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Economia e lavoro | 26 gennaio 2026, 09:15

Giustizia: un labirinto per i piccoli, un'autostrada per i "grandi"

L’ultimo saggio di Nicola Palermo: un atto d'accusa contro il sistema penale italiano e le norme che sembrano scritte per garantire l'impunità

In un Paese dove la burocrazia rallenta il progresso, esiste un settore dove il "ritardo" sembra essere diventato una strategia deliberata: la giustizia. È questa la tesi centrale, dirompente e amara, del nuovo libro di Nicola Palermo, dal titolo emblematico: "Alla ricerca della giustizia perduta – Come i (grandi) delinquenti rovinano il Paese, ma la fanno franca".

Non si tratta di un trattato accademico per giuristi, ma di un grido di passione civica. Palermo, che si definisce un "cittadino qualsiasi", scrive per i suoi pari: per chi vede il marasma del sistema senza comprenderne i meccanismi oscuri.

Un viaggio in due atti: dalle fondamenta al crollo

Il saggio è strutturato con una chiarezza pedagogica che non lascia spazio a fraintendimenti.

La struttura e le storture: nella prima parte, l’autore prende per mano il lettore all’interno della macchina giudiziaria. Tribunali, pubblici ministeri e leggi vengono spogliati della loro aura sacrale per rivelare il disordine, le carenze, la disorganizzazione, i costi esorbitanti e il paradosso delle depenalizzazioni, che spesso alimentano quel senso di insicurezza percepito nelle strade.

Il sistema e le sue "stranezze": la seconda parte scava più a fondo, offrendo un excursus storico per spiegare perché l'Italia sia diventata il "Paese della prescrizione" e di altre norme incredibilmente assurde. Si parla di improcedibilità, di processi infiniti e dell'obbligatorietà dell'azione penale che, sulla carta, garantisce uguaglianza, ma nella pratica si scontra con una realtà di carceri sovraffollate e condanne che non arrivano mai.

La tesi shock: un’impunità "disegnata" a tavolino

Ciò che rende il libro di Nicola Palermo un'opera necessaria è la denuncia politica (nel senso più alto del termine) che ne costituisce il midollo. L'autore non crede nella casualità o nella semplice inefficienza. La sua analisi suggerisce che le disfunzioni, organizzative e normative, siano volute.

Come citato nel testo, Palermo si rifà a parole pesantissime di figure istituzionali del calibro di Paolo Maddalena, Vicepresidente emerito della Corte Costituzionale: "Una legalità che non produce giustizia, ma la impedisce con norme fatte apposta per impedirla". Gli fa eco la celebre e tagliente osservazione di Piercamillo Davigo: "In Italia, violare la legge conviene".

La tesi è chiara: la capacità e la volontà punitiva dello Stato diminuiscono man mano che aumentano il reddito e l'istruzione dell’imputato e la gravità del reato commesso. Se rubi una mela, il sistema ti schiaccia; se rovini il Paese con colletti bianchi e corruzione, il sistema ti offre una via d'uscita lastricata di cavilli legali.

Un manuale di resistenza civica

Nonostante la durezza dei fatti esposti, il libro non si limita alla protesta. A ogni criticità rilevata, Palermo associa una proposta di rimedio. È qui che emerge lo spirito costruttivo di un autore che non scrive per lucro, ma per risvegliare le coscienze.

"Il libro è assolutamente estraneo a qualsiasi interesse di partito; è stato scritto per passione civica," dichiara l'autore.

In un’epoca di disillusione, Palermo lancia un appello alla cittadinanza: prendere coscienza dell'emergenza giustizia è il primo passo per pretendere un cambiamento. L'autore, definendosi un "perfetto sconosciuto", affida il suo messaggio al passaparola dei lettori, convinto che la verità, una volta svelata, non possa più essere ignorata.

Perché leggere questo libro oggi?

Per comprendere i titoli dei giornali: dalla riforma Cartabia ai dibattiti sulla prescrizione, il libro fornisce le chiavi di lettura per non essere spettatori passivi.

Per onestà intellettuale: non offre teorie del complotto, ma si basa su dati di fatto e analisi delle procedure reali.ù

Per senso civico: è un invito a non rassegnarsi all'idea che la giustizia sia un optional per i potenti.

Sinossi del libro intitolato “Alla ricerca della giustizia perduta

Il sottotitolo è: “Come i (grandi) delinquenti rovinano il Paese, ma la fanno franca” Autore: Nicola Palermo

Il libro mostra le contraddizioni, incongruenze, stranezze con le quali vengono celebrati i processi penali in Italia e quali categorie di cittadini ne traggono indebito vantaggio.

Il libro si indirizza a persone che non conoscono come funziona la giustizia; perciò si compone di due parti; nella prima vengono descritte le strutture, e le connesse storture, dell’apparato giudiziario; si parla quindi di tribunali, giudici, pubblici ministeri, leggi, processi, reati, senso di insicurezza, depenalizzazioni, costi della giustizia. Nella seconda parte si parla del sistema giudiziario; inizia con un breve excursus storico che cerca di individuare le ragioni profonde exstragiuridiche che spiegano le caratteristiche del nostro sistema penale, e si passa poi a rilevarne le “stranezze” parlando di prescrizione, improcedibilità, numero e lunghezza dei processi, le lungaggini e i vari tipi di lungaggini, l’obbligatorietà dell’azione penale, il patteggiamento, assoluzioni, condanne, punizioni, carceri. Viene dunque illustrata una lunga serie di criticità e a ciascuna di esse viene proposto il rimedio.

Il libro non ha alcun intento teorico; non c’é alcuna teoria, è tutto fatti e dati di fatto; esprime le impressioni di un cittadino qualsiasi ed ha perciò un piglio marcatamente narrativo. L’autore si propone due cose: primo, svelare con chiarezza e precisione le inefficienze del sistema giudiziario italiano; secondo, mostrare come tutte e ciascuna delle disfunzioni giudiziarie sono state fatte apposta per permettere di farla franca ai delinquenti che rovinano l’Italia. “La volontà e la capacità punitiva dello Stato, è inversamente proporzionale alla gravità del reato, al livello di reddito e al grado di istruzione dell’imputato. Una legalità che non produce giustizia, ma la impedisce con norme fatte apposta per impedirla. La prova che questo scempio è voluto e deliberato sta nel fatto che tali disposizioni di legge, spacciate per “garanzie di giustizia giusta”, sono talmente incongrue che offendono il buon senso di chiunque comune cittadino venga per caso a conoscerle” (Paolo Maddalena (vicepresidente della Corte Costituzionale) Giustizia e impunità”). “In Italia, violare la legge conviene”. (P. Davigo, magistrato ). 

Nicola Palermo conclude “Il libro nasce per aiutare i concittadini a prendere coscienza di una delle principali emergenze di questo Paese. Ma io sono un perfetto sconosciuto. Mi permetto quindi di chiedere a chi, dopo averlo letto, lo ritenesse utile, di diffonderlo. Grazie

Dove trovare il libro?

Il libro si può trovare in libreria e sulle principali piattaforme online:

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ebay: https://ebay.us/m/nNSFYC 

I.P.

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