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Nuove Note | 19 novembre 2017, 06:30

Monica P, il suo mondo e l’importanza dell’essere se stessi nel nuovo album “Rosso che non vedi”

Oggi Monica ha all’attivo tre dischi, di cui l’ultimo pubblicato il 20 ottobre

Monica P, il suo mondo e l’importanza dell’essere se stessi nel nuovo album “Rosso che non vedi”

Monica P, scopre la musica da piccolissima. Ricorda che già a tre anni cantava canzoni per poi iniziare a suonare l’organo alle scuole elementari. Oggi Monica ha all’attivo tre dischi, di cui l’ultimo pubblicato il 20 ottobre. Non ama catalogarsi in un genere, considera il far musica come una somma di pulsazioni date da esperienze diverse. Il nuovo disco “Rosso che non vedi” parla di lei, del suo modo di vedere il mondo e della possibilità ritagliare uno spazio personale nel caos dell’omologazione.

Quando e come hai iniziato a fare musica?

La pulsione musicale è sempre stata presente in me, da che mi ricordo. A tre anni cantavo canzoni strazianti, in piedi sullo sgabello di casa, roba comica e interminabile a guardarmi, anche perché ogni volta che sbagliavo una parola iniziavo da capo! La mia passione consapevole è cominciata alle scuole elementari, quando mi sono avvicinata all’organo, su cui inventavo melodie e riproducevo le sigle delle serie TV che ogni tanto mia madre guardava in casa. Ricordo che alle scuole medie avevo una passione sfrenata per i dettati ritmici, che nell’ora di musica tutti odiavano. Da lì, vista anche la mia passione per la scrittura, ho iniziato a scrivere canzoni a modo mio, in Inglese.

Le tue passate esperienze musicali vanno dal reggae al lounge, dal blues all'elettronica, come sei approdata a quello che fai oggi?

Credo che tutto il mio percorso musicale fino ad oggi sia un unico cammino fatto di interazioni, influenze, curiosità, ascolti, incontri. Non amo pensare alle distinzioni di genere musicale. Mi sono trovata in mille situazioni che in quel momento mi piacevano e mi divertivano e da cui mi sentivo espressa, e il risultato di tutto questo è quello che sono oggi. Faccio infatti sempre fatica, per esempio, a rispondere alla classica domanda “che genere fai?” perché credo che l’atto creativo non segua un genere, ma sia fatto di anima e pulsazioni che poi chiaramente portano un risultato, ma che non è studiato a tavolino, almeno per me. Quindi penso che nel mio ultimo album “Rosso che non vedi” in realtà ci sia l’unione di tutto quanto ho fatto prima.

 

I tuoi viaggi in Inghilterra e Stati Uniti come hanno influenzato e cambiato il tuo modo di far musica?

Più o meno per come ho descritto sopra. Le esperienze quotidiane, la musica che ascolti anche non cercandola, le persone che incontri, il tutto filtrato dai tuoi sensi influisce sulla musica che componi. Il movimento porta ad avere vedute più ampie, le vedute più ampie portano a sperimentare e a cercare strade differenti.

 

“Rosso che non vedi”, “Tutto brucia” e “A volte capita”: percorsi paralleli o che si intersecano?

Né uno né l’altra. Percorsi che si susseguono, percorsi che fanno maturare.

 

Nell’ultimo disco, tematiche attuali e romantiche si susseguono. Cosa vuoi comunicare con questo lavoro?

Comunico me stessa e come io vedo il mondo, descrivo la società in cui viviamo, ma anche la possibilità di ritagliarci uno spazio più “vero” al di fuori dei ruoli, della  finzione, dell’omologazione che spesso la quotidianità ci porta, in nome di un contatto più profondo e sincero con la nostra anima.

 

La tua Torino musicale e non.

Non farò in questa sede un report della situazione politico-economica torinese, la lascio ad altri ;-) Posso però dirti che Torino è una città sempre in fermento, piena di persone che hanno voglia di fare cose importanti e dire la propria, in primis cantautori, musicisti, organizzatori, che a volte purtroppo hanno le mani legate. Dopo aver prodotto tre dischi altrove, mi sto riavvicinando di nuovo alla mia Torino, e sono contenta di farlo.

 

News, appuntamenti, live in programma?

Sì, proprio perché voglio ripartire da Torino, ho in programma un bel concerto full band al Blah Blah di Torino il prossimo 15 dicembre, preannunciato da un piacevole Salotto di Mao il 5 dicembre al Lab, da un informalissimo drink con chitarra in braccio il 30 novembre all’Amantes in compagnia del giornalista Paolo Ferrari. Ancora a più breve scadenza, da una chiacchierata in diretta questo lunedì 20 novembre su Radio GRP alle ore 20.40 con Gino Latino, con mio brevissimo unplugged.

 

 

https://www.facebook.com/monicapmusic/

 

Federica Monello

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