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Eventi | 16 marzo 2018, 09:30

Diodato stasera a Torino: "Una musica intima in cui si riconosce tutta una generazione"

Dopo il successo al Festival di Sanremo in coppia con Roy Paci, l'artista ha scelto proprio Torino per iniziare il suo Adesso Club Tour. Lo abbiamo intervistato in occasione del live allo sPAZIO211

Diodato stasera a Torino: "Una musica intima in cui si riconosce tutta una generazione"

Dopo un caloroso riscontro per la sua partecipazione al Festival di Sanremo insieme con Roy Paci, Diodato parte per un tour nei principali club italiani. E inizia proprio da Torino, città che gli è particolarmente affine.

"E dici che torneremo guardare il cielo?": così attacca "Adesso", la canzone che, dai palchi dell'Ariston, è presto passata di cuffia in cuffia, aprendosi ad infinite condivisioni emozionali. Perché è di certo uno dei più bei pezzi del Festival, ma, soprattutto, rappresenta un'esortazione onesta e semplice, senza fronzoli, a vivere davvero la vita minuto per minuto, dando importanza a ciò che possa darle sapore, sostanza, poesia. A cominciare da una volta celeste che accoglie il nostro sguardo.

Abbiamo intervistato Diodato in occasione del concerto di stasera, allo sPAZIO211 di via Cigna.

 

Diodato, hai scelto Torino per iniziare il tuo tour. C’è un motivo particolare dietro?

E' la seconda volta che parto da Torino per un tour, quindi lo considero anche una sorta di gesto scaramantico. Amo moltissimo questa città, ci vivrei anche, dopo aver abitato a Roma e Milano. Trovo che abbia un background musicale molto importante, è sicuramente una delle città più attive, e sta facendo tornare alla ribalta il cantautorato.

Saranno concerti dedicati esclusivamente ai club sparsi per l’Italia. Ci puoi anticipare qualcosa sul tipo di live cui il tuo pubblico potrà assistere?

Suonare nei club permette di instaurare col pubblico un legame molto più intimo. In questi mesi ho ricevuto tanto da chi mi ha ascoltato, quindi vorrei restituire lo stesso affetto rivolgendomi a tutti in modo diretto, accorciando le distanze. Sarà un live sicuramente molto energico e corporeo, perché sono in un momento della vita in cui sento più fisicamente quello che sto facendo. Sarà un concerto pieno di quelle che io definisco “montagne russe”, cioè i passaggi dai brani sonoramente molto potenti a quelli quasi sussurrati.

Sei reduce da Sanremo, con un brano, “Adesso”, che ha riscosso molto successo di pubblico e critica, e ora sta avendo una buona diffusione radiofonica. Dopo questa esperienza al Festival, è cambiato il tuo rapporto con i fan?

Grazie a Sanremo sicuramente è aumentato il numero di persone che mi seguono. Tutti mi hanno detto di essersi completamente riconosciuti in quella canzone, ed è sorprendente, perché, quando scrivi qualcosa per te stesso, partendo da uno stato personale, non puoi immaginare che quella stessa condizione appartenga in realtà a molte altre persone. Non è più così intima, ma di tutti.

Molte tue canzoni partono da una dimensione introspettiva, privata, dove sei tu a raccontare il tuo vissuto. Invece con “Adesso” abbiamo una sorta di inno collettivo per le nuove generazioni...

Effettivamente mi è stato detto che “Adesso” può essere definito come un canto generazionale, di certo non potevo prevedere tutta questa risonanza. C’è sempre molta incertezza nel futuro delle canzoni, una volte create…

Alla luce di questo successo, ti aspettavi un risultato diverso, a Sanremo?

Non mi interessa tanto gareggiare, ma cerco sempre di rappresentare me stesso il più possibile. Nelle grandi occasioni, come i festival, si instaura sempre una sorta di barriera tra me e chi sta ascoltando, e, con la televisione di mezzo, non sempre ciò che credi di aver dato arriva veramente alle persone. “Adesso” è sicuramente un brano difficile al primo ascolto, ma non avevo nessuna particolare aspettativa.

È passato più di un anno dall’album “Cosa siamo diventati”: un lungo percorso di riflessione personale e lavoro musicale molto accurato, ponderato. Hai detto di averci messo un po’ di tempo proprio per trasmettere appieno verità e sincerità. Ma, adesso, cos’è diventato realmente Diodato?

L’evoluzione è sempre in atto. Man mano che vado avanti, mi piacerebbe avere uno specchio per poter guardare indietro, a quello che ho fatto fin qui. Non c’è stato, però, un cambiamento nell’approccio musicale, ci tengo sempre molto a farmi rappresentare da quello che faccio. Quando scrivi, in genere metti in atto sempre dei piccoli stratagemmi per non esporti troppo: ecco, sto cercando di abbattere questi limiti per procedere pienamente nella scoperta di me stesso, nel percorso di autoanalisi attraverso la musica. Si può dire che, rispetto a un anno fa, ora mi conosco di più.

Abbiamo parlato di passato e presente, ma ora veniamo al futuro. La tua partecipazione con Roy Paci al Festival di Sanremo è sicuramente stata molto felice: hai in mente qualche altra collaborazione? Oppure, dato il grande omaggio che hai fatto anni fa ai grandi cantautori italiani degli anni Sessanta, ti è mai venuto in mente di fare lo stesso in ambito anglosassone?

Al momento, nel mio futuro ideale non vedo nessuna cover, non ne sento l’esigenza. Non pongo nessun limite alle collaborazione, anzi, mi arricchiscono notevolmente. Allo stesso tempo, so di dover continuare a raccontarmi proprio in un momento in cui percepisco una maggiore attenzione altrui nei miei confronti. E molto presto uscirà qualcosa di nuovo, che aprirà la strada al nuovo album.

Manuela Marascio

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