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Eventi | 13 marzo 2026, 10:05

Andrea Pezzi, dall'Intelligenza artificiale a quella naturale: "A Teatro racconto cosa significa essere umani"

Il successo a Mtv, poi tv e radio. Ma la svolta arriva con la tecnologia. E con la fondazione che rimette al centro l'umanità. Ora affronta il palco. E su Torino dice: "Qui il miglior cibo d'Italia. E un'identità culturale molto interessante

Andrea Pezzi, dall'Intelligenza artificiale a quella naturale: "A Teatro racconto cosa significa essere umani"

"Il Piemonte è sul mio personale podio per i ristoranti dove si mangia meglio in Italia, Torino è tra le prime due città per il cibo, senza dimenticare i vini piemontesi, su tutti il Barolo e il Nebbiolo. Ma non apprezzo Torino solo per il cibo: in questa città c'è un'identità culturale molto interessante. Apprezzo torinesi come Oscar Farinetti e Alessandro Baricco". A parlare è Andrea Pezzi, che i quarantenni ricorderanno come volto di MTv o nei programmi televisivi e radiofonici di fine Anni 90/inizio Anni duemila.

Un uomo, Pezzi, che ha vissuto più vite in una. Dopo l'enorme successo davanti al grande pubblico, infatti, ha cambiato pelle: nel 2006 ha abbandonato il jet set e ha fondato MINT, azienda oggi attiva in oltre 30 paesi con soluzioni tecnologiche basate sull’intelligenza artificiale. Nel 2023 una nuova svolta con la creazione di APF, la Andrea Pezzi Foundation, una no-profit dedicata a rimettere al centro la visione umanista dell'essere umano.

Ora Andrea Pezzi arriva al teatro Colosseo per aprire una nuova pagina della sua vita: quella teatrale. Il suo spettacolo di debutto, "Intelligenza Naturale", sarà a Torino questa domenica, 15 marzo, alle 18, nella sala di via Madama Cristina 71.

Andrea Pezzi, di cosa tratta questo spettacolo?

"Intelligenza naturale attraversa le domande che pesano su chiunque oggi: cosa succede al lavoro, all'istruzione, alle relazioni, persino alle democrazie liberali, quando l'efficienza diventa l'unico parametro di valore? Lo spettacolo non propone risposte rassicuranti né catastrofismi: propone un viaggio".

Per lei è un debutto.

"Sì, con questo testo, che ho scritto io e che poi è stato adattato alla scena grazie ai consigli di Davide Livermore, affronto per la prima volta il palcoscenico. E' forse l'unico lavoro che non ho fatto mai, perlomeno in questo settore. E già dalle prime date mi sono accorto della magia del teatro di cui tanti parlano: non è un ripetere a memoria un testo, è soprattutto interazione con il pubblico, un incontro fisico tra persone diverse. E' incredibile come uno stesso testo provochi reazioni diverse da una sera all'altra: dipende dalla chimica che si instaura tra il pubblico e l'artista che è sul palco".

Qual è il messaggio che vuole trasmettere?

"Parlo di filosofia, dei grandi umanisti, e ovviamente dell'Andrea Pezzi foundation. Ma quello che mi interessa davvero è parlare dell'umano, riportare tutto in una dimensione umana, non so se mi spiego".

Uno spettacolo che assomiglia a un lezione, insomma

"No, al contrario. Gli interventi di Livermore prima e la regia di  Clemente Pernarella dopo hanno dato al testo una dimensione teatrale. Si ride molto, si riflette anche. E' un testo culturale, ma ho provato a mescolare la serietà con la leggerezza. Dentro c'è una storia, una storia vera, capitata a Milano. Ricostruisco un'esperienza vissuta, c'è una riflessione profonda. E poi c'è una componente fondamentale: la musica. La colonna sonora è dal vivo: chitarra e voce di Giua, musicista capace di costruire un paesaggio sonoro che accompagna il racconto senza illustrarlo, lasciando spazio al pensiero. Ecco, per me c'è un triplo binario: musica, emozione e racconto".

Parliamo di IA: davvero siamo già al punto di rimpiangere l'intelligenza naturale?

"Non credo che con l'IA si perda intelligenza naturale. L'Intelligenza Artificiale è uno stimolo, un antieroe momentaneo. Io personalmente sono perfettamente a favore dell'AI, ma è fondamentale capire che idea di essere umano vogliamo portare avanti".

Non mi dica che per scrivere lo spettacolo si è fatto aiutare dall'IA...

"No, no, l'ho scritto io. Ma devo dire che, in questo campo, trovo l'AI tutt'altro che inutile. Come tutte le cose, però, bisogna saperla usare: la cosa difficile è interrogarla nel modo giusto per portarla a diventare qualcosa di davvero significativo e utile per i nostri scopi. Se usata male, l'IA è solo una supercazzola superficiale: fa giri i parole per dirti esattamente quello che vuoi sentirti dire. Per questo, va istruita".

Daniele Angi

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