia prima” da cui trarre guadagno?

Garanzia giovani nazionali racconta ad esempio che 70.000 giovani su 101.000 iscritti hanno ricevuto un servizio di orientamento di I livello ma che solo il 6% ha ottenuto tempi determinati per più di 6 mesi: sono misure che perpetuano il precariato!

Siamo obbligati poi a mettere in evidenza le problematiche relative ai licenziamenti collettivi che hanno colpito duramente il nostro territorio negli ultimi anni. I dati sono allarmanti: del destino dei 53.000 licenziati del periodo 2009-2015 poco si sa. Quanti hanno trovato ricollocazione? E con quali mansioni e retribuzione?

In un momento di grave crisi come quello attuale, emerge la necessità di efficientamento e di potenziamento dei Centri per l’impiego, cui dovrebbe spettare il compito di  coordinamento delle politiche per il lavoro. Solo un soggetto pubblico può garantire l’equità e l’universalità nell’erogazione dei servizi.

Nonostante gli scarsi risultati delle politiche attive che da anni ormai vengono implementate e rifinanziate anziché essere ripensate alla base, la giunta non sembra voler mettere in discussione l'inefficacia dell'attuale modus operandi. Occorre ripensare le politiche nell'ottica di favorire gli investimenti, unico vero motore dell'occupazione, formando professionalità capace di rispondere alle richieste delle imprese e dei crescenti bisogni in campo sociale di cui necessita la collettività.

c.s.

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