Allarme per la crisi degli alberi a Torino. Dopo un'estate arida e rovente, il Comune fa il punto sulla tenuta del patrimonio verde cittadino, tra stress idrico, mortalità dei giovani impianti e costi di manutenzione che continuano a salire.
Grande caldo e crollo delle precipitazioni
I dati, elaborati dalla divisione Verde, Parchi e Tutela Animali su fonte ARPA Piemonte, parlano chiaro: il 2026 è stato ancora più caldo del 2025, con il solo mese di giugno che ha registrato -41% di precipitazioni rispetto alla media climatica di riferimento 1991-2020. Negli ultimi trent'anni la pioggia in primavera-estate è calata del 13%, mentre sono esplose le notti tropicali, quelle con temperature oltre i 25 gradi.
Un contesto che ha messo a dura prova la città, ma anche gli alberi. "Se il patrimonio adulto ha resistito relativamente bene, molto meglio che nella lunga siccità tra l'autunno 2021 e la primavera 2023 quando la falda si è abbassata, a soffrire di più sono stati i giovani impianti: stress idrico, crescita ridotta, maggiore vulnerabilità a funghi e insetti, rischio disseccamento", ha spiegato il responsabile delle Alberate della Città di Torino Gianmichele Cirulli.
Problemi diventanti strutturali
"Le irrigazioni che una volta si chiamavano di soccorso perché l'albero dopo poco diventava autonomo, oggi sono diventate strutturali", ha aggiunto Cirulli. Per questo motivo l'amministrazione avrebbe cambiato strategia: cura post-impianto estesa da due a cinque anni, buche più grandi, uso di ritentori idrici che rilasciano acqua lentamente e irrigazioni settimanali.
Uno sforzo che ha un costo: oltre 200mila euro solo per questa stagione, circa 40 euro a pianta, pari a circa il 25% delle risorse destinate al verde. "Non conosciamo ancora le fallanze del 2026, stiamo continuando a irrigare piante che potrebbero morire o riprendersi - spiega Cirulli - Come dice Mercalli, questa è stata l'estate più calda degli ultimi anni ma la più fredda dei prossimi. Gli alberi non sono l'unica medicina, ma possono essere un contributo determinante come rifugio climatico, se integrati con sistemi di drenaggio sostenibile e gestione delle acque meteoriche".
Le critiche di M5S e comitato Resistenza Verde
E proprio sui numeri e sulle scelte si è aperto il confronto politico. Da un lato c'è chi sottolinea la necessità di investire sempre di più e di ragionare non più in termini di consumo di suolo zero ma di saldo ambientale positivo. Dall'altro non sono mancate le critiche. Il Movimento 5 Stelle con Andrea Russi solleva il nodo delle priorità economiche: "Si investono 250mila euro per l'irrigazione e 170mila euro per l'inaugurazione della nuova via Roma pedonale. Sono scelte politiche".
Più netta la posizione del comitato Resistenza Verde, che con la portavoce Elena Alissa Sargiotto interroga l'amministrazione sui numeri delle piantumazioni: "Si parla di cinquemila alberi negli ultimi quattro anni, ma l'anno scorso sui manifesti si parlava di 31.700 alberi. Che fine hanno fatto? Molti sono morti". Nel mirino il caso del Meisino, dove tra annunci da 600, 900 e poi 1800 alberi, molti dei primi piantati nell'autunno 2024 sarebbero già secchi, proprio ora che scadrebbe la manutenzione biennale affidata alle ditte e subentra il Comune.
Critiche anche per la gestione quotidiana: potature effettuate in piena ondata di calore a fine giugno in corso Belgio, corso Umbria e strada del Fortino, "interventi non corretti perché fatti nel periodo di stress", e sfalci che avrebbero eliminato biodiversità al Meisino. Infine l'episodio di Ferragosto in corso Casale, con cinque platani abbattuti per sospetto cancro colorato e trasportati, secondo le segnalazioni, a Vinovo in un cortile di una ditta che "produce pellet e cippato, ma senza rispettare il rigido protocollo anti-contagio", accusa infine Sargiotto.
La replica della Città: "Potature estive necessarie"
Sulle potature contestate durante l'estate, la Città respinge l'idea di interventi indiscriminati. Cirulli spiega che in corso Umbria, corso Telesio e strada del Fortino si è intervenuti soprattutto per la rimonda del secco e per eliminare rami che interferivano con pali semaforici e infrastrutture. "Facciamo interventi assolutamente rispettosi delle esigenze dell'albero", sottolinea il Responsabile delle Alberate, ricordando anche alcuni episodi di caduta di branche secche che hanno provocato danni alle auto e sinistri stradali.
"Non sono 5 mila gli alberi in cura"
Cirulli interviene anche sulla contestazione relativa ai numeri delle piantumazioni. Le 5 mila piante citate, spiega, riguardano soltanto quelle attualmente in carico alla Città, mentre il conteggio complessivo supera ampiamente le 7 mila considerando anche impianti come quelli del Meisino e del Valentino, non ancora passati alla gestione comunale. Il dato di 31.700 alberi comprende invece anche le piante uscite dal normale turnover di manutenzione e gli interventi di forestazione urbana, che hanno modalità di gestione differenti.
Il caso platani: "Materiale smaltito regolarmente"
Infine, la Città respinge le accuse sulla gestione dei cinque platani abbattuti in corso Casale per il sospetto cancro colorato. Cirulli precisa che la ditta indicata nelle segnalazioni non è un'azienda che "vende pellet", ma un centro autorizzato dalla Regione Piemonte per lo smaltimento del legname infetto. Il materiale, spiega, viene destinato alla termovalorizzazione secondo le procedure previste dalla normativa. "È un reato se il materiale viene smaltito diversamente", sottolinea infine.














