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Cultura e spettacoli | 06 ottobre 2026, 19:22

Giorgio Pasotti in "Sotto a chi tocca" racconta lo spietato mondo del lavoro: "Per un posto si è disposti a tutto"

Girato a Torino, sarà presentato giovedì 8 ottobre dal regista al Reposi: "Il nostro settore è ambiente competitivo per antonomasia. Dopo i cinquant’anni ci ho fatto pace, ma ne ho sofferto molto"

Giorgio Pasotti in "Sotto a chi tocca" racconta lo spietato mondo del lavoro

Giorgio Pasotti in "Sotto a chi tocca" racconta lo spietato mondo del lavoro

Quanto siamo disposti a sacrificare per avere successo? Quale è il limite che non siamo disposti a superare? Sono alcuni interrogativi che solleva il nuovo film di Giorgio Pasotti, Sotto a chi tocca. 

Girato a Torino tra il Grattacielo della San Paolo e quello della Regione Piemonte, sarà presentato dal regista e dalle protagoniste Giovanna Mezzogiorno e Gaia Messerklinger giovedì 8 ottobre. 

“Torino ci sembrava da subito la città ideale, è una città perfetta, elegante e stupenda. Doveva apparire come una città bellissima all’esterno, ma dietro cui si cela un aspetto drammatico. I due grattacieli erano proprio quello che cercavamo così slanciati verso il futuro, dominanti sulla città e simbolo di potere”. 

Dopo aver trattato il tema della fede e quello del rapporto padre-figlio, Pasotti è tornato dietro la telecamera con un film che parla dello spietato mondo del lavoro. “Credo che la competitività si sia alzata talmente tanto da aver innescato dei sentieri di ferocia. Conquistarsi un lavoro è diventata una gara per cui si è disposti a tutto. Devi sembrare performante e impeccabile, questo aspetto dell’apparire che pensavo fosse legato ai social, ma si è allargato a macchia d’olio”. 

Adattamento della commedia teatrale "Il metodo Grönholm" di Jordi Galceran, il film vede protagonisti lo stesso Pasotti nel cast Rocco Papaleo (Un boss in salotto), Giovanna Mezzogiorno (L’amore ai tempi del colera), Stefano Fresi (Smetto quando voglio) e Giacomo Giorgio (Mare Fuori). Sei sconosciuti che si candidano per un unico posto di lavoro. 

“La pièce teatrale è di vent’anni fa, ma la questione è universale e sarà quella anche tra vent’anni. Mi aspetto non certo un mondo migliore di quello di oggi”.  Rinchiusi in una stanza asettica e disanimata competono tra di loro in un tutti contro tutti in una sorta di Hunger Games aziendale. 

“Abbiamo scelto di non far vedere chi comanda - spiega Pasotti -. Doveva essere il riflesso di una macchina del potere e delle regole che sovrasta tutti noi. Credo che la tecnologia e l’intelligenza artificiale possano essere utili, anche nel nostro lavoro, ma devono essere tenute sotto controllo”.

I candidati si sfidano a colpi di spietatezza, in cui i limiti paiono dissolversi pur di ottenere l’agognata assunzione. “Spetta a ognuno di noi capire come la propria persona può esistere in questo mondo competitivo. Il settore del cinema e del teatro è l’ambiente competitivo per antonomasia. Quando si è insieme siamo tutti grandi sorrisi, ma poi è una guerra. Quando arrivai in questo settore era un gioco al massacro, sempre soggetti al giudizio altrui e a quello del pubblico. Dopo i cinquant’anni ci ho fatto pace, ma in passato era una cosa molto sofferta. Ho un gruppo di amici veri tra i miei colleghi, siamo quelli che sono sopravvissuti ai trent’anni di carriera, ci vogliamo molto bene. Ma è un rapporto costruito nel tempo, oggi non c’è modo di essere e gelosi gli uni degli altri. Certo non so come sarebbe stato se non avessimo avuto successo”. 
 

Chiara Gallo

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