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Attualità | 13 marzo 2019, 18:27

9.500 studenti scelgono il "panino da casa", ma la fuga dalle mense scolastiche torinesi rallenta

Sul servizio pende la spada di Damocle della sentenza della Sezioni Unite della Cassazione, che sarà chiamata a decidere se esiste un diritto dei genitori di scegliere tra mensa e "baracchino"

9.500 studenti scelgono il "panino da casa", ma la fuga dalle mense scolastiche torinesi rallenta

Sono 9.500 gli studenti - circa uno su quattro - che ad oggi hanno scelto il "panino da casa" al posto della mensa, nelle scuole elementari e medie di Torino.

Un dato in crescita se paragonato al passato ma, come ha chiarito l'assessore comunale all'Istruzione Antonietta Di Martino, il trend di abbandono "è rallentato rispetto agli anni passati". 

Sul servizio di refezione scolastica ad oggi pende la spada di Damocle della sentenza della Sezioni Unite della Cassazione, che sarà chiamata a decidere se esiste un diritto dei genitori degli alunni delle scuole elementari e medie di scegliere, per i propri figli, tra la mensa e il "baracchino" portato da casa e di consumarlo nei locali delle scuola. 

"Se sarà riconfermata la sentenza - ha commentato la Di Martino - sarà dovere della città preoccuparsi dei bimbi che hanno scelto il pasto domestico ed occuparsi degli aspetti organizzativi, legati al consumo del pasto promiscuo, con le scuole". Di Martino ha poi aggiunto di essersi già mossa su questo fronte con l'Anci per avere "delle linee guida regionali e nazionali". 

"C'è un indirizzo chiaro del consiglio comunale - ha spiegato l'assessore - di lavorare per la valorizzazione delle mense, perché è condiviso da tutti che questo non è solo un servizio, ma è correlato al benessere, all'equilibrio nutrizionale e alla sostenibilità ambientale". La capogruppo di Torino in Comune Eleonora Artesio, accogliendo con favore le riduzioni sulle tariffe mense approvate negli scorsi giorni dalla giunta Appendino, ha ribadito la necessità di azzerare la quota di iscrizione. 

"La nostra proposta - ha replicato Di Martino - fa riferimento alla difficile situazione del bilancio, quindi non era possibile tagliare completamente la quota fissa".

Cinzia Gatti

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