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Storie sotto la Mole | 14 aprile 2019, 15:28

Emilio Salgari, l’autore che raccontò mondi esotici senza mai visitarli veramente. L’ultima casa si trova a Torino, in corso Casale 205

Il suo corpo ora riposa nel cimitero monumentale di Verona. Il suo talento ormai riconosciuto popola la fantasia dei lettori di tutto il mondo.

La casa di Salgari

La casa di Salgari

Frase dopo frase, pagina dopo pagina, libro dopo libro.

"Papà, dovresti prendere una pausa" entra nel mio studio la mia diletta Fatima. Figlia adorata. Io la ringrazio, le sorrido ma non mi alzo. Devo finire il mio lavoro, devo onorare i miei impegni, devo saldare i miei debiti. Lavoro tutti i giorni dell'anno. Non esiste domenica, non vi è festività alcuna, un eterno calendario di doveri.

Il Po scorre placido poco distante dalla mia finestra mentre io faccio muovere eroi ed eroine in un mondo lontano, esotico. Mondo che conosco solo tramite atlanti e cartografie. Racconto una natura rigogliosa dal chiuso della mia stanzetta. Giungle, pirati, animali tanto splendidi quanto letali, popolazioni lontane e misteriose nascono dalla mia penna qui in corso Casale 205, a Torino. Sorrido amaramente e mi verso un altro bicchiere di Marsala.

"Bevi troppo, padre" mi sgrida Omar, il mio primogenito. Ma lui non capisce. Non può capire. Io ne ho bisogno. Ne ho bisogno per lavorare, ne ho bisogno per non pensare a quanto mi manchi sua madre, mia moglie. Lei, Ida, ha perso la testa e ora si trova in quel manicomio, quell'inferno in terra. Che posto orrendo, se solo potessi cancellare i nostri debiti, se questa fame disperata di pochi spiccioli si potesse placare, se potessi riportarla a casa, curarla con le mie mani, la mia amata, la mia unica perla.

"Padre, ti riposi?" mi chiede mia figlia.

"Sì, cara" , le rispondo prima di uscire con un fascio di fogli sotto il braccio, lasciando alle mie spalle uno studio intriso del fumo delle sigarette che consumo ogni giorno, ad ogni ora del giorno. Mi riposo. Nella mia vita senza requie, per riposo i miei figli ed io intendiamo la salvifica separazione dalla scrivania, il respiro dell'aria fresca lungo la strada per poi raggiungere la biblioteca e mettermi a fare ricerche tra carte ed atlanti. A cercar notizie, a scoprire luoghi, nuove ambientazioni per le mie nuove storie. Per i miei personaggi. Liberi loro. Ogni giorno diverso dal precedente, il loro. Mentre non è così per me. Non è così la mia vita.

La gente mi legge, mi ama, la critica no. La mia non è letteratura ma leggero passatempo.

Il mio sudore, la mia fatica, il mio unico talento. Materiale per gentucola. Il nulla su carta. Non sono un intellettuale che crea mondi ma un operaio che neanche ha il tempo di rileggere le pagine che produce. Tutto perfetto alla prima stesura, non mi posso permettere errori cadrebbero sulla mia misera reputazione e soprattutto sul mio portafoglio.

Io non avrò un lieto fine, non ho la fortuna di alcune delle mie creature, non mi è concessa, ma posso avere almeno una via d'uscita. Me la guadagnerò, disperato, con le mie stesse mani, nel mio ultimo e unico gesto di ribellione.

"Papà ti riposi anche oggi?"

"Sì cara" esco da casa per l'ultima volta. Sotto braccio non ho fogli ma nella tasca un rasoio e sopra il tavolo ho lasciato delle lettere: l'addio alla mia amata famiglia, il luogo dove trovare il mio corpo e la definitiva invettiva per chi ha rubato da me l'ultimo respiro e la gioia di vita e talento.

«A voi che vi siete arricchiti con la mia pelle, mantenendo me e la mia famiglia in una continua semi-miseria od anche di più, chiedo solo che per compenso dei guadagni che vi ho dati pensiate ai miei funerali. Vi saluto spezzando la penna.»

Emilio Salgari, autore veronese, trascorse gli ultimi undici anni della sua vita a Torino. Sommerso dai debiti fu costretto a produrre libri con un ritmo serrato, chiuso in casa a scrivere giorno e notte solo per riuscire a mantenere appena dignitosamente la propria famiglia. Alla fine lo stress di una mole di lavoro tale ebbe la meglio. Depresso e stremato si tolse la vita con un rasoio nel parco di Villa Rey. Si squarciò ventre e gola in mezzo al verde e con gli occhi rivolti al cielo, un'immagine che, se non fosse vera, parrebbe tratta dalle sue pagine.

Il suo corpo ora riposa nel cimitero monumentale di Verona. Il suo talento ormai riconosciuto popola la fantasia dei lettori di tutto il mondo.

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