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Economia e lavoro | 13 febbraio 2021, 13:49

La stagione dello sci parte con l’‘incubo arancione’

La prossima settimana riapriranno gli impianti nel Torinese, ma il rischio di un nuovo stop è dietro l’angolo

Bardonecchia

Da Prali a Bardonecchia, passando per Sestriere, le stazioni sciistiche si stanno preparando per accogliere gli sciatori in pista. Chi già da lunedì, chi nel fine settimana.

Ma sulla partenza della stagione sciistica pende la spada di Damocle del colore arancione. Il Piemonte, infatti, è attualmente in zona gialla, ma l’incide Rt, che misura il contagio, è risalito e, se dovesse superare l’1, le piste dovrebbero di nuovo richiudere, dopo qualche giorno di apertura.

“Stiamo lavorando tutti per aprire, ma siamo consapevoli che potrebbe esserci un nuovo stop e non è facile lavorare così” confessa Fausto Sanmartino, ad della Nuova 13 Laghi di Prali.

Alessandro Perron Cabus, ad della Sestrieres Spa, che gestisce gli impianti della Vialattea, non ha dubbi: “Ci faranno fermare e questa della zona arancione è la preoccupazione peggiore, visto che abbiamo dovuto selezionare del personale. E non potevamo non riaprire, anche per la gente che non ha ancora potuto sciare”.

Bardonecchia ha scelto di partire già lunedì e vendere gli skipass online, dando la priorità ai clienti più fedeli. Prali anche sta accelerando per cominciare a inizio settimana: “Stiamo lavorando sulle piste e adeguando la biglietteria” fa il punto Sanmartino.

La Vialattea, invece, aprirà nel week end, sabato 20, facendo i conti con la neve: “A Sestriere c’è la situazione migliore, ma saranno aperti impianti anche a Sansicario e Sauze d’Oulx” anticipa Perron Cabus.

Le norme anticontagio promosse dal Comitato tecnico scientifico del Governo prevedono una riduzione della portata oraria complessiva degli impianti di risalita. In Piemonte si parte dal 30%, con l’obiettivo di arrivare a 50%. Ma il criterio divide. “Per una realtà come la Vialattea, dove possono essere trasportate 100mila persone all’ora, lavorare al 30% produrrebbe comunque assembramenti sulle piste, quindi ragioneremo sulla capienza degli impianti aperti” spiega Perron Cabus.

Prali, invece, che è una stazione più piccola, con cinque piste e spazi grandi, il problema è inverso: “Lavorare al 30% comporterà avere piste quasi vuote” sottolinea Sanmartino.

Il blocco per lo sci, fino ad adesso, lascerà anche conseguenze pesanti sui conti della società: “Dobbiamo capire quanto riusciremo a lavorare da qui a Pasqua, ma calcoliamo una perdita tra i 3,5 e i 4 milioni di euro” stima Perron Cabus.

Anche Prali ha subito una batosta: “Stimiamo un calo del fatturato del 60% a fronte di costi già sostenuti, come quello per l’adeguamento degli impianti dello scorso autunno, quando si sperava di aprire regolarmente” conclude Sanmartino.

Marco Bertello

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