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Al Direttore | 27 aprile 2026, 12:01

L’alternativa alla ‘piombite’: la proposta di Lac Pinerolo

L’associazione interviene sulla richiesta di un piano di contenimento urgente del lupo

L’alternativa alla ‘piombite’: la proposta di Lac Pinerolo

Riceviamo e pubblichiamo la lettera di Lac Pinerolo.

Eravamo presenti anche noi ‘lupisti’ della Lac e di altre associazioni all’incontro di sabato 11 aprile organizzato dalle associazioni per la difesa della cultura rurale all’hotel Barrage di Pinerolo, contribuendo, nostro malgrado, a riempire una sala altrimenti per nulla affollata.

Avevamo un pregiudizio, suggerito dalla stessa stampa locale con un articolo di promozione dell’incontro e ne abbiamo trovato tutte le giustificazioni a supporto: uccidere i lupi sparando è una decisione, ma non l’unica decisione possibile.

Crediamo che si sia deciso di ricorrere agli abbattimenti di contenimento perché è l’azione più sbrigativa, economica, rapida, di maggiore efficacia comunicativa.

Abbiamo letto che sorvegliare gli animali giorno e notte invece che lasciarli all’aperto giorno e notte, accuditi solo dai cani, distrae dalle altre attività di conduzione dell’azienda: allora è una scelta per risparmiare sui costi d’impresa.

Abbiamo ascoltato che il problema non è solo il lupo, ma ad esempio sono le reti elettrificate distribuite in misura insufficiente, metà metratura di quanta sarebbe necessaria: allora è un problema di gestione degli aiuti agli allevatori.

Abbiamo colto la critica per le greggi di centinaia di capi lasciate in alpeggio dai grandi allevatori e sorvegliate solo qualche volta a stagione, ovvia facile preda di lupi: allora è un problema di regolamentazione della monticazione in alpeggio (e dei relativi incentivi economici).

Abbiamo udito che il lupo costringe gli allevatori a mantenere anche cani da guardiania per prevenire gli attacchi del lupo oltre ai cani da girata e che ciò costa mille euro all’anno per ogni cane tra spese per veterinario e crocchette: allora anche questa è una scelta per risparmiare sui costi d’impresa.

 Abbiamo visto numeri e grafici di presunti ferimenti per aggressioni di lupi a persone, incluso il caso di giornata del ferimento al naso di un ragazzo a Rovereto, la cui attribuzione all’azione di un lupo è stata messa in dubbio il giorno successivo dal Dipartimento Protezione civile-foreste e fauna della Provincia di Trento, permettendoci di dubitare di alcune fotografie di graffi apparentemente poco compatibili con una aggressione da lupo.

Abbiamo udito che abbattere annualmente una quota di lupi eviterebbe gli atti di bracconaggio ai loro danni: allora è un problema di scarsa vigilanza e si dovrebbe aumentare la presenza di guardie sul territorio per prevenirli.

Abbiamo ascoltato la denuncia del presunto sperpero di denaro per le ricerche sul lupo, ma su questo non abbiamo nozioni per commentare se non affermando con certezza che la nostra associazione Lac non ha beneficiato in alcuna misura.

Quello che non abbiamo udito invece è che il lupo è un predatore formidabile, nella cui dieta compare il cinghiale in primis e il capriolo a seguire, due ungulati a cui il mondo agricolo attribuisce devastazioni alle coltivazioni, che dovrebbe quindi apprezzare l’azione di contenimento attuata dal lupo

Non abbiamo udito che l’ultima uccisione documentata con vittima umana in Italia risale all’800, che le aggressioni che si verificavano in epoca pre-industriale accadevano in contesti totalmente diversi da quelli attuali, su montagne fortemente antropizzate, deforestate, con basse popolazioni di ungulati, sulle quali uomini e lupi davvero lottavano per il cibo sul medesimo territorio, senza poi considerare la diffusione allora della rabbia silvestre che rendeva gli animali particolarmente aggressivi e le ferite mortali a causa della trasmissione del virus.

Non abbiamo udito che casi recenti di aggressioni sono spesso da attribuire a soggetti fortemente abituati alla presenza umana, quindi molto confidenti, tanto da indurre perlomeno il sospetto, quando non provato il fatto, che si trattava di soggetti allevati o nutriti artificialmente.

Non abbiamo udito che il rischio zero non esiste per nulla, che se valutassimo le emergenze in funzione del numero di vittime, forse dovremmo valutare le dodici persone uccise da fucilate in incidenti di caccia durante l’appena trascorsa stagione venatoria (da fonti di cronaca), ma sarebbe benaltrismo e quindi andiamo oltre.

Andiamo oltre concludendo che c’è sempre una scelta diversa, che noi auspichiamo anche se più complicata, perché uomini lupi e animali hanno tutti diritto di essere tutelati e lo si può fare senza sparare.

Lettera firmata

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