Meno due giorni alla manifestazione nazionale, l'iniziativa nata a seguito dello sgombero del centro sociale Askatasuna. La protesta arriva al culmine di una settimana concitata. Sopratutto sul fronte universitario, con Palazzo Nuovo chiuso dal rettorato, con la festa musicale in solidarietà al centro sociale spostata altrove. Una scelta che ha innalzato il livello dello scontro e che ha portato al tentativo di incursione di un piccolo gruppo durante la riunione del Senato Accademico e all'occupazione della sede delle facoltà umanistiche nella serata di ieri.
Confermati i tre cortei
E proprio davanti a Palazzo Nuovo gli organizzatori hanno confermato buona parte delle anticipazioni legate alla manifestazione di sabato. Confermati i tre cortei con partenza da Porta Nuova, Porta Susa e Palazzo Nuovo. Arriveranno manifestanti da tutta Italia - ma anche da Spagna e Francia - e con oltre 200 realtà (da bocciofile, a circoli, a centri sociali, sindacati e partiti) che aderiranno.
Cambio di indirizzo
Ma i tre gruppi confluiranno in piazza Vittorio Veneto anziché in piazza Castello, come precedente previsto. "Ancora non sappiamo quali saranno i percorsi - confermano gli organizzatori -: passerà nella prossimità del centro sociale e poi finirà in corso Regio Parco dove ci saranno i pullman per chi dovrà tornare a casa".
Palazzo nuovo occupato (ma con esami)
Intanto confermata dagli studenti la volontà di continuare l'occupazione di Palazzo Nuovo con attività all'interno e senza bloccare la sessione esami. Questa sera si terrà un concerto, domani alle 18 è atteso un incontro con Patrick Zaki.
Nessun riferimento infine sulle perquisizioni di questa mattina. Nessuna misura cautelare emessa, ma solo alcuni abiti che sarebbero stati prelevati come prova di partecipazione alla manifestazione del 20 dicembre, poi sfociata in scontri.
"Siamo in un momento in cui il dissenso viene represso - commentano gli organizzatori - quando le persone scendono in piazza per protestare contro gli scempi a cui stiamo assistendo, un genocidio che va avanti da due anni, la precarietà crescente, la devastazione ambientale, la risposta che ricevono è sempre la stessa: repressione. La gente è stufa e vuole scendere in piazza".
Avs: “Ci saremo"
Conferma la presenza anche il gruppo politico di Alleanza Verdi e Sinistra.
"Ci saremo per ribadire la nostra opposizione all’atto di forza con cui è stato sgomberato lo spazio di corso Regina 47, militarizzato un intero quartiere e fermato il percorso della città per il pieno riconoscimento di quel luogo come bene comune - commentano il Vicecapogruppo di AVS alla Camera, Marco Grimaldi, il responsabile nazionale movimenti di Sinistra Italiana, Luca Blasi, la Capogruppo di AVS alla Regione Piemonte, Alice Ravinale, e i consiglieri di Sinistra Ecologista al Comune di Torino, Sara Diena ed Emanuele Busconi - ci saremo contro il pugno duro di un Governo che ha dichiarato guerra a tutti gli spazi sociali autogestiti presenti sul territorio nazionale, che conduce dal primo giorno una battaglia contro gli ultimi: chi non ha casa, i migranti, i lavoratori sfruttati, e contro chiunque alzi la testa in difesa di una società giusta”.
L’auspicio, per il partito, è che l’iniziativa si possa svolgere senza provocazioni e tensioni: “Siamo certi che tutta la società civile torinese che crede nella Costituzione e nell'antifascismo saprà non rimanere in silenzio e non farsi intimidire da chi vuole svuotare le piazze”.
Sarà presente anche una delegazione di Euskal Herria Bildu dai Paesi Baschi, partito politico che fa parte del gruppo europarlamentare The Left.
FI: “Se partecipano politici chiederemo dimissioni"
Dall’altro lato della barricata Forza Italia si scaglia invece contro l’occupazione definendolo “un atto di prepotenza” che nasce per "solidarizzare con gli ambienti dei centri sociali, dell’eversione e di Askatasuna”.
"Il no a modificare il corteo, espresso questa mattina da Askatasuna, dovrebbe convincerci definitivamente che non esiste dialogo con chi non ne conosce nemmeno il significato - commentano il senatore Roberto Rosso e Marco Fontana, segretari provinciale e cittadino di Forza Italia a Torino i quali, annunciano, chiederanno le dimissioni degli esponenti politici che parteciperanno alla mobilitazione di sabato.














