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Sanità | 09 marzo 2020, 17:25

Coronavirus, l'audio allarmante dell'infermiera che gira su Whatsapp "non è un fake, ma i toni sono esagerati". Ce lo spiega il virologo Di Perri

Il messaggio dell'infermiera che semina panico e denuncia scarsità di letti parte dall'Amedeo di Savoia. Di Perri: "Era una conversazione privata. Toni alterati per spaventare un giovane. Ma l'invito alla prudenza è giusto. Forse alle persone servirebbe un pizzico di paura in più"

Coronavirus, l'audio allarmante dell'infermiera che gira su Whatsapp "non è un fake, ma i toni sono esagerati". Ce lo spiega il virologo Di Perri

Da ieri sui social, in particolare su whatsapp, gira un audio di una sedicente infermiera dell'Amedeo di Savoia, l'ospedale di Torino che in Piemonte è punto di riferimento per le malattie infettive.

Secondo questa donna, il ceppo del coronavirus che si sta diffondendo a Torino non sarebbe lo stesso che si è diffuso nel Lodigiano, ma uno autoctono. Poi l'invito: "State a casa, in particolare se siete anziani. Non vedete nessuno, non frequentate nemmeno gli amici, lavatevi le mani". A seguire, il finale allarmante: "Cosa succederà quando non avremo più posti in rianimazione? Dovremmo scegliere chi ricoverare e chi no, chi salvare e chi lasciar morire".

All'ascolto di questo messaggio, che ha letteralmente invaso i cellulari di migliaia di persone, molti si sono allarmati. Altri hanno pensato a un falso, a una "fake news". Addirittura l'assessore regionale Matteo Marnati ha lanciato oggi un appello ad affidarsi soltanto alle comunicazioni ufficiali e non ai messaggi che girano sui social. Eppure c'era chi assicurava che l'audio fosse vero, nel senso che fosse stato fatto veramente da un'infermiera.

Per chiarire la questione abbiamo sentito il professor Giovanni di Perri, virologo responsabile della clinica universitaria dell'Amedeo di Savoia: "Quando ho sentito l'audio, che anche mia moglie ha ricevuto sul telefonino, non ci volevo credere. La persona che parla è infatti davvero una dipendente dell'ospedale, una bravissima infermiera".

"Oggi – ci ha spiegato – abbiamo cercato di capire come mai abbia deciso di fare quell'audio. E abbiamo scoperto che si trattava di una conversazione strettamente privata, che avrebbe dovuto restare in una cerchia ristretta di persone. Tutto infatti sarebbe nato dalla richiesta di una conoscente della donna: una signora che ha un figlio 17enne un po' indisciplinato che non voleva seguire le direttive per evitare il contagio. Poiché in casa sua c'è un malato, quindi una persona a rischio, avrebbe chiesto all'amica infermiera di registrare un appello accorato alla prudenza in modo da "spaventare" un po' il giovane. Soltanto che poi l'audio è stato diffuso a tradimento diventando virale".

"Senza dubbio - prosegue Di Perri - l'emotività del momento ha forse spinto l'infermiera a esagerare un po' nei toni. Ma va capito anche che la situazione che stanno vivendo gli operatori sanitari è difficile: l'atmosfera che si vive in città, e a maggior ragione negli ospedali, unita allo sforzo fisico e mentale a cui tutti noi qui siamo sottoposti hanno probabilmente spinto la donna un po' fuori dalle righe. Di assolutamente vero però resta il messaggio di prudenza che ha evocato: la gente deve capire che deve stare a casa, evitare i contatti, lavarsi bene le mani. Tutte cose che diciamo da tempo. Soltanto così il virus verrà limitato e poi sconfitto".

Sulla situazione all'Amedeo di Savoia, Di Perri conferma: "La situazione è in evoluzione, ci sono pazienti che entrano e pazienti che escono. Noi stiamo assorbendo questa ondata facendo il nostro dovere. La disponibilità di letti è limitata ma si stanno mettendo in atto iniziative per aumentarla. Se dovremo scegliere tra un paziente e un altro? Quello che dice l'infermiera nell'audio è inesatto: è un passaggio infatti che compete alla rianimazione, quindi a una fase successiva. Non si può escludere che comunque prima o poi potremmo essere costretti a fare delle scelte. Per questo è importante intervenire subito e limitare i contagi".

In generale, cosa pensa della diffusione del coronovirus e della nostra capacità di arginarne l'azione? "Per il futuro siamo ottimisti. Nella zona di Codogno il numero di nuovi casi giornalieri inizia a ridursi e questo ci fa ben sperare. In genere, si parla di una quarantena di 14 giorni, ma probabilmente già dopo una settimana di sforzi, se tutti applicano le norme di comportamento che ormai tutti conoscono, potrebbero vedersi risultati positivi nella riduzione di nuovi contagi. Un punto è però importante: le misure di sicurezza adottate ora nella zona rossa e nel Torinese vanno al più presto estese a tutta l'Italia. Farle partire solo dove il virus è già diffuso è sbagliato. Per evitare nuovi contagi, va anticipato".

"Se mi è concessa un'ultima battuta sull'audio dell'infermiera: forse, in questo momento, un po' più di paura servirebbe davvero".

Daniele Angi

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