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Economia e lavoro | 05 ottobre 2021, 11:35

Facchini in protesta davanti alla sede Rai di Torino: "Tre cambi d'appalto in 18 mesi e nessuna certezza per i lavoratori" [FOTO]

Presidio in via Verdi. Alcuni lavoratori non hanno ancora ricevuto gli stipendi di settembre e la nuova ditta ha proposto una rateazione fino a fine mese. Rossi (Fisascat): "Vogliamo un tavolo cui sia presente anche la Tv di Stato: una situazione così non è normale"

persone che manifestano

Presidio dei facchini in appalto per la Rai di Torino

È iniziato questa mattina alle 9, nonostante le condizioni meteo avverse, il presidio sotto la sede Rai di Torino in via Verdi 16 da parte dei sindacati che vogliono protestare contro l'appalto presso la Tv di Stato. I riflettori, in particolare, sono puntati sugli addetti alle attività di facchinaggio. In sostanza le attività riguardano la sede di via Verdi, ma anche l'auditorium di via Rossini, la sede di via Cavalli e quella di corso Giambone.

"È passato solo un mese dall’ultimo cambio appalto e, ad oggi, 27 lavoratori non hanno ricevuto la retribuzione del mese di settembre. Ma questa è solo una goccia nel mare", dice Matteo Rossi, uno dei rappresentanti di Cisl Fisascat. "Si tratta di una situazione cui non si può essere indifferente: tra cambi di appalto in un anno e mezzo, con cambi di ragione sociale anche se di fatto i referenti restano sempre gli stessi, non si può considerare una cosa normale. E la Rai, in quanto appaltatrice, deve esserne al corrente".

Tre appalti, nessuna risposta

La vicenda comincia con l'appalto legato a Geco Servizi srl. "Con la vecchia società, la Geco Servizi srl, abbiamo iniziato un percorso sindacale senza mai risolvere realmente i problemi di organizzazione del lavoro. A puro a titolo di esempio: ferie e permessi scalati dal monte ore perché non è possibile coprire le 40 ore previste dal contratto, settimane di richieste per avere del materiale, pagamenti di 13esima, 14esima con ritardi, mancato pagamento che si tramuta in una conciliazione con versamento rateale dei crediti avanzati, ancora in attesa di saldo - si legge nella nota ufficiale diffusa dai rappresentanti dei lavoratori - Il risultato? Sette mesi di nulla".

Ma lo scorso 30 dicembre arriva il cambio appalto. Arriva la Gemal Italy srl. "A loro abbiamo avanzato le stesse proposte, ma non è cambiato nulla. Nessuna risposta". 

La terza tappa della vicenda risale al 30 agosto: 8 mesi di distanza dal cambio precedente. Arriva la Roger Logistics. "È passato troppo poco tempo per fare una cronistoria - dicono i sindacati -. Ma c'è stato il tempo necessario per comunicarci che il consorzio Roger Logistics pagherà i nostri stipendi in due rate, 50% i primi di ottobre ed il restante a fine mese. E le premesse non sono rassicuranti".

"Serve un tavolo dove sia presente anche la Rai"

"Non è più ammissibile un comportamento del genere - conclude Matteo Rossi, operatore di Fisascat - Anche la Rai di Torino deve assumersi le proprie responsabilità. Chi esercita il controllo? La Rai è consapevole di tutto questo? La situazione economica per noi lavoratori, di cui molti a monoreddito, sta diventando insostenibile. Abbiamo spese, figli, mogli, mutui da pagare. Chiediamo un incontro urgente con tutte le parti in causa, per confronto serio e costruttivo, un tavolo congiunto che ponga l’attenzione sul fornire ai lavoratori condizioni rispettose".

E aggiunge: "Il lavoratore ha dei doveri, ma anche dei diritti. E uno di questi è il pagamento di quanto dovuto, che gli permetta di avere un tenore di vita sufficiente nel garantire la salute e il benessere suo e della sua famiglia".

E nel corso della mattinata, nonostante le condizioni meteo avverse, la protesta è andata avanti e ha ricevuto la visita di un dirigente della Rai di Torino, che ha aperto alla possibilità di un incontro con i vertici dell'azienda pubblica. Una delegazione di manifestanti è stata infine ricevuta da Guido Rossi, direttore del Centro Rai di Torino, che si è assunto l'incarico di trasmettere la situazione a Roma, alla luce della difficoltà dei lavoratori.

Massimiliano Sciullo

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