In Piemonte, le Associazioni Fondiarie, nate dal 2012 e già attive, sono diverse: in provincia di Cuneo, a Carnino e Upega, nel Comune di Briga Alta, in Alta Val Tanaro; a Montemale, in Valle Grana; a Ostana, in Valle Po; a Stroppo e Macra, in Valle Maira; in provincia di Alessandria, ad Avolasca e Caldirola; in provincia di Torino, a Lauriano e Usseglio.
Nel novembre 2016, la Regione, grazie all’impegno dell’assessore Alberto Valmaggia, ne ha ufficializzato la costituzione con la Legge approvata in sede legislativa dalla Commissione Attività Produttive, Montagna e Turismo. Quali sono gli obiettivi del provvedimento? Favorire la ricucitura e il recupero dei tanti terreni frazionati e incolti che sono presenti nelle terre alte e nelle zone collinari (in Piemonte il 53% della superficie complessiva), per renderli nuovamente produttivi e, di conseguenza, appetibili al riuso.
La Legge prevede dei contributi. In quest’ottica la Regione ha previsto lo stanziamento di 300.000 euro all’anno. Inoltre, il Comitato di Sorveglianza sul Programma di Sviluppo Rurale (Psr) 2014-2020 ha approvato la modifica allo stesso Psr, riservando la misura 4.3.2 alle Associazioni Fondiarie. Con un importo complessivo destinato allo scopo di 950.000 euro.
Infine, nello scorso mese di gennaio, la Giunta Chiamparino, sempre su proposta dell’assessore Valmaggia e proprio per favorire il recupero dei terreni incolti o abbandonati, ha stabilito le modalità e i criteri capaci di favorire il percorso.
L’assessore Valmaggia: “Per le zone considerate marginali si tratta di un’opportunità di crescita economica, ma anche di salvaguardia del territorio e dell’ambiente”.














