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Economia e lavoro | 30 maggio 2026, 07:35

Crisi e costi dell'energia: le aziende artigiane piemontesi lottano anche contro chi non concede prestiti

Torna a farsi difficile per le piccole e medie della regione ottenere credito dagli istituti bancari: nel 2025 il calo è stato del 3,6%

Resta complesso il rapporto tra le aziende e il credito

Resta complesso il rapporto tra le aziende e il credito

Non bastasse la crisi internazionale e le fiammate sui costi e sull'energia, le imprese del mondo artigiano devono fare i conti pure con il mondo del credito. Un mondo in cui i cordoni della borsa si fanno sempre più stretti per le aziende. Una nuova fase di contrazione monetaria che segue quella del 2022 (e di cui non si sono ancora placati gli effetti, peraltro).

Calano i prestiti alle piccole e medie

E' quanto emerge dall’analisi effettuata dall’Ufficio Studi di Confartigianato Imprese su dati della Banca d’Italia, che ha esaminato le erogazioni effettuate alle attività produttive del Piemonte tra l’ultimo trimestre 2025 e il primo del 2026. In Piemonte, in particolare, nel 2025 si rileva una diminuzione dei prestiti alle piccole e medie imprese del 3,6% (mentre per il totale delle aziende il trend è di -0,2%. Quasi nullo). Una condizione che colloca la nostra regione in una posizione leggermente migliore rispetto a Lombardia con il -4,2%, Veneto con il -4,9% e Toscana con il -5,8%. Ma che di certo non può consolare o far sorridere.

Tassi di interesse 

Soprattutto per quanto riguarda i tassi di interesse: a dicembre 2025 tasso pagato dalle imprese per l’Italia è di 189 punti base superiore al livello di giugno 2022. A livello regionale i divari superiori alla media sono i 298 punti base della Valle d’Aosta, i 210 punti del Veneto, i 201 punti del Piemonte, i 200 punti della Lombardia, i 198 punti della Liguria ed i 192 punti del Friuli-Venezia Giulia. "Una situazione nella quale si trovano, ormai da decenni, soprattutto le piccole realtà produttive del Piemonte, costantemente alle prese con condizioni di accesso ai finanziamenti molto difficoltose, se non impossibili", dicono da Confartigianato.

 Il TAE (Tasso annuale effettivo) medio applicato alle imprese piemontesi, risulta essere del 5,13% contro il 4,95% nazionale. Al primo posto la Calabria con un TAE del 6,81% mentre la regione con il tasso di credito più vantaggioso per le imprese risulta essere l’Emilia-Romagna con il 4,43%. Tra i vari settori il denaro più costoso è quello richiesto dalle imprese piemontesi delle Costruzioni con il TAE al 6,69% (prima la Valle d’Aosta con 7,67 e ultima è il Trentino con il 5,23% contro una media nazionale del 6,04%.

Meno cari i prestiti alle Imprese dei Servizi; una attività piemontese paga un TAE del 5,04% (prima la Calabria con l’7,74% e ultima sempre l’Emilia-Romagna con il 4,63%, contro una media nazionale del 5,12%). I “più convenienti” sono i prestiti verso il Manifatturiero esteso; le realtà piemontesi pagano un interesse del 4,97% contro il 5,63% del Molise e il 3,90% del Trentino e una media nazionale del 4,59%.

Felici: "Le banche si dedicano più alla finanza che al credito"

La ripresa del credito in Piemonte, così come nel resto del Paese, continua a mostrarsi debole e poco uniforme, con le micro e piccole imprese che subiscono ancora il peso degli alti costi dei finanziamenti e della mancanza di una reale spinta alla crescita - dichiara Giorgio Felici, Presidente di Confartigianato Imprese Piemonte -. A fronte di Istituti di Credito sempre più versati all’attività finanziaria (i bilanci sempre più corposi danno loro ragione: c’è da riflettere sul fatto che questi crescano col progressivo atrofizzarsi dell’economia reale) le imprese artigiane sono sempre meno interessate ad investire. In fondo perché dovrebbero, visto il palese retrocedere dello Stato dal ruolo di garante, soprattutto in materia fiscale, come abbiamo visto col tira e molla sul bonus innovazione. Per non parlare del fatto che l’economia è così stagnante e la predazione fiscale così insensata da portare famiglie ed imprese a chiedere prestiti per pagare le tasse e far fronte al quotidiano più che per fare sviluppo”.

Inutile parlare di innovazione e crescita – conclude Felici quando il sistema creditizio è ingessato dai parametri di Basilea creati ad arte per allontanare il credito dall’economia reale. Lo Stato, posto che sia ancora in condizione di esplicare il suo ruolo di garanzia ed equilibrio, dovrebbe entrare in modo serio e attivo sul credito, non solo a supporto delle banche. La situazione rimane quindi delicata sia per gli imprenditori che hanno bisogno di credito per investire e crescere, sia per le famiglie che ricorrono ai finanziamenti per affrontare mutui e spese quotidiane”.

Massimiliano Sciullo

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