Il quartiere Vanchiglia in pieno agosto, come di consuetudine, si svuota. Le serrande sono abbassate, le strade sgombre dalla movida. Nelle vie comprese tra corso Regina e corso San Maurizio di giorno regna il silenzio. I bar aperti in orario diurno si contano sulle dita, quasi impossibile trovare un panificio aperto nei paraggi. Il quartiere, stretto nella morsa del caldo estivo, rallenta con la vita universitaria messa in pausa almeno fino a settembre. Eppure persino a Ferragosto, con la città deserta, in corso Regina Margherita 47 il tempo sembra essersi fermato a quel 18 dicembre. Da esattamente otto mesi, le camionette delle forze dell’ordine continuano a stazionare giorno e notte davanti alle porte dell’ex centro sociale Askatasuna. Una “militarizzazione”, come in molti l’hanno definita nell’ultimo anno, a presidio fisso che non ha conosciuto soste, neanche nei giorni di spopolamento totale, sollevando continui interrogativi sul prezzo economico e sociale di questo dispositivo straordinario attorno a un edificio, nei fatti, inerte.

Il conto aggiornato: una spesa complessiva che sfiora i 7 milioni di euro
A inizio luglio, le denunce del sindacato di polizia SIAP avevano acceso i riflettori su numeri imponenti: nei primi sei mesi successivi allo sgombero, lo Stato aveva sostenuto una spesa superiore a 5,6 milioni di euro per garantire la presenza fissa di Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza, pari a circa 31.000 euro al giorno per oltre 23mila giornate/uomo sottratte al controllo del territorio. A questi vanno aggiunti gli oltre 300mila euro spesi dal Comune di Torino per la messa in sicurezza e la blindatura della struttura. Trascorsi ormai otto mesi dal blitz del 18 dicembre, la spesa stimata per garantire la continuità del presidio di vigilanza e gli interventi sull'immobile continua inesorabilmente a lievitare, oggi nell'ordine di circa 7 milioni di euro complessivi a carico delle casse pubbliche. Una cifra imponente che continua a far discutere sia i sindacati delle forze dell'ordine, sia i residenti del quartiere. Seppur da posizioni differenti.

Le novità della Giunta: la caccia a un nuovo futuro sociale
Sullo sfondo dei costi che continuano a salire, a luglio si è aperto il capitolo del dopo. La Giunta comunale, su proposta della vicesindaca Michela Favaro, ha approvato le linee di indirizzo per la pubblicazione, attesa subito dopo la stagione estiva, di un avviso pubblico. L’obiettivo della Città è far nascere al 47 un luogo aperto al quartiere, senza scopo di lucro, destinato a famiglie, anziani e giovani, integrato con la vicina scuola Rodari e con l'università. Questo passaggio formale segna l'accantonamento definitivo del controverso patto di collaborazione sui beni comuni e apre la strada a una manifestazione di interesse rivolta al Terzo Settore, alle associazioni e ai comitati locali.
Il provvedimento ha però subito riacceso la bagarre politica. Se da un lato l'opposizione di centrodestra accusa la Giunta Lo Russo di flirtare ancora con gli ambienti vicini all'ex centro sociale e chiede garanzie antianarchiche, con il vicepresidente regionale Maurizio Marrone che avverte sul rischio che ex occupanti riprendano possesso della struttura sotto mentite spoglie, dall'altro le realtà territoriali come il Comitato Vanchiglia Insieme vedono nella delibera un primo, seppur tardivo, segnale di chiarezza per restituire spazi aggregativi al borgo che per quasi trent’anni ha visto la presenza del centro sociale di corso Regina 47.

Prospettive e interrogativi: quanto durerà il presidio?
Nonostante l'imminente avvio dell'iter amministrativo il futuro dell'immobile resta avvolto dall'incertezza sulle tempistiche. La manifestazione di interesse servirà a raccogliere le proposte, a cui dovrà seguire la valutazione degli uffici tecnici e la stesura del bando vero e proprio per l'affidamento, prima ancora di avviare i lavori di riqualificazione. Questo percorso lascia aperti dubbi sulle prospettive future: ci si chiede infatti se le camionette dovranno scortare l'edificio per tutta la durata dell'iter e dei cantieri, continuando a gravare sulla spesa pubblica e quale sarà l'impatto di questa prolungata presenza sulla vivibilità della zona. Resta infine il nodo politico su quanto a lungo questa vicenda continuerà a pesare sul dibattito cittadino. Sembra certo che il vulnus dell'ex Askatasuna si possa trascinare fino alla campagna elettorale per le prossime elezioni amministrative. E con l'immobile al civco 47 di corso Regina che rimarrà, nonostante lo sgombero, un permanente terreno di scontro ideologico.

















