Ci sono storie di sport che partono da lontano, ma che non perdono mai il legame con la propria terra d’origine. Quella di Giuseppe Leone è la dimostrazione di come la passione, la testa, il talento e i valori giusti possano trasformare i sogni dei cortili di periferia in realtà da vivere persino negli stadi della Serie B. Così accade che martedì, in un giorno di fine estate, un ragazzo come tanti, con pantaloncini e maglietta, si presenti alle porte di uno degli oratori di periferia per parlare con un nutrito gruppo di adolescenti. Per fare foto, selfie e per raccontare un’esperienza, la sua, che per molti può trasformarsi in un monito per il futuro.
Già perché Giuseppe, classe 2001, è nato e cresciuto in Barriera di Milano. In quella via Tollegno dove da ragazzino inforcava le scarpe per muovere i suoi primi passi calcistici (e non) proprio sui campetti parrocchiali dell’Oratorio Salesiano Michele Rua di via Paisiello. È tra quei muretti e su quei terreni che - oltre allo studio (elementari e medie) - affina la sua tecnica, affrontando le classiche ed estenuanti partitelle di quartiere con gli amici di zona e i compagni di classe.
“Aveva già la testa giusta da piccolo”
“In oratorio ne ho visti tanti di ragazzi bravi, ma spesso senza testa. Però lui, in quarta elementare, era già uno che mostrava stoffa: quando l’ho conosciuto me ne sono accorto”, racconta e ricorda Dario Licari, oggi educatore proprio al Michele Rua. Il suo talento cristallino e la straordinaria maturità umana non passano inosservati: la Juventus sceglie di inserirlo nel proprio settore giovanile prelevandolo dalle giovanili del Vanchiglia. Nel vivaio bianconero Giuseppe compie un percorso di crescita completo, arrivando fino alla formazione Primavera e maturando preziose esperienze nei campionati professionistici minori con la seconda squadra, la Juventus U23 (ora Next Gen), in Serie C. Questa tappa gli consente di confrontarsi con il calcio dei grandi, affinando le sue doti di centrocampista moderno, dotato di visione di gioco, tempi di inserimento e grande qualità palla al piede.
Dopo l’esperienza con i colori bianconeri e il passaggio al Siena per continuare il suo percorso di maturazione in Serie C, arriva la grande chiamata: la firma con il Pisa e l’approdo nel campionato di Serie B. Nel torneo cadetto Giuseppe trova continuità e soddisfazioni, togliendosi anche la gioia di mettere a segno - lo scorso 30 agosto - la sua prima rete nel campionato professionistico di seconda serie con la maglia nerazzurra (nel 2-1 al Catanzaro).
Le radici
Nonostante il palcoscenico nazionale, i riflettori degli stadi e gli impegni del calcio professionistico, Giuseppe non ha mai dimenticato le proprie radici. Quando torna a Torino, ritrova la sua gente, salutando i ragazzi dell’oratorio Michele Rua, intrattenendosi con le sue ex maestre e condividendo battute e ricordi con chi ha condiviso con lui le prime partite da bambino. Per i tanti giovani del quartiere che sognano un futuro nello sport, la sua storia rappresenta l’esempio concreto di dove si possa arrivare restando sempre umili. E, perché no, legati alle proprie origini. Una storia che dimostra come Barriera di Milano non sia solo il quartiere della cronaca nera o dei problemi di spaccio ma anche il rione dove si può diventare campioni. In campo e nella vita.



















