"Ho superato la detenzione pensando ai ragazzi e agli amici che mi stavano vicino che sapevano conoscendomi che erano accuse folli e infondate". Sono queste le prime parole di Mario Burlò, imprenditore torinese rilasciato dopo una lunga prigionia in Venezuela e atterrato questa mattina all'aeroporto di Roma Ciampino insieme ad Alberto Trentini, anche lui rilasciato dopo la detenzione a Caracas. Burlò ha parlato ai giornalisti presenti allo scalo romano sottolineando: "Sono stato sequestrato come purtroppo moltissimi stranieri che ancora sono lì 94 stranieri di 34 nazionalità differenti in un modo disumano. Violenze fisiche io onestamente non ne ho subite, ma psicologiche sì: non parlare con i propri figli per un anno, la prima chiamata dopo 11 mesi e mezzo. E' difficile per tutti i genitori che mi stanno ascoltando chiedo solo di dare un forte abbraccio ai propri figli è la gioia più grande".
Il volo con a bordo i due italiani è atterrato all'aeroporto di Ciampino questa mattina intorno alle 8. Con loro il direttore dell'Aise, Giovanni Caravelli. Ad accoglierli, oltre alla premier, Giorgia Meloni, il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, la mamma di Trentini, Armanda Colusso e il legale della famiglia, Alessandra Ballerini.
"La prima cosa che mi ha detto è che la detenzione è stata veramente durissima. Mi ha detto: non so che cosa sia Alcatraz, ma immagino che sia qualcosa di molto simile a quello che ho sperimentato io". Comunque lo stato d'animo era "molto reattivo, molto presente a sé stesso, memoria di ferro e molto su di morale", ha affermato ai microfoni dei giornalisti presenti Maurizio Basile, legale di Burlò, prima di incontrarlo a Ciampino.














