Se ne parlava già in articoli di 30 anni fa sulle "vacanze in Bosnia per fare la guerra". Si sono aggiunti negli anni testimonianze e documentari e uno scrittore, forte di un dialogo con una "fonte", ha deciso di raccogliere quel materiale e presentare un esposto.
La procura di Milano iniziare ad indagare
Così la Procura di Milano -come riferisce l'agenzia di stampa Ansa - dovrà iniziare a indagare sui cosiddetti "cecchini del weekend", persone che pagavano per andare ad uccidere, anche donne e bambini, partecipando all'assedio di Sarajevo da parte dei serbo-bosniaci, tra il '92 e il '96.
"Ciò che ho appreso, da una fonte in Bosnia-Erzegovina, è che l'intelligence bosniaca a fine '93 ha avvertito la locale sede del Sismi della presenza di almeno 5 italiani, che si trovavano sulle colline intorno alla città, accompagnati per sparare ai civili". Inizia così il documento di 17 pagine, datato 28 gennaio e inviato alla Procura dallo scrittore Ezio Gavazzeni, assistito dagli avvocati Nicola Brigida e Guido Salvini. Di luglio la notizia dell'apertura di un'inchiesta, col pm Alessandro Gobbis che indaga per omicidio volontario plurimo aggravato dai motivi abietti e dalla crudeltà. Quella "fonte", indicata con nome e cognome, "faceva parte dell'intelligence bosniaca".
I racconti di Ezio Gavazzeni
Gavazzeni riporta uno scambio di mail del 2024 in cui l'ex 007 scrive: "Ho appreso del fenomeno alla fine del 1993 dai documenti del servizio di sicurezza militare bosniaco sull'interrogatorio di un volontario serbo catturato (...) Ha testimoniato che 5 stranieri hanno viaggiato con lui da Belgrado alla Bosnia Erzegovina (almeno tre di loro erano italiani)".
All'epoca, ha raccontato, "condividemmo le informazioni con gli ufficiali del Sismi (ora Aisi) a Sarajevo perché c'erano indicazioni che gruppi turistici di cecchini/cacciatori stavano partendo da Trieste".
Coinvolto anche un uomo di Torino
Ci sarebbero stati "un uomo di Torino, uno di Milano e l'ultimo di Trieste", quello milanese era "proprietario di una clinica privata specializzata in interventi di tipo estetico". Per ora agli atti ci sono i documenti depositati dall'autore dell'esposto e nelle prossime settimane il pm, con delega al Ros dei carabinieri, dovrà effettuare verifiche, ascoltando semmai i testi indicati.
Al momento, si fa riferimento a "soffiate" pure sul tariffario dell'orrore: "i bambini costavano di più, poi gli uomini (meglio in divisa e armati), le donne e infine i vecchi che si potevano uccidere gratis". Centrale un documentario, "Sarajevo Safari" del 2022. Il regista Miran Zupanic, segnala Gavazzeni, "ci ha dato le password per accedere alla visione riservata del film (...) posso fornirle al magistrato".
Nel filmato c'è un testimone "anonimo" e "alcune fonti parlano di americani, canadesi e russi, ma anche di italiani, che erano disposti a pagare per giocare alla guerra". I "clienti", ha raccontato l'ex agente segreto, erano "persone molto ricche" che potevano "permettersi economicamente una sfida così adrenalinica". Per il modo in cui "tutto era organizzato, i servizi bosniaci ritenevano che dietro a tutto ci fosse il servizio di sicurezza statale serbo". E con "infrastrutture dell'ex compagnia aerea serba di charter e turismo". Jovica Stanišić, "condannato per crimini di guerra", avrebbe svolto "un ruolo chiave in questo servizio".
I "turisti-cecchini" appassionati di caccia e armi
Stando all'esposto, tra i "turisti-cecchini" c'erano appassionati di caccia e armi, vicini all'estrema destra. E la "copertura dell'attività venatoria serviva per portare, senza sospetti, i gruppi a destinazione a Belgrado". Un ex vigile del fuoco statunitense, volontario nella Sarajevo del massacro (oltre 11mila vittime), ne aveva già parlato nel 2007 nel processo al comandante dell'esercito serbo-bosniaco Ratko Mladic.
"Non mi sembravano persone del posto - ha messo a verbale - il loro modo di vestire e le armi mi hanno fatto pensare che fossero tiratori turistici".














