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Attualità | 02 ottobre 2026, 14:56

PD e M5S cercano un terreno comune sotto la Mole: la sfida del campo largo sull'immigrazione

Il tema è il futuro dei mediatori interculturali, tra riconoscimento professionale, formazione e stabilità dei servizi

Il campo largo si compatta a Palazzo Civico e lo fa su un tema che a Torino cerca una sintesi dal basso: i mediatori interculturali. Alla vigilia del 3 ottobre, Giornata del ricordo della tragedia dell'immigrazione nel Mediterraneo avvenuta a Lampedusa nel 2013, PD e Movimento 5 Stelle presentano insieme una mozione per costruire un sistema cittadino della mediazione.

La proposta risale al 17 settembre e porta le firme di Abdullahi Ahmed, Valentina Sganga, Dorotea Castiglione, Claudio Cerrato, Luca Pidello e Anna Maria Borasi. L'obiettivo è chiaro: per la costruzione del sistema cittadino della mediazione interculturale attraverso l'amministrazione condivisa, la valorizzazione delle professionalità e il rafforzamento dei servizi comunali.

Alla base c'è una fotografia che il documento mette nero su bianco. La mediazione interculturale non è un servizio accessorio, ma un servizio di interesse generale essenziale per garantire diritti di cittadinanza, accesso equo ai servizi pubblici e coesione sociale. Le mediatrici e i mediatori sono figure altamente specializzate - linguistiche, culturali, relazionali - che oggi lavorano in modo trasversale in anagrafe, servizi sociali, scuole, ospedali, tribunali, case e centri di accoglienza.

Ma a Torino, come in tutta Italia, il sistema è fragile. La gestione è spezzettata tra Assessorati e Direzioni diverse, senza un coordinamento strategico, con una programmazione a singhiozzo e con Enti del Terzo Settore che spesso non hanno nemmeno un referente amministrativo chiaro in Comune. Il risultato, denuncia la mozione, è precarietà: manca una legge nazionale che riconosca la figura professionale dentro la Pubblica Amministrazione e chi fa questo lavoro vive con contratti precari e senza continuità.

Le richieste al Sindaco e alla Giunta

La mozione chiede di costituire un Tavolo Interassessorile permanente per la Mediazione Interculturale mettendo insieme di fatto l'assessorato alle Politiche giovanili con quello alle Politiche sociali per trovare le risorse e di avviare, ai sensi dell'articolo 55 del Codice del Terzo Settore, percorsi di co-programmazione e co-progettazione con le cooperative e le realtà che già oggi gestiscono i servizi per definire bisogni, priorità e standard qualitativi.

Chiede inoltre di attivarsi presso Governo, Parlamento, Anci e Conferenza Stato-Regioni perché venga riconosciuta per legge la figura del mediatore con tutele e percorsi di formazione continua, di valutare procedure concorsuali e percorsi di valorizzazione dell'esperienza di chi già opera nei servizi comunali superando la precarietà anche con una valorizzazione economica nelle gare, e infine di fare di Torino un laboratorio nazionale di innovazione sulle politiche di mediazione con un rendiconto annuale al Consiglio Comunale.

Favaro: "Bisogna partire dalla mediazione"

La vicesindaca Michela Favaro ha rivendicato il valore della mediazione come antitesi del conflitto, in un momento politico in cui si cercano divisioni e si propongono, per slogan, quote per i bambini a scuola proprio nei primi luoghi di integrazione. "Bisogna partire dalla mediazione, l'antitesi del conflitto –ha dichiarato–. Solo attraverso l'incontro e la mediazione le persone che arrivano da contesti culturali diversi possono davvero integrarsi".

A presentare la mozione, un fronte progressista unito

Il capogruppo del PD, Claudio Cerrato, ha spiegato che la mozione nasce dall'esigenza di riconoscere la mediazione come strumento fondamentale per l'integrazione. "Oggi i mediatori non hanno un albo e lavorano in modo precario in anagrafe, prefetture e questure – ha spiegato –.Il mediatore non è solo un traduttore ma deve essere riconosciuta la sua funzione culturale".

Cerrato ha poi rivendicato il valore politico dell'atto congiunto: "Sulla base dei comuni valori che abbiamo e sulla comune visione di determinati temi, come l'immigrazione, negli anni sia pd che 5 stelle hanno valutato in maniera negativa molte azioni come gli accordi in corso con la Libia. Questa mozione ha un valore politico, su molti temi ci sono concordanze su altri ci sono distanze ma speriamo di lavorare man mano per accorciare le divergenze. Oggi, però, abbiamo molte cose in comune".

Il consigliere PD e primo firmatario Ahmed Abdullahi, ex rifugiato che ha vissuto un viaggio di 7 mesi e che ad agosto è stato a Lampedusa proprio come mediatore, ha voluto rivolgere un pensiero alle famiglie delle vittime. "Da ex rifugiato permettetemi di rivolgere un pensiero a quelle famiglie che in questo momento sono a Lampedusa per ricordare la tragedia del 3 ottobre – ha spiegato–. So quanto sia fondamentale la figura del mediatore che orienta le persone e le famiglie".

Abdullahi ha poi aggiunto che il documento va oltre la sola accoglienza e che il Consiglio si è già mosso con emendamenti per trovare risorse: "Questo documento non riguarda solo l'accoglienza ma riguarda tutto. Dobbiamo pensare a costruire un nuovo percorso, anche con il movimento 5 stelle non solo in comune ma anche in parlamento".

Anche la consigliera del Movimento Cinque Stelle Valentina Sganga ha dato una lettura politica della presenza congiunta: "Essere qui insieme è infatti una lettura politica e credo sia giusto dargli giusto significato. Ci sono terreni in cui le forze progressiste non devono avere paura di andare insieme, l'integrazione è uno di questi".

Per Sganga il dibattito nazionale esaspera i problemi invece di risolverli e la mozione punta a dare coordinamento a una figura oggi frammentata e precaria. "Dobbiamo rifiutare come forze politiche di trasformare quella che è la questione sociale in una guerra fra poveri – ha aggiunto–. Le città possono anticipare il cambiamento e costruire politiche dal basso".

Tra i firmatari anche il consigliere Dem Luca Pidello, che ha voluto sintetizzare il senso del lavoro: "Rafforzare la mediazione culturale permette a chi ha già fatto un percorso di mantenerlo e migliorarlo. Dobbiamo lavorare affinché ci sia una figura che sappia cucire queste particolari situazioni con il linguaggio dell'integrazione e della legalità".

Infine, Stasera, a suggello della giornata, la Mole Antonelliana verrà illuminata di arancione per ricordare le vittime del naufragio di Lampedusa del 3 ottobre 2013.


 

Marco D’Agostino

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