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Sanità | 08 aprile 2020, 18:32

Coronavirus, Icardi difende il sistema Piemonte: "Letto numeri strani, sui tamponi ci siamo attenuti alle regole. E a nessuno è stata negata la cura necessaria"

L'assessore alla Sanità: "Non c'è un caso Piemonte e non c'è stata una gestione sbagliata dell'epidemia. Numeri diversi rispetto al Veneto per variabili indipendenti dal numero di verifiche fatte. Impensabile fare 4,5 milioni di test a tappeto. E chi aveva bisogno, ha potuto accedere alla terapia intensiva o subintensiva"

Coronavirus, Icardi difende il sistema Piemonte: "Letto numeri strani, sui tamponi ci siamo attenuti alle regole. E a nessuno è stata negata la cura necessaria"

"Non c'è un caso Piemonte e non c'è stata una malagestione della situazione Coronavirus". Dopo giorni di discussioni sulle cifre - e ora che la curva del contagio sembra finalmente aver perso un po' della sua aggressività - l'assessore regionale alla Sanità, Luigi Icardi, rinforza le difese contro chi accusa di aver approcciato in maniera sbagliata l'emergenza Covid-19, in particolare per quanto riguarda i test effettuati con i tamponi. "Ho letto dati e riferimenti strani a un cosiddetto Caso Piemonte - dice l'esponente della giunta Cirio -: numeri che ci hanno stupito e amareggiato, perché non corrispondono al vero. Non so come siano stati ottenuti, visto che epidemiologia e statistica sono scienze complesse e non è possibile fare deduzioni da bar. Si rischia di dare un'immagine di questa regione che non è quella fedele alla realtà".

Tutto il ragionamento, però, ruota intorno ai tamponi. E ai numeri che riguardano Veneto o Emilia Romagna. "L'andamento dei casi di Coronavirus in Piemonte, per data di diagnosi, mostra una curva che è ovviamente influenzata dal numero dei tamponi effettuati - dice Icardi -. I casi positivi aumentano perché abbiamo fatto più tamponi e abbiamo potenziato la rete dei laboratori, arrivati a 18. Oggi sono stati fatti 3750 test, molti di più rispetto a quanto riuscivamo a fare all'inizio. Ma l'andamento non è crescente, anzi segue una curva epidemica classica". E il rapporto tra numeri di tamponi fatti e casi positivi, secondo la Regione, non è univoco: "Se l'Emilia Romagna ha il 23% di test positivi e il Veneto il 7%, come Piemonte abbiamo il 30%, ma questo accade perché abbiamo fatto tamponi solo sui sintomatici, mentre il Veneto li ha fatti anche sugli asintomatici, allargando dunque la base statistica".

L'altro aspetto che Icardi ribadisce è il rispetto delle regole. "Il 27 febbraio il Ministero ha emanato i parametri e i criteri con cui, secondo l'Istituto superiore di Sanità, andavano fatti tamponi sui sintomatici. Ancora adesso è così e noi ci siamo sempre attenuti a queste regole".

E il numero di tamponi fatti non incide nemmeno sul numero di persone che hanno perso la vita. "I decessi totali sono molti di più in Emilia Romagna, con 2180 casi - dice Icardi - anche se in quella regione sono stati fatti quasi il doppio dei tamponi rispetto a noi, che contiamo 1319 decessi, 903 maschi e 416 donne, mentre il Veneto ne ha 695. Il tasso di mortalità grezzo del Piemonte, inoltre, è inferiore rispetto a Lombardia, Liguria, Emilia Romagna, Trentino e Marche. Siamo complessivamente l'ottavo tasso d'Italia e siamo sotto la media nazionale. Inoltre siamo nella fase calante della curva dei decessi".

Certo, a fronte di questi calcoli si sottrae ancora il mondo delle residenze per anziani, potenzialmente un detonatore di casi nuovi. E l'assessore Icardi lo sa: "C'è ancora la variabile delle RSA che è ancora una variabile indeterminata, anche se buona parte delle strutture in Piemonte sono in sicurezza, con il controllo degli accessi dall'esterno e la presenza di dotazioni di protezione. Chi ha applicato queste misure, oggi, non ha problemi. Mentre in altri casi si sono sviluppati focolai su cui stiamo intervenendo".

Altri numeri confortanti, invece, riguardano le persone che sfuggono alla morsa del Covid e i ricoveri in terapia intensiva. "L'andamento delle guarigioni ci mostra come i tempi debbano essere lunghi, ma contiamo 709 pazienti guariti e 565 in via di guarigione e dunque il dato è confortante. Anche la curva della terapia intensiva è calante, ma nel frattempo abbiamo raddoppiato le disponibilità passando da meno di 300 a quasi 600 posti: lo sforzo fatto dalla rete ospedaliera è encomiabile, molti ospedali sono stati riconvertiti al 40% in Covid e siamo riusciti a dare cure intensive e subintensive a chiunque avesse necessità. Nessuno, per motivi di posti, ha ricevuto cure diverse da quelle di cui aveva bisogno".

Certo è che il Piemonte ha dovuto sopportare, soprattutto all'inizio dell'epidemia, una pressione notevole sulla terapia intensiva. "L'utilizzo dei posti è stato così alto all'inizio perché nei primi giorni sono stati contagiati soprattutto anziani - dice Icardi -: pensiamo per esempio al caso della balera di Alessandria, con un paio di serate con migliaia di contagiati di cui non avevamo contezza, oppure il caso della comitiva astigiana in arrivo dalla Liguria, che però abbiamo affrontato al meglio. E poi abbiamo un aggregato urbano esteso come Torino che in Veneto per esempio non c'è. Sono tutte variabili che messe insieme spiegano le differenze attuali, che non sono però legate al totale dei tamponi effettuati".

E il parallelo con il Nord Est non finisce qui: "In Veneto lo svolgimento epidemico è stato completamente diverso, con piccoli focolai distribuiti su tutto il territorio regionale, più facili da controllare e loro sono stati molto bravi. L'Emilia Romagna, regione prima in Italia per risposta sanitaria, ha avuto un focolaio esplosivo come il nostro ha avuto difficoltà a rispondere".

Tornando ai tamponi, poi, gli esperti della Regione ribadiscono come "Fare tamponi negativi non garantisce che in futuro queste persone non possano diventare positive. I test si fanno - al contrario - per verificare che chi era positivo, è guarito e ora non lo è più". Inoltre, aggiunge Icardi: "Pensare di fare 4,5 milioni di tamponi, ogni due giorni, mi pare impossibile da fare per chiunque. Ma stanno emergendo test sierologici innovativi che entro fine mese dovrebbero essere approvati dal ministero, particolarmente efficaci e affidabili. Abbiamo fiducia. Ma l'unica soluzione certa sarà un vaccino. Prima bisogna essere consapevoli che ci vorrà prudenza, con una ripresa graduale".

Intanto, non tutti i piemontesi sembrano ligi alle regole. "Il fatto che ci sia tantissima gente in giro l'abbiamo segnalato a tutti i prefetti. Bisogna continuare ad avere comportanti responsabili. Tentare di dribblare le regole può solo portare all'autorete. Mi rendo conto che è difficile, soprattutto con la bella stagione, ma le misure di contenimento sono l'unica soluzione per fare abbassare ancora la curva: la riduzione sarà progressiva, ma non sarà così veloce. Servirà tempo", conclude l'assessore regionale alla Sanità.

redazione

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