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Scuola e formazione | 28 giugno 2020, 07:50

Niente lezioni in presenza, le scuole di lingue rischiano la chiusura. L'appello: "La Regione ci faccia riaprire"

"Serve una risposta prima del 14 luglio per non bruciarsi la stagione estiva". Il capogruppo dei Moderati, Magliano: "Non c'è più tempo da perdere. Il Presidente Cirio apporti le modifiche necessarie all'ordinanza del 13 giugno"

Niente lezioni in presenza, le scuole di lingue rischiano la chiusura. L'appello: "La Regione ci faccia riaprire"

"Le Scuole di Lingue piemontesi battono, ma la Regione non risponde". Lo scrive in una nota Silvio Magliano, capogruppo dei Moderati in Consiglio regionale. Unico politico, al momento, a portare avanti la richiesta che una ventina di questi enti privati ha presentato, con una petizione, al presidente Alberto Cirio e alla sua giunta.

"Quello che chiediamo - spiega Chiara Avidano, in rappresentanza delle circa venti scuole di lingue che hanno firmato la petizione - è semplicemente di tornare a lavorare, ovviamente nel rispetto di tutte le norme e in piena sicurezza". A bloccare, di fatto, il lavoro di queste realtà è l'ordinanza dello scorso 13 giugno che vieta le lezioni in presenza. "E' illusorio pensare che possiamo continuare a lavorare online, come siamo stati costretti a fare in questi mesi di lockdown - spiega ancora Avidano - perché ormai i nostri clienti non hanno più voglia di passare del tempo da soli a casa davanti a un pc, hanno voglia di uscire e di condividere con gli altri le lezioni".

Avidano nota che, oltretutto, "riaprono i cinema e tra qualche giorno addirittura le discoteche. Noi no ed è difficile da accettare, perché i centri linguistici non sono equiparabili alle scuole di ogni ordine e grado e soprattutto sono per loro natura perfettamente in grado di seguire un eventuale protocollo di sicurezza. Già normalmente le nostre classi sono dedicate a non più di 12 studenti, in aule molto ampie, congrui spazi e con i banchi distanziati. Molte lezioni, poi, sono addirittura individuali o con piccolissimi gruppi. Addirittura le modalità didattiche sono tali da scongiurare il rischio di assembramenti. Il rischio aggregativo che ci sarebbe da noi, insomma, è di gran lunga inferiore a quello di un cinema o un teatro".

La realtà è che in altre regioni è possibile fare lezioni in presenza già da maggio o inizio giugno grazie alle ordinanze dei governatori. In Piemonte no, almeno fino al prossimo 14 luglio. "Alcune scuole - spiega ancora Avidano - fanno l'incoming per studenti stranieri, che vengono in Italia per una vacanza studio. Già ci aspettiamo un calo di flussi per questa estate, ma al momento a chi ci chiama per sapere se saremo aperti al momento non sappiamo nemmeno cosa rispondere. Se la Regione non decide in fretta, ben prima del 14 luglio, rischiamo di bruciarci tutta la stagione. E, diciamolo chiaramente, senza lezioni non abbiamo entrate e senza entrate rischiamo seriamente di non riaprire più nemmeno a settembre, visto che gli affitti e le strutture vanno pagati ugualmente".

"La chiave di tutto - spiega Magliano, che si rivolge direttamente al presidente Cirio - è  cambiare l’articolo 28, in modo da evitare chiusure in serie. L’applicazione scrupolosa dei protocolli sarebbe, presso queste scuole, assoluta garanzia di sicurezza. Alla Giunta chiedo un atto di coraggio a tutela di enti privati che si sostengono con le quote versate dagli studenti stessi. Esaurita la misura, per sua natura temporanea, della cassa integrazione, sarà difficilissimo, per queste scuole, anche solo pagare affitti e stipendi. Finiti i corsi precedentemente attivati e obbligatoriamente convertiti online, l’intero settore rischia la paralisi".

"La politica regionale - conclude Magliano - non può limitarsi, per prudenza o miopia, ad assimilare i Centri Linguistici alle Scuole: deve avere il coraggio di adottare linee guida specifiche e ulteriori rispetto a quelle previste dal dpcm dell'11 giugno. Attendiamo risposte, a tutti i livelli".

Daniele Angi

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