“Milàn l’è un gran Milàn”, si sa, e noi torinesi, questa cosa la patiamo un po' e anche questo si sa. Quindi quando gli ingombranti vicini meneghini si inventano qualcosa, ci sentiamo in dovere di copiarlo.
Non sfugge a questa regola la trovata avuta dal primo cittadino milanese, Beppe Sala, che in zona centrale ha ridotto la velocità massima delle auto a 30 km/h. Ti pare che la nostra prima cittadina si lasciava sfuggire l'occasione? Con adeguato provvedimento, in quasi tutte le carreggiare laterali di Torino, è stato imposto il limite di velocità dei 20 km/h (vorrai mica essere da meno di Milano) e, a quanto pare, verranno installati dei dissuasori/limitatori di velocità. Spesa peraltro superflua, perché basterebbe evitare di riparare tutte le buche esistenti e l'effetto dissuasione/rallentamento, sarebbe garantito gratuitamente, anzi, risparmiando.
E così tutta una serie di controviali, così peculiari della nostra città, sono diventati delle corsie ciclabili miste auto, in cui, ovviamente, a soccombere sono le auto. Si vuole chiaramente favorire l'utilizzo della bicicletta per gli spostamenti cittadini, perché causa virus i mezzi pubblici viaggeranno mezzi vuoti per rispettare il distanziamento sociale e quindi o si devono raddoppiare le corse o si devono favorire le alternative: la prima costa, la seconda è gratis, avevamo dubbi su quale sarebbe stata la prescelta?
Peccato però, che da sempre, nella nostra città, le carreggiate centrali dei corsi abbiano una segnaletica, un po' obsoleta, che vieta il transito a carri a cavalli, carretti a mano e biciclette. Le prime due categorie non esistono più, la terza, sovente, se ne frega, con buona pace di chi dovrebbe controllare. I controviali, dunque, sono già abitualmente frequentati da ciclisti, anche dove esistono piste ciclabili che scorrono parallele, sulla parte che separa la carreggiata centrale da quella laterale, ma evidentemente non piacciono abbastanza.
E poi, vuoi mettere, ci sono anche i marciapiedi, che oltre a essere completamente sgomberi da auto, sono a portata di mano dal portone dell’abitazione, o ufficio, o negozio, che si devono raggiungere. Inoltre, consentono di viaggiare anche contromano, senza correre il rischio di trovarsi un veicolo che lo percorre, incauto, nel corretto senso di marcia. Come? Sul marciapiede ci sono i pedoni? Ehhh vabbè, si spostano, no?
Quanto agli automobilisti che abitano e magari hanno il garage o parcheggiano nelle vie laterali ai corsi, e che per forza di cose devono uscire di casa, si faranno il tragitto nel controviale, fino al primo sbocco sul viale, in prima al minimo dei giri. La macchina consuma il doppio e si rovina? Pazienza. Era da un po' che questa smania pseudoecologista covava sotto la cenere e il virus ha fornito la scusa per dare la spallata. E ben venga, dunque, questo nuovo slancio pedalatorio, ma porti però con se tutto il corredo necessario.
Diventando, di fatto, utenti della strada di primissimo livello, le biciclette dovrebbero essere dotate di targa, intestata al proprietario, che consenta di sanzionare il conducente quando commette infrazioni al codice della strada, così come avviene per tutti quelli che sulla strada circolano e sono soggetti al rispetto delle regole di comportamento stradale.
Parimenti, dovrebbe essere resa obbligatoria una assicurazione di Responsabilità Civile, che tuteli le due parti, sia chi ha provocato l'incidente, sia chi ne subisce le conseguenze, che sia l’auto che investe il ciclista, come il ciclista che per non perdere velocità e slancio nella pedalata, si infila tra i veicoli magari più lenti o fermi al semaforo, rigandone la carrozzeria, o peggio, provocando tamponamenti tra auto, dovuti a brusche frenate improvvise, causate da manovre azzardate delle biciclette.
Infine, un pizzico di buon senso, che non dovrebbe mai mancare a nessuno. Quando si arriva a destinazione dopo una bella pedalata, il corpo ha sudato ed emana un odore intenso, sovente sgradevole. Sarebbe opportuno portarsi dietro salviette umidificate e deodorante per una sommaria ma efficace opera di pulizia a cui far seguire il cambio dell’indumento sudato utilizzato nel viaggio. I colleghi di lavoro o di studio non devono essere obbligati a subire la vostra traccia olfattiva a tutti i costi.
In buona sostanza, spostarsi in bicicletta è un sacrosanto diritto di chiunque, ma come ogni diritto, porta con se il retro della medaglia, che sono i doveri, senza il rispetto dei quali non può esistere civile convivenza.














