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Cultura Energetica | 27 aprile 2024, 19:30

CULTURA ENERGETICA/14 - Gli incentivi alle aziende del Piano Transizione 5.0: finalmente una buona misura

Nel nostro spazio settimanale l'imprenditore albese Massimo Marengo (Gruppo Marengo, Albasolar, AspecHome) spiega come ridurre i costi di gestione e aumentare l’efficienza energetica di abitazioni, uffici, negozi, attività artigianali e industriali

CULTURA ENERGETICA/14 - Gli incentivi alle aziende del Piano Transizione 5.0: finalmente una buona misura

CULTURA ENERGETICA/14 - Gli incentivi alle aziende del Piano Transizione 5.0: finalmente una buona misura

Il tema del risparmio energetico è quanto mai attuale, come anche quello della sostenibilità. Ma cosa fare in concreto per difendersi dal caro bollette e al contempo ridurre l’impatto dei nostri consumi sull’ambiente? Ne parliamo con Massimo Marengo, imprenditore albese con alle spalle una pluridecennale esperienza nel settore delle energie rinnovabili, fondatore del gruppo Albasolar e della start-up AspecHome, che periodicamente ci offrirà utili suggerimenti per risparmiare incrementando il comfort degli spazi in cui viviamo.

Finalmente una buona misura. Una volta analizzato nel dettaglio il contenuto del relativo decreto, è questa la valutazione che ci sentiamo di dare di "Transizione 5.0": un provvedimento espressamente dedicato alle aziende e alle loro esigenze di competitività. Una misura che, a mio parere, centra l’obiettivo per una serie di ragioni che cercherò ora di illustrare.

Parliamo, va detto, di un incentivo che assicura alle aziende ammesse un credito di imposta. A seconda di diversi fattori questo può fermarsi a un minimo del 30% e arrivare a un massimo del 63% della spesa sostenuta: un aiuto non indifferente, quindi, per le piccole e medie imprese. 

Il meccanismo di applicazione è in pratica suddiviso in due parti, che insieme delineano la direzione in cui la misura è stata pensata. La norma dice innanzitutto che per usufruire dell’incentivo occorre che l’azienda ottenga un obiettivo di risparmio energetico. L’obiettivo può dirsi raggiunto ottenuta una misura del 3% sul totale del consumo energetico dello stabilimento o della sede aziendale. Oppure del 5% di un singolo macchinario o singolo settore aziendale.

Per fare un esempio, la sostituzione di vecchie lampade a incandescenza con più moderne luci a Led vale un risparmio energetico del 70%, su quel singolo ambito. Analogamente, se cambio un vecchio macchinario che consuma 10 con uno che consumi solamente 7, avrò diminuito i miei consumi relativi a quella voce del 30%.

Una strada possibile è poi quella di installare un macchinario che crei maggiore efficienza sull’assorbimento totale, efficienza che in tutti i casi deve comunque essere certificata da un tecnico.

Questa prima parte della norma è importante in sé, ma soprattutto per il fatto che abilita la possibilità di installare un impianto fotovoltaico per la produzione diretta di energia. Quest’ultimo intervento è "trainato", come si dice e come avveniva già per il Superbonus 110%, ma a fronte del soddisfacimento di un requisito facilmente raggiungibile e dimostrabile.

L’impianto fotovoltaico sarà ovviamente destinato all’autoconsumo. Circa la tipologia che è possibile installare e sul tipo di premio cui è possibile accedere ci sono però varie sfaccettature. Il premio sarà tanto più alto quanto più alta è la performance dell’impianto, per realizzare il quale opera un vincolo a utilizzare prodotti di fabbricazione europea e premialità nel caso si ricorra a prodotti particolarmente performanti, che tipicamente sono proprio quelli di provenienza comunitaria.

Un’altro aspetto interessante e condivisibile, per evitare problematiche quali quelle riscontrate col 110%, riguarda la procedura prevista per l’assegnazione dell’incentivo. A dare il via libera ai richiedenti sarà il Gestore Servizi Energetici (Gse), ente posto sotto il controllo del Ministero per lo Sviluppo Economico

Prima di procedere con l’intervento il proponente dovrà redarre un progetto che contempli quello si intende realizzare, il risparmio energetico previsto e anche la spesa contemplata. Il Gse darà il suo benestare e l’azienda sarà sicura di aver prenotato il suo credito, per ottenere il quale dovrà poi rispettare quale termine di ultimazione dell’impianto quello ultimo fissato al 31 dicembre 2025

Così facendo lo Stato può tenere sotto controllo la spesa della misura. Questa ha una dotazione di diversi miliardi di euro, ma, come visto col Superbonus, il rischio di perderne il controllo va contenuto con una più rigida sorveglianza, che qui pare garantita dalla possibilità di autorizzare il credito volta per volta, arrivando a esaurimento del plafond stanziato.

La parte più complicata della misura? Il fatto che questa non sia automatica. Per accedervi bisogna rivolgersi a professionisti, che però assicurano allo Stato un controllo sulla spesa e sulla bontà dell’investimento. Ottenuto il benestare, il vantaggio per le Pmi è interessante, potendo queste ottenere sino al 63% dell’intera spesa.

La percentuale concessa – va specificato – è conseguenza di tre fattori: la taglia dell’investimento, le dimensioni dell’azienda (là dove le più piccole sono maggiormente premiate), e l’efficienza della performance dell’investimento. Le aziende energivore sono invece escluse dalla misura, che invece abbraccia tutta la platea delle aziende, dal piccolo capannone alla media e grande azienda.

Come approcciarsi concretamente a Transizione 5.0? Dato che la concessione degli incentivi prevede iter complessi tecnicamente e a livello burocratico è fondamentale affidarsi a chi potrà seguire per conto nostro ogni singolo aspetto della progettazione e dell’esecuzione, meglio ancora se tramite un pacchetto "chiavi in mano"

In questo senso la certificazione da parte di un soggetto terzo abilitato richiesta dal Gse rappresenta una garanzia che mette al riparo l’imprenditore da possibili sorprese. L’unico aspetto sul quale prestare la dovuta attenzione diventa il rispetto dei tempi entro i quali concludere l’intervento. 

In conclusione, Transizione 5.0 è molto conveniente per le aziende. Presenta poi un corretto rapporto tra investimento ed efficienza, portando le imprese proponenti a scegliere gli interventi migliori sotto questo profilo. Tutto questo in un quadro che consentirà allo Stato di tenere sotto controllo la spesa e alle imprese di procedere solamente dietro la certezza di ottenere l’incentivo.

In ultimo occorre considerare che sempre di più alle aziende, a partire dalla grandi ma via via sempre più anche verso le medie e piccole, verrà richiesto il rispetto dei criteri ESG (environment sostenibility governance) ossia produrre i propri servizi o prodotti in modo sostenibile verso l’ambiente, il territorio, il personale. Il rischio, nel non rispettare queste direttive, imposte dal mercato a partire dalle grandi multinazionali, è quello di essere esclusi dalle catene di fornitura nazionali ma soprattutto internazionali, quindi in questo senso il piano Transizione 5.0 è una vero e proprio importantissimo supporto.

Unica nota negativa, deve ancora uscire il decreto attuativo per rendere esecutiva la legge, nel mese di maggio dovrà sicuramente arrivare, le aziende attendono con impazienza.

redazione

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