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Sanità | 16 aprile 2020, 07:00

Parla un paziente positivo costretto a casa: “Nessuna notizia sul secondo tampone, mi sento abbandonato”

Lo sfogo di Dario, 46 anni, che dal 27 marzo vive in isolamento lontano da moglie e figlia: "Non chiedo assistenza o conforto ma istruzioni su cosa fare"

Parla un paziente positivo costretto a casa: “Nessuna notizia sul secondo tampone, mi sento abbandonato”

Dario ha 46 anni e lo scorso 27 marzo, a seguito di una forte cefalea, si è recato al pronto soccorso dell’ospedale Mauriziano dove i medici gli hanno riscontato la presenza di Covid-19. Da allora, come prevede il protocollo, non avendo sintomi “importanti”, Dario è tornato a casa, ma isolato dalla moglie e dalla figlia di 22 anni. “In realtà mia figlia - spiega a Torino Oggi - era in viaggio, così le abbiamo suggerito di non rientrare a casa e trasferirsi dal fidanzato. Mia moglie vive al piano di sotto mentre io mi sono trasferito in mansarda. Dal 27 marzo non ho più ricevuto notizie, a parte una telefonata proveniente non so da quale ufficio che mi esortava a restare confinato nella mia stanza, utilizzando un bagno privato, lontano da tutti. Ho chiamato il mio medico di base, mi ha detto che ha inviato la documentazione agli organi competenti, ma senza ricevere alcun feedback. Adesso sono trascorsi 19 giorni e mi chiedo per quanto tempo dovrò stare in queste condizioni, per quanto tempo mia figlia non potrà tornare a casa e per quanto tempo mia moglie dovrà dormire sul divano. So bene che siamo in piena emergenza - conclude Dario - ma io e altri pazienti positivi  al primo tampone abbiamo il diritto a ricevere una comunicazione, qualche istruzione. Non chiedo assistenza o conforto ma devono spiegarci cosa fare. Dal punto di vista psicologico non è facile vivere questa situazione di incertezza”.

Nel pomeriggio di ieri, intanto, il presidente del gruppo consiliare dei Moderati in Consiglio regionale Silvio Magliano è tornato a parlare delle comunicazioni di sospetti casi di positività al Covid-19 inviate via email e mai recapitate, bloccate da una casella di posta intasata. “Fatti - dice Magliano - che sembrano incredibili nel 2020, così come incredibile è il candore con il quale sono ammessi. Se si sono perse le email, mi chiedo, chissà che cos'altro ha fatto la stessa fine: chissà quali informazioni e chissà quali dati. Mi auguro che il presidente Cirio, una volta stabilite le responsabilità, esoneri e sostituisca prontamente chi nella catena di comando non è riuscito a evitare un intoppo così banale. Sono numerosi i casi segnalatimi di persone rimandate a casa dopo una visita in ospedale e ancora in attesa di conoscere l'esito del tampone. Per battere il virus abbiamo bisogno di un altro livello di tecnica e di efficienza”.

Marco Panzarella

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