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Economia e lavoro | 17 febbraio 2020, 09:40

2020, aumentano le compravendite immobiliari a Torino: ma i prezzi restano ancora bassi

Il capoluogo piemontese, solo a inizio d’anno, per la zona del Centro Storico, ha già registrato più di 5.000 annunci tra le proposte di affitto e vendita

2020, aumentano le compravendite immobiliari a Torino: ma i prezzi restano ancora bassi

Le compravendite immobiliari nella città di Torino sono in aumento. Il capoluogo piemontese, solo a inizio d’anno, per la zona del Centro Storico, ha già registrato più di 5.000 annunci tra le proposte di affitto e vendita.

In totale, rispetto al territorio di tutta la provincia, la città, con circa 74.000 offerte, rappresenta quasi il 40% dell’interesse immobiliare complessivo. Un dato importante, dunque, che secondo le indicazioni ufficiali dell’OMI evidenzia prezzi piuttosto bassi, soprattutto se a paragone con altre città italiane, come Milano.

Il costo immobiliare medio del capoluogo piemontese

Per la compravendita, considerato l’intero territorio torinese, il prezzo per m² oscilla tra i 900 € e i 3.500 €; per l’affitto si trovano prezzi compresi tra i 4,7 € e i 13 €/ m² mensili.

Questi dati indicano costi variegati tra le varie zone della città, dove il prezzo medio di un appartamento in vendita è pari a circa 1.750 €/m². Gli intervalli registrati indicano, infatti, minimi di 900 € e massimi di 2.400 €/m²: una stima che rappresenta il 52% in meno rispetto alle soglie del capoluogo lombardo. Oltre queste spese, vanno ovviamente considerati i costi del notaio per l'acquisto di casa a Torino.

Gli immobili in vendita a Torino: prezzi per zone e tipologia abitativa

Considerato l’intero panorama degli immobili in vendita a Torino, negli ultimi tre mesi, l’andamento dei costi ha visto un leggero aumento. Tra le varie tipologie abitative, il pentavani ha ottenuto la quotazione migliore dell’ultimo periodo, toccando un aumento del 10,06%. Il maggior deprezzamento, al contrario, ha riguardato le case singole con una diminuzione dell’1% nello stesso periodo.

Gli attici in vendita fanno spendere in media 2.450 €/m², se in affitto circa 10 €/m² al mese. Acquisti in aumento per il bivano con soglie di 1500 €/m² e un +3,20% negli ultimi 90 giorni, superato dalle villette a schiera che segnano un +3,29% da 2.200 €/m². Migliorata sensibilmente anche la quotazione di monolocali e mansarde con rispettivi +0,70% e +0,45%, e prezzi di 1.750 €/m² per gli uni e 2.150 €/m² per le altre.

Quanto ai locali commerciali, il costo si aggira intorno ai 1.300 €/m² con un aumento di +1,41%.

I risultati delle ultime rilevazioni sulla domanda di mercato, e la singola disponibilità di spesa dell’anno 2019, dicono che il trilocale è sul podio delle preferenze con il 40%, seguito dal bilocale e quadrivani, con il 25% e il 23%. Le offerte più presenti nell’area di vendita riguardano, invece, il trilocale e il bilocale con soglie del 35,2% e quasi 34%.

La maggioranza dei potenziali acquirenti è disposta a spendere non più di 120.000 €, seguita da chi raggiunge soglie più alte tra i 130 e i 150.000 € con massimi di 170.000 €.

Nel cuore della città, il mercato immobiliare mostra sempre segni di dinamicità. Particolarmente gradito agli studenti universitari, è un polo di mobilità agevolato dalla presenza della metro. In questa zona, un bilocale costa circa 650 €/mese con minimi di 500 €/mese; un posto letto varia dalle 300 € alle 400 €/mese. Per soluzioni abitative signorili, come palazzi d’epoca, si sono avviati lavori di ristrutturazione con il compito di riqualificare l’area urbana. In questo caso le soglie di spesa raggiungono anche le 7.000 €/m².

Nelle zone di Via Lagrange, Piazza Bodoni e Via della Rocca con Via Roma, gli investitori in cerca di piccole unità da mettere a reddito, sono disposti a spendere tra i 50 e i 250.000 € e spesso, per evitare rischi d’insolvenza, preferiscono acquistare case già in affitto.

La vera causa dei prezzi ancora bassi delle case di Torino

Nonostante i sensibili aumenti rilevati, i prezzi delle case di Torino, in vendita e in affitto, mostrano una certa distanza con altre realtà metropolitane. I dati dell’ufficio studi di Abitare Co hanno mostrato un 2019 positivo rispetto al passato, ma in città come Roma, Bologna, Genova, Firenze, le percentuali di crescita sono notevolmente più elevate.

