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Scuola e formazione | 01 aprile 2020, 13:40

Covisons-19, il progetto fotografico dell'Università di Torino: quando dall'isolamento nasce l'arte

“Il mio obiettivo non era quello di scoprire giovani talenti – dichiara la Prof.ssa Roberta Basano – ma stimolare gli studenti a ragionare sulla potenzialità della fotografia e spingerli a sviluppare una sorta di creatività di sopravvivenza

Covisons-19, il progetto fotografico dell'Università di Torino: quando dall'isolamento nasce l'arte

Nell’ambito del corso di “Storia e teoria della fotografia”, tenuto dalla Prof.ssa Roberta Basano al Dams dell’Università di Torino, è stato realizzato il progetto "CoVisions-19". Agli studenti del corso, costretti a seguire le lezioni da casa in seguito all’emergenza Coronavirus, è stato chiesto di realizzare fotografie che rispondessero a una parola chiave: lsolamento. L'obiettivo è quello di ragionare sulle possibilità comunicative della fotografia e sul suo linguaggio, stimolando la creatività e superando i limiti fisici della solitudine.

L’atto di creazione di una fotografia non si limita allo scatto: l’immagine esige di essere mostrata, condivisa, esplicitata. La fotografia vuole dibattiti, scontri e prese di posizione. In breve, la fotografia è uno tra i tanti linguaggi artistici che incorpora in sé tanta più forza quando essa è condivisa. È proprio a questo scopo che nasce il progetto intitolato “CoVisions-19”.

Tutte le 203 fotografie, realizzate da 72 studenti, sono state caricate sulla pagina Instagram @covisions_19 e mostrano come un momento di frustrazione possa essere usato per creare arte.  Al tema iniziale dell’isolamento ne seguiranno altri nei prossimi giorni, come lontananza, sospensione, tempo e quotidiano. “CoVision-19” permette alla fotografia di prendersi un piccolo spazio di espressione e comunicazione, attraverso diverse immagini e attraverso le parole che ne sono la cornice. Le fotografie nate in questo progetto sono la prova di come la risposta di ognuno di noi al mondo contagiato di oggi possa creare qualcosa di bello.

“Il mio obiettivo non era quello di scoprire giovani talenti – dichiara la Prof.ssa Roberta Basano – ma stimolare gli studenti a ragionare sulla potenzialità della fotografia e spingerli a sviluppare una sorta di creatività di sopravvivenza. La loro risposta entusiasta, il loro impegno nella realizzazione del progetto e la loro disponibilità a mettersi in gioco confermano come la creatività possa superare i limiti fisici dell'isolamento e creare relazioni attraverso il linguaggio dell’immagine”.

"Il progetto CoVisions-19 – prosegue Andrea Rosso, uno degli studenti coinvolti – è un modo per sperimentare la nostra materia di studio, la fotografia, in relazione a una condizione quotidiana molto particolare e comune a tutti, quella dell'isolamento forzato. Non ha la pretesa di essere un progetto tecnicamente perfetto, ma di sicuro vuole permettere agli studenti di ragionare su come un evento storico di questa portata incida sui nostri mondi privati, di come imprimere questa "incisione" in una fotografia e di rendere accessibile a tutti il nostro lavoro come gruppo".

Comunicato Stampa

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