Sei mesi di attesa dopo la raccolta firme e ora arriva la risposta del Comune. L'ex scuola di corso Francia 377 potrebbe diventare un nuovo spazio di aggregazione per il territorio. È quanto emerso durante la discussione della petizione presentata dai cittadini in Municipio, dove l'amministrazione ha confermato la volontà di destinare l'edificio a funzioni sociali attraverso un percorso partecipato basato sul regolamento dei beni comuni.
Oltre 600 i firmatari della petizione
Ad aprire il confronto è stata la signora Maria Antonietta, prima firmataria tra le 613 sottoscrizioni della petizione, che ha descritto un quartiere privo di spazi di aggregazione. Ha ricordato come il centro d'incontro di via Vipacco, distrutto da un incendio ormai quasi quindici anni fa, non sia mai stato ricostruito, lasciando un'area oggi abbandonata tra vegetazione incolta, degrado e la presenza di topi. Una situazione che, secondo i promotori, priva l'Aeronautica di un punto di riferimento per cittadini, famiglie e associazioni.
Al centro della richiesta c'è proprio l'ex edificio scolastico di corso Francia 377, inutilizzato da circa un anno. L'obiettivo dei firmatari è trasformarlo in una casa del quartiere o in un centro polifunzionale capace di ospitare attività sociali, culturali e aggregative.
Tra le richieste avanzate anche quella di organizzare al più presto un sopralluogo all'interno della struttura, per verificarne lo stato di conservazione e capire quali interventi sarebbero necessari. Dalle segnalazioni dei promotori della raccolta firme, alcune aree dell'edificio apparirebbero in condizioni migliori rispetto ad altre: il cortile, dotato di tavoli e panchine, e la palestra sembrerebbero già recuperabili con interventi limitati, mentre la porzione affacciata su via Rieti darebbe invece l'impressione di essere più deteriorata. Un'altra parte dell'immobile risulterebbe inoltre murata per la presenza di amianto.
Le parole dell'assessore Salerno
La prima risposta è arrivata dall'assessora alle Politiche educative Carlotta Salerno, che ha chiarito come la scuola non sia formalmente abbandonata, ma ancora in carico all'istituto scolastico per consentire il completamento del trasloco. L'assessora ha ricostruito anche il complesso iter amministrativo che ha interessato i lavori, tra ricorsi, autorizzazioni ministeriali e il subentro della ditta incaricata.
"La volontà, fin dall'inizio, è sempre stata quella di trovare per la scuola una destinazione sociale, cioè un'apertura al territorio", ha spiegato Salerno. L'assessora ha però precisato che questo obiettivo non può tradursi automaticamente nell'assegnazione dell'immobile, anche perché una concessione pluriennale tradizionale rischierebbe di non trovare soggetti in grado di sostenere la gestione di una struttura di queste dimensioni.
Per questo motivo Palazzo Civico ha scelto un'altra strada. L'edificio sarà inserito tra i beni comuni della Città e sarà pubblicato un avviso pubblico che consentirà alle associazioni interessate di partecipare a un percorso di coprogettazione. "La volontà è quella di creare un polo aggregativo", ha ribadito Salerno, spiegando che non si tratterà di una competizione tra associazioni, ma di un percorso cooperativo in cui più realtà del territorio potranno lavorare insieme per definire utilizzi, spazi, orari e modalità di gestione.
Obiettivo restituire l'immobile al territorio
L'assessora ha inoltre chiarito che i sopralluoghi richiesti dai cittadini saranno previsti nell'ambito dell'avviso pubblico e che il percorso dovrebbe partire già da settembre. L'immobile resterà comunque nell'ambito delle Politiche educative e giovanili, con particolare attenzione alle attività rivolte a bambini, famiglie e giovani.
A intervenire anche la vicesindaca Michela Favaro, che ha sottolineato il valore della mobilitazione nata dal basso. "Il fatto che ci sia stata un'iniziativa dei cittadini per prendersi cura di un pezzo di città è per noi prezioso", ha affermato.
Favaro ha spiegato che lo strumento dei beni comuni consente una gestione aperta e partecipata, diversa dalle tradizionali concessioni esclusive. Attraverso tavoli pubblici di coprogettazione, ai quali potranno partecipare amministrazione, Circoscrizione, associazioni e cittadini, sarà possibile adattare nel tempo le attività alle esigenze del quartiere. "È un percorso aperto, che permette di leggere di volta in volta le esigenze del territorio e definire le attività che meglio si adattano", ha concluso la vicesindaca.