A cosa si deve questo stacco? Al nodo scoperto delle aree cantierate.
I cantieri ancora aperti, infatti, deprezzano gli immobili nelle immediate vicinanze. A Nizza Millefonti, ad esempio, il cantiere del Palazzo della Regione e quello del prolungamento della metro verso Piazza Bengasi hanno fatto scendere del 4,5% il valore delle unità immobiliari. In zona Lingotto, il calo è stato del 3,5% per la stessa ragione.

Non rende migliore la situazione, il caso della palazzina di Via Giordano Bruno Ex Moi, collocata al centro di un progetto comunale che mira a dare ai migranti una vita più dignitosa di quella attuale.

Per quanto i cantieri testimonino un lodevole impegno alla riqualificazione urbanistica, non si può non rilevare che rappresentano una delle maggiori cause di diminuzione di reddito derivante da affitto e vendita. C’è da auspicare che i lavori in previsione vengano completati il prima possibile, per evitare ulteriori danneggiamenti.

In quanto tempo si vende una casa a Torino?

Un altro tema scottante del capoluogo piemontese riguarda i tempi di vendita di un’abitazione. La risposta a tale quesito si lega a diversi fattori: tutti parimenti importanti. Prendendo spunto dall’esempio di un appartamento nuovo in centro, con un indice medio di commerciabilità e un costo di circa 4.500 €/m², i tempi di vendita potrebbero aggirarsi anche intorno ai 9 mesi di attesa.

Questo tetto si riduce a 6 mesi per la vendita di appartamenti signorili con indici di commerciabilità più alti. Nella zona industriale del torinese, Mirafiori, torna la soglia dei 9 mesi per vendere un locale abitativo nuovo al prezzo di circa 2.500 €/m².

Le case di tipo economico, che costano circa 1200 €/m², vengono vendute anche dopo un anno.

Che cosa vuole chi acquista casa a Torino

Per quanto possa sembrare strano, i dati sulle vendite degli ultimi anni indicano una domanda in crescita di soluzioni abitative da acquistare sempre più personalizzate. Non di rado, infatti, gli utenti chiedono spazi condivisi con altri condomini, oppure la presenza di aree destinate al wellness all’interno della stessa unità.

Le richieste classiche, invece, restano tuttora ancorate alle soluzioni per famiglie con i trilocali e le villette in testa.

Quanto costa una casa a Torino periferia

Chi desidera acquistare una casa a Torino può favorire l’idea di vagliare un buon quartiere periferico. Tra le opzioni disponibili, una delle più accreditate è quella di Borgata Lesna, che negli ultimi anni sta incrementando i tassi di vendita grazie a un’offerta di mutuo più vantaggiosa che altrove. Per gli acquisti di prima casa, in particolare, si trovano molte possibilità tra bilocali e trilocali, a prezzi accessibili che si aggirano intorno ai 1250 €/m².

I costi più alti si registrano nella zona di Pozzo Strada, un quartiere ricco di abitazioni anni ‘70 che godono di un buono stato strutturale. Il compromesso data – condizione, in questo caso, fa scambiare immobili di questo tipo al prezzo medio di 1.750 €/m².

Che cosa influenza i potenziali acquirenti di un immobile

Fare previsioni sull’andamento futuro del mercato immobiliare della città di Torino non è semplice. Tuttavia, è possibile focalizzare l’attenzione sui parametri che influenzano maggiormente un potenziale acquirente. Una delle prime valutazioni con cui si confronta chi acquista è la possibilità di avere accesso al credito. Le zone che offrono mutui a tassi agevolati e non richiedono grandi anticipi in contanti hanno una corsia preferenziale.

Un altro indice importante risiede nel potere d’acquisto. Se lo stipendio medio di un lavoratore è destinato a diminuire nel tempo, l’idea di acquistare un immobile sarà sempre più lontana dalla sua mente: nelle città con tassi minimi di disoccupazione, infatti, il mercato immobiliare non teme crolli o diminuzioni.

Infine, anche l’andamento dell’economia nazionale fa la sua parte. Le preoccupazioni generate dalle incertezze del mondo del lavoro e le altre falle del sistema portano sicuramente a un disallineamento tra bisogno e soddisfazione. Per quanto l'esigenza di una casa sia avvertita da sempre come bene di prima necessità, si tende a prediligere soluzioni meno certe dell'acquisto, che riflettono il preoccupante dinamismo delle situazioni finanziarie della maggior parte degli utenti.

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