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Cultura e spettacoli | 02 aprile 2020, 21:12

“Noi teatri indipendenti e quella voglia di rincontrare il pubblico: manteniamo aperto il dialogo” [INTERVISTA]

Barbara Mazzi, condirettrice della compagnia Il Mulino di Amleto, racconta l’attività portata avanti dalla stagione Fertili Terreni Teatro, che ha lanciato una programmazione “alternativa” in streaming in questo periodo di emergenza Coronavirus

“Noi teatri indipendenti e quella voglia di rincontrare il pubblico: manteniamo aperto il dialogo” [INTERVISTA]

Barbara Mazzi, la tua compagnia, Il Mulino di Amleto, fa parte di Fertili Terreni Teatro, stagione contemporanea di teatro torinese che racchiude altre tre realtà: ACTI Teatri Indipendenti, Cubo Teatro e Tedacà. I vostri spazi - San Pietro in Vincoli, Cubo Teatro e Bellarte - sono chiusi da oltre un mese. Come avete riorganizzato il vostro lavoro?

Ci siamo subito chiesti come comportarci in questa situazione, e ogni volta mi torna in mente una battuta del regista Rodrigo Garcia: qualsiasi scelta fai, è la scelta sbagliata. Sono giorni  complicati e delicati, è vero che ogni iniziativa non è mai quella giusta, ma qualcosa andava pur fatto. Prima di tutto perché a noi manca il teatro, e credo che anche al pubblico manchiamo noi. Abbiamo pensato a come essere lontani ma uniti, ideando alcune iniziative, come degli spettacoli in streaming sul sito e le pagine social, che, essendo di repertorio, hanno la prerogativa di poter essere visti solo in video, perché le compagnie altrimenti non li riprenderebbero. Ma siamo attivi su più fronti: Tedacà non ha interrotto la formazione con gli allievi di recitazione, fanno lezioni in remoto. E noi del Mulino abbiamo lanciato un gioco sui social, invitando gli utenti a riproporre a casa delle semplici e famosissime scene teatrali, da registrare in un breve filmato. 

In occasione dell'avvio del cartellone "alternativo" in streaming, è stato ripreso anche il claim della stagione 2019/20: "Be unhappy - Non è un dramma". Anche a significare che la situazione, per quanto critica, può comunque prospettare nuove opportunità... 

Esatto, è un modo per ricordare che ci siamo, ognuno di noi c’è, e vogliamo stare con il nostro pubblico. È chiaro che una diretta streaming non è la stessa cosa, il teatro dal vivo ha valori imprescindibili, ma perché non provarci. Sono tante le note positive. Ad esempio è partito ugualmente, nonostante le restrizioni, il progetto "L’Italia dei Visionari", promosso da Kilowatt Festival. I "Visionari" sono spettatori, appassionati di teatro e arti performative che, visionando video da remoto, individuano gli spettacoli da inserire nel cartellone della prossima stagione. 

E non si fermano anche le prove per le nuove produzioni, come nel caso di "Radio International", di ACTI Teatri Indipendenti, per la regia di Beppe Rosso. Come vi state trovando a coordinare attori, musiche e scene in videocoferenza?

Sicuramente fare le prove virtuali è un’ulteriore opportunità per imparare a utilizzare nuove piattaforme. E il caso vuole che lo spettacolo sia ambientato all’interno di una radio, quindi è un format perfetto per il momento. Siamo in undici e tutti i giorni ci vediamo in questa modalità, lavorando moltissimo su voce e musica.

Quali strumenti e misure occorrono per agevolare e incentivare i teatri indipendenti, al momento della ripartenza?

Ieri abbiamo fatto una riunione sulla prossima stagione, e ci siamo resi conto della necessità di un dialogo tra tutti, i teatri, le istituzioni, chi eroga fondi…Ora più che mai è importantissimo mantenere i contatti e creare iniziative. Sicuramente noi continueremo a porre attenzione sulla nostra politica di vendita biglietti, ma abbiamo necessità di apertura e collaborazione vera. Sono strumenti che servono a non perdersi. Quando riapriremo, ci sarà davvero bisogno di tutti.

Come vi immaginate la ripresa degli spettacoli? Il pubblico parteciperà o ci sarà all'inizio un po' di titubanza, subito passata l'emergenza sanitaria? 

Personalmente, io ripartirei subito con grande entusiasmo, come quello che cerco di avere adesso nonostante il momento faticoso per chi fa questo lavoro. Non vedo l’ora di rincontrare persone e frequentare spazi. All’inizio le attenzioni e le accortezze saranno indubbiamente necessarie, ma faremo di tutto per trasmettere fiducia. È un momento in cui magari la gente si è accorta che è importante incontrarsi e condividere di più.

Come vi state muovendo rispetto a tutti gli eventi sospesi o annullati? 

Fino a un certo punto abbiamo pensato alla riprogrammazione degli spettacoli, ma ora dobbiamo capire quando effettivamente si ripartirà. Altrimenti in estate rischia di esserci un calendario molto affollato. Dobbiamo aspettare per non fare mosse avventate, prima di ricontattare tutte le compagnie. 

Manuela Marascio

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