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Scuola e formazione | 04 novembre 2026, 12:20

Gli studenti torinesi riempiono le sale per "Se domani non torno": "Da questa tragedia facciamo fiorire il cambiamento"

L'anteprima del film tratto dal libro di Gino Cecchettin coinvolge le scuole di tutta Italia

Gli studenti torinesi che martedì 3 novembre hanno riempito le sale dei cinema Fratelli Marx, Due Giardini, Romano, Reposi, UCI Cinemas Lingotto e Ideal Cityplex, durante la visione del film “Se domani non torno” si sono stretti idealmente attorno a Gino Cecchettin ed alla sua famiglia.

La pellicola infatti, proiettata in anteprima nazionale per le scuole, non si è limitata a raccontare della scomparsa di Giulia, avvenuta 11 novembre del 2023, ma ha catapultato gli spettatori nella quotidianità di un padre e dei suoi figli, che conducono una vita normale, sebbene ci sia sullo sfondo l’ombra della recente morte della madre. Tutto scorre serenamente fino a che la scomparsa di Giulia diventa sempre più ingombrante ed insopportabile, riempiendo ogni spazio. Il film indaga proprio quell’assenza, talmente ingombrante da diventare quasi tangibile e quell’angoscia e quel dolore che in modo efficace i protagonisti del film mettono in scena, ma soprattutto pone sotto i riflettori la loro voglia di non lasciarsi schiacciare dalla tragedia, accettando che la morte di Giulia diventi il solito caso mediatico e che la narrazione venga stravolta da luoghi comuni e falsi clichè.

“Se domani non torno” infatti non è incentrato sulla morte di Giulia, ma sulla sua famiglia e sulla volontà dei suoi cari di non chiudersi nel proprio dolore, ma di trasformarlo in strumento di consapevolezza, impegno civile e cambiamento.

Questo è stato evidente anche nella scelta di Gino Cecchettin di incontrare gli studenti che nelle diverse sale, alla fine della proiezione si sono collegati in streaming con lui, con l’intero cast, con la regista Paola Randi e con Guglielmo Marchetti che ha prodotto il film per Notorious Pictures e che con il suo intervento ha dato inizio alla discussione.

"È stata la proiezione più emozionante della mia carriera – ha esordito Guglielmo Marchetti, - faccio questo lavoro da 35 anni e stare insieme a voi ed a 70.000 ragazzi come voi sparsi in tutta Italia è stato il coronamento di un sogno".

"Se avete provato anche voi un’emozione e parlo soprattutto ai maschi, se avete sentito qualcosa nel cuore, portatela fuori da questo cinema, portatevela a casa, portatela in famiglia, ai vostri fratelli, sorelle, cugini, a scuola ai vostri amici, ai vostri professori continuate a fare rumore".

“Se domani non torno” tratto dal libro "Cara Giulia. Quello che ho imparato da mia figlia" scritto da Gino Cecchettin con Marco Franzoso (Rizzoli) è un film necessario, che parla direttamente ad ognuno poiché come ha sottolineato la regista Paola Randi, quella di Giulia è una storia che ci riguarda tutti ed è per questo che l’assassino rimane una presenza muta, identificarlo è dare a lui la colpa e in qualche modo equivale ad assolvere la società e tutti noi. Tuttavia, come ha spiegato la regista, "la società è fatta da tutti noi, ognuno di noi può fare qualcosa per cambiarla e trasformarla".

"Ci interessava raccontare la storia di chi resta e di cosa è successo - ha continuato la regista - e Gino e la sua famiglia sono un esempio positivo: sono riusciti a trarre da qualcosa di così sconvolgente la forza per regalarci un impegno civile che potrebbe davvero cambiare le cose. Speriamo che un giorno non ci sia bisogno di fare film come questi".

La forza con cui “Se domani non torno” è arrivata ai ragazzi non si è percepita solo nell’attenzione con cui hanno seguito la proiezione, ma anche dalle discussioni nate dopo la visione, così come si percepisce dalle parole di Miriam del Liceo Scientifico Volta di Torino che ha fatto riecheggiare le parole della poesia dell’attivista peruviana “se devo essere io la prossima voglio essere l’ultima” e ha sottolineato l’empatia provata e il bisogno che sia la scuola ad occuparsi anche dell’educazione sessuo-affettiva dei ragazzi: "è importante partire dall’educazione al consenso, è importante insegnare a poter dire di no e preoccuparsi, quando ci si avvicina a qualcuno che anche dall’altra parte ci sia consenso".

I compagni Alessandro e Niccolò hanno invece riflettuto, uno su quanto un film del genere porti alla riflessione e a mettere in discussione le proprie azioni e i propri comportamenti, mentre l’altro si è soffermato su quelle scene in cui, rompendo la quarta parete, gli attori ed in particolare Elena, guardavano il pubblico dritto negli occhi, parlando direttamente ad ognuno e suscitando dunque forti emozioni.

Il film tuttavia, come ha evidenziato Gino Cecchettin, vuole anche essere un invito rivolto ai giovani a sognare e ad inseguire i propri obiettivi proprio come faceva Giulia che di lì a poco si sarebbe dovuta laureare in bioingegneria: "la vita continua e ci dà tantissime opportunità, l’importante è coglierle e saper sognare, sognare in grande: vi abbiamo raccontato una storia, da quella storia tragica vorrei far nascere un seme e sta a voi farlo fiorire".

Maria La Calce

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