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Politica | 10 febbraio 2026, 18:48

Case occupate, il nodo degli alloggi recuperati e mai assegnati. Scontro in Circoscrizione 6

ATC presenta i dati sugli abusivi, mentre politica e residenti si confrontano su tempi, responsabilità e gestione degli appartamenti vuoti

Immagine d'archivio

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Il tema delle occupazioni abusive torna al centro del dibattito in Circoscrizione 6, accendendo il confronto tra ATC, forze politiche e residenti. A riaprire la discussione sono i dati illustrati dal presidente dall'ente, Maurizio Pedrini, che fotografano una situazione ancora critica, ma che verrebbe considerata complessivamente migliore rispetto a quella di molte altre città italiane.

Nel dettaglio, le occupazioni abusive sul territorio torinese sono complessivamente 111. La Circoscrizione 6 ne conta 34, lo stesso numero registrato in Circoscrizione 5. Numeri che restano elevati e che ATC non riterrebbe soddisfacenti, ma che, secondo l’ente, risulterebbero comunque più contenuti se messi a confronto con il contesto nazionale.

I numeri di ATC e il nodo degli alloggi vuoti

Secondo ATC, uno dei principali problemi riguarderebbe il periodo che intercorre tra il recupero degli alloggi e la loro assegnazione. Una finestra temporale in cui gli appartamenti resterebbero vuoti e diventerebbero più facilmente oggetto di nuove occupazioni.

"L’impegno di ATC nella lotta alle occupazioni abusive, condizionato alla collaborazione con le realtà istituzionali circoscrizionali, ha portato a risultati davvero rilevanti – ha spiegato il presidente Pedrini – La situazione è lievemente diversa nella Circoscrizione 6: oggi sono 34 le occupazioni abusive, a pari merito con la Circoscrizione 5, mentre nel totale della città sono 111. Possono sembrare numeri elevati e non ci soddisfano, ma in relazione alla situazione generale delle altre città italiane Torino ha dati migliori".

Il presidente di Atc ha poi chiarito uno degli aspetti più critici del sistema: "Gli alloggi recuperati devono aspettare un periodo di tempo in cui sono vuoti prima delle assegnazioni e spesso gli occupanti ne approfittano di questo periodo per insediarsi illegalmente, delineando una situazione non semplice".

Il caso di via Bologna

Tra gli interventi più delicati rientrerebbe il complesso di via Bologna, indicato come uno dei casi più complessi sul territorio. In quell’area, due appartamenti sono stati recuperati, mentre uno risulta ancora occupato. "Tra gli interventi più significativi c'è il complesso di via Bologna, dove abbiamo recuperato due appartamenti su tre occupati – ha precisato Pedrini – L’attenzione è massima e facciamo tutto ciò che possiamo fare. Purtroppo la soluzione non è sempre a portata di mano, perché bisogna coordinare interventi di diverse istituzioni. Non tutti i casi sono semplici e serve, caso per caso, la giusta sensibilità".

Proprio il caso di via Bologna avrebbe contribuito ad accendere lo scontro politico. La capogruppo di Fratelli d’Italia in Circoscrizione 6, Verangela Marino, ha descritto una situazione che, a suo giudizio, sarebbe ormai fuori controllo. "La famiglia di via Bologna che ancora occupa l’alloggio abusivamente funge ormai da base per tutti i nomadi che si mobilitano nelle zone limitrofe. Sappiamo che non è responsabilità di ATC, ma dobbiamo dare risposte ai cittadini che risiedono in quel complesso e chiedono lo sgombero e la riqualificazione di un quartiere che ormai è praticamente diventato un campo nomade".

La voce dei residenti di via Gallina

Al centro del dibattito restano anche le testimonianze dirette dei residenti. Monica Galuzzi, che vive nel complesso di via Gallina, ha raccontato una situazione che continuerebbe a generare disagi e tensioni. "Nel complesso di via Gallina abbiamo, oltre agli zingari abusivi, altre persone che sono seguite dai servizi sociali, i quali si precipitano come corvi in alcuni casi ma quando li chiamiamo noi non vengono mai. Abbiamo anche raccolto delle firme, ma nessuno, neanche l’amministratore, ci dà risposte su questa situazione".

Secondo la residente, uno dei problemi principali sarebbe legato agli alloggi sgomberati e mai realmente rientrati nel circuito delle assegnazioni. "Vediamo case e alloggi devastati dopo gli sgomberi, ma anche alloggi nuovi. Per esempio, da noi in via Gallina ce ne sono di nuovi appena risistemati, ma non vengono assegnati. Infine, non ci sono solo rom abusivi, ma anche italiani che vivono in condizioni pessime, con muffa e altri problemi strutturali".

Il PD attacca su tempi troppo lunghi

Dal fronte del Partito Democratico, la capogruppo in Circoscrizione 6 Isabella Martelli ha difeso il lavoro dei servizi sociali e ha richiamato l’attenzione su criticità che, negli ultimi anni, sarebbero aumentate. "Ho sentito parlare male degli assistenti sociali, a cui dobbiamo però rispetto, visto che è un ente con cui collaboriamo spesso. È noto che le occupazioni maggiormente presenti nella nostra Circoscrizione sono aumentate in modo esponenziale negli ultimi anni".

Secondo la capogruppo, il fatto che gli alloggi recuperati restino spesso vuoti o non messi subito in sicurezza contribuirebbe ad alimentare malumori tra i residenti e ad allungare i tempi delle assegnazioni. "Se ci sono le case, devono essere distribuite subito", ha aggiunto.

La replica di ATC: "Non abbiamo poteri di forza pubblica"

A chiudere il confronto è stata la replica del presidente Pedrini, che ha ribadito limiti e competenze di ATC e la complessità dei singoli casi. "Via Bologna ha un caso particolare di signori anziani con patologie e siamo in attesa di operazioni fatte in modo sicuro per risolvere il problema. Quando si parla di case popolari bisognerebbe farlo conoscendo come funziona il sistema: ATC amministra, ma non ha potere di forza pubblica e può al massimo sensibilizzare le istituzioni competenti per intervenire".

Pedrini ha poi ricordato che, dopo gli sgomberi, entrerebbero in gioco anche i servizi sociali: "Gli abusivi, teoricamente, dopo lo sgombero non vanno per strada. Intervengono gli assistenti sociali, che propongono sistemazioni alternative non sempre accettate".

Infine, il presidente ha chiarito il meccanismo delle riassegnazioni e ha rilanciato la necessità di una revisione normativa: "Il tempo di ristrutturazione degli alloggi è variabile e dipende dalle condizioni in cui li troviamo. Non appena i lavori vengono ultimati, contattiamo immediatamente il Comune per comunicare che sono liberi. È poi l’amministrazione comunale che assegna gli alloggi. Auspichiamo un rinnovamento del regolamento normativo di questo sistema di gestione, per avere più controllo e muoverci in un quadro capace di dare risposte concrete".

Marco D’Agostino

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