Ha reso l’interrogatorio il giovane 26enne fermato ieri sera con l’accusa di aver ucciso il 39enne trovato fatto a pezzi e chiuso in sacchi neri in un appartamento di via Gulli, in borgo Vittoria.
In oltre un’ora e mezza nell’udienza di convalida del fermo per omicidio e soppressione di cadavere, assistito dall’avvocato Wilmer Perga, il giovane ha ripetuto il racconto di quello che aveva già detto ieri alla polizia che lo aveva sentito dopo il ritrovamento del cadavere.
La droga e la lite il giorno dopo
Il giovane avrebbe raccontato che insieme alla professoressa, che abita nella casa dove il corpo della vittima è stato trovato, e a un’altra persona, un filippino (non una 22enne come era emerso in un primo momento, ndr) entrambe sottoposte a fermo nella serata di ieri per favoreggiamento e occultamento di cadavere, avrebbero fatto uso di alcool e diverse droghe per ore fino all’arrivo dello spacciatore, la vittima.
Sempre secondo il racconto, la mattina successiva al risveglio qualcuno gli avrebbe detto che il 39enne gli avrebbe rubato dei soldi, quindi sarebbe nata una violenta litigata a cui sarebbe seguita una colluttazione. Il racconto si fa più confuso quando il gip gli chiede se è lui che ha soffocato la vittima. A quel punto, infatti, secondo quanto si è appreso, il 26enne si sarebbe preso la testa tra le mani, dicendo di non ricordare cosa è successo, aggiungendo però che dopo aver tentato di rianimare la vittima per due ore, accortisi che ogni tentativo era inutile hanno pensato di disfarsi del cadavere. L’intenzione era quello di buttare il corpo a pezzi in un lago o in un fiume “per farlo scomparire”, per questo sono stati comprati sacchi neri, candeggina e telo.
La confessione alla madre
A un certo punto, però, avrebbe detto il giovane, “non c’è l’ho più fatta e per questo ho chiamato mia madre a cui ho raccontato l’accaduto, dicendogli di chiamare la polizia”.
Gli altri interrogatori
Al termine dell’udienza, il giudice si è riservato la decisione. Successivamente, sono state interrogate anche le altre due persone coinvolte nella vicenda. A quanto si è preso la professoressa si sarebbe avvalsa della facoltà di non rispondere mentre il filippino avrebbe negato di aver partecipato al delitto, cosa che peraltro avrebbe confermato anche il ventiseienne durante l’interrogatorio.














