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Economia e lavoro | 10 giugno 2018, 17:30

Il papà del barista-robot: "A Los Angeles non scioperano per noi, però bisogna fare qualcosa per proteggere chi lavora"

Emanuele Rossetti (ceo della torinese Mark Shakr, che ha realizzato Tipsy robot): "Venduti 7 esemplari in tutto il mondo. Per ora siamo una goccia in un oceano. Ma in futuro si dovrà investire in formazione delle risorse umane e tassare chi usa l'intelligenza artificiale"

Il papà del barista-robot: "A Los Angeles non scioperano per noi, però bisogna fare qualcosa per proteggere chi lavora"

Da Torino a Las Vegas, guidati da un braccio meccanico. Quello di Tipsy robot, il macchinario in grado di creare e miscelare cocktail che nemmeno Tom Cruise, ma che proprio nella città dei casinò ha scatenato nei giorni scorsi la protesta e lo sciopero di decine di migliaia di baristi, spaventati dalla minaccia che questo nuovo prodotto getta sulla loro occupazione.



Una protesta che, scavalcato l'oceano con la sua eco, ha lasciato stupefatti i fondatori dell'azienda che a quel progetto futuristico (e divertente) ha dato prima la mente e poi il corpo: la Makr Shakr fondata all'ombra della Mole tra il 2014 e il 2015. Ceo dell'azienda (e socio insieme a Carlo Ratti, docente al Mit di Boston) è Emanuele Rossetti, che ha ben chiari i contorni della questione. “Bisogna chiarire innanzitutto le dimensioni, i numeri: al momento abbiamo venduto la nostra macchina a 7 bar in tutto il mondo. In pratica, siamo una goccia in un oceano, visto che i bar sul pianeta si contano con numeri di almeno cinque zeri. Mi viene da pensare, dunque, che dietro una protesta così massiccia debba per forza esserci dell'altro”.

Ingegner Rossetti, però è innegabile che la robotica cambierà il mondo del lavoro.
“E' inevitabile. Esattamente come è successo un secolo e mezzo fa con l'ultima rivoluzione industriale. Ma credo che nel giro di 15/20 anni siano ben altre le professioni a rischio: penso per esempio ai guidatori di camion o ai taxisti, piuttosto che i barman. Sono le nuove tecnologie dell'auto a guida autonoma a minacciarli. Ma anche l'avvento delle prime auto in assoluto aveva di fatto cancellato alcuni mestieri. Questo nel breve periodo, poi è stata un'invenzione che ha portato con sé benefici e benessere per moltissimi. E' l'evoluzione. Ed è un processo inarrestabile nella vita dell'uomo, da sempre”.

Tutto sta in quanto tempo l'uomo sa adattarsi alla novità.
“Esatto. E senza dubbio, oggi, gli effetti delle nuove tecnologie impattano in maniera molto più rapida sulla vita di tutti i giorni. Se un secolo e mezzo fa serviva una generazione, ora sono sufficienti pochi lustri e l'impatto è brutale, spesso. Ecco perché bisogna farsi trovare pronti ed essere in grado di gestire il cambiamento, la transizione. Altrimenti ne resteremo sempre spiazzati, perché non avremo gli strumenti per adattarci”.

Già, ma come si fa tutto questo?

“Si deve partire secondo me dalla scolarizzazione. La transizione e i suoi effetti devono essere insegnati, in modo che possa trasmettere effetti positivi. Sono poi molto d'accordo con Bill Gates per quanto riguarda il gap tra chi ha capitali, può investire in nuove tecnologie e trarre profitto e chi invece rischia solo di pagarne il conto. In questo caso bisognerebbe redistribuire la ricchezza generata tassando l'uso di determinati robot e dell'intelligenza artificiale. Devono essere due cammini paralleli: formazione e redistribuzione. Più che un barista, bisogna formare un esperto di cocktail che sappia sfruttare appieno la macchina che sa miscelare”.

Massimiliano Sciullo

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