“Siamo offesi dall’ultimo decreto legge”. Maria Luisa Coppa, presidente di Ascom Confcommercio Torino, non aspetta nemmeno che il premier Conte abbia finito di parlare per commentare l’ennesima chiusura che il Governo impone al Paese.
“Questo nuovo Dpcm - attacca Coppa - sancisce che al Governo non importa niente delle nostre imprese. Ci hanno chiuso e riaperto, prima di chiuderci nel periodo più importante dell’anno: la vigilia del Natale è per il commercio il giorno più importante e così di conseguenza tutto il periodo fino all’Epifania. Non vale solo per i negozi, ma anche per i bar e i pubblici esercizi”.
La presidente di Ascom Confcommercio Torino accusa il Governo di non avere alcun rispetto delle imprese e vede nelle cause il fatto che i politici non abbiano mai realmente diretto un’impresa: “I nostri governanti non sono mai stati in un’azienda, pensano che compriamo al mattino e vendiamo al pomeriggio, che i ristoranti vadano al mercato al mattino e vendano alla sera. Non hanno idea di cosa voglia dire organizzare un’impresa. La chiusura è un regalo alle multinazionali”.
Forti le critiche su responsabilità e mancati aiuti da parte delle istituzioni, che secondo Coppa hanno sempre preferito lasciare ai commercianti il compito di garantire la sicurezza anche all’esterno dei negozi: “Non c’è stato un aiuto contro gli assembramenti. Non toccava a noi controllare le vie, noi abbiamo controllato dentro gli esercizi commerciali. Immuni, tracciamento, politica dei trasporti: non c’è stato nulla. Hanno solo chiuso le nostre imprese”.
Dalla presidente di Ascom emergono poi forti dubbi circa la sostenibilità economica di tutto il sistema: “I ristori? Sono stati del 20% o 30%. O pensano di immettere finanziamenti a 20 anni, non 7, o le nostre imprese non ce la fanno”. In ultimo, anche un ammonimento ai politici che hanno approvato l’ennesima chiusura: “I nostri imprenditori sono quelli che li votano: non stupiamoci se poi non vogliamo più incontrare una politica che in questi mesi si è dimenticata di noi, la rabbia è troppo forte”.
"Una zona rossa per quattordici giorni è insostenibile – afferma Alessandro Mautino, presidente di Epat - un periodo che da solo vale circa il 20% del fatturato di un intero anno. In sostanza il governo, con questa decisione si assume la responsabilità di decretare la morte di un settore fondamentale per i valori economici e sociali che esprime. I Pubblici Esercizi non sono solo numeri; sono i volti e le mani dei gesti quotidiani, una componente simbolica e materiale della vita quotidiana degli italiani, dei loro ricordi e della via trascorsa insieme. E vorrebbero continuare a lavorare: lavorare non per mettere a rischio il Paese, ma per mettere in sicurezza un patrimonio imprenditoriale e sociale che contribuisce al futuro di tutti".














