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Sanità | 25 novembre 2023, 10:55

Sanità pubblica, un torinese su due non la ritiene più sufficiente e si rivolge al privato

I dati dell'indagine condotta da UniSalute e Nomisma: il 67% sceglie di rivolgersi al privato scoraggiato dalle lunghissime liste d'attesa

foto di archivio

Sanità pubblica, un torinese su due non la ritiene più sufficiente

Il Servizio sanitario nazionale, storicamente un esempio virtuoso a livello internazionale, si trova oggi di fronte a difficoltà crescenti, al punto che secondo molti torinesi non è più sufficiente a garantire le prestazioni di cui avrebbero bisogno. Lo rivela l’ultima ricerca dell’Osservatorio Sanità di UniSalute, che insieme a Nomisma ha sondato le opinioni degli abitanti del capoluogo piemontese sullo stato della sanità pubblica.

Soddisfatto solo un torinese su due

Alla domanda se il servizio sanitario pubblico sia oggi in grado di coprire tutti i propri bisogni sanitari, metà dei torinesi (50%) risponde negativamente, a fronte di un 40% che mostra qualche incertezza (“Più sì che no”) e di appena un 10% per cui la sanità pubblica, da sola, è ancora sufficiente. A conferma di ciò, sotto la Mole oltre due intervistati su tre (69%) dicono di essersi rivolti alla sanità privata nell’ultimo anno, a cui è pronto ad aggiungersi un altro 17% che pensa di farlo nei prossimi 12 mesi.

Liste d'attesa lunghissime

problemi riscontrati nel servizio pubblico sono quelli di cui già molto si discute: su tutti, i tempi di attesa eccessivi, di cui si lamenta il 79% dei torinesi che ritengono il SSN non più sufficiente. Più bassa, al 48%, la percentuale di chi giudica inadeguata la qualità di prestazioni e servizi: seppur di poco, dunque, la maggioranza ritiene ancora buono lo standard offerto dalla sanità pubblica, nonostante le difficoltà in cui si trova.

Passando agli ambiti da migliorare, non ci sono grosse sorprese: perché il servizio sanitario pubblico torni ad essere adeguato ai loro bisogni, i torinesi vorrebbero innanzitutto che si riducessero i tempi di attesa (65%) e aumentasse il personale sanitario (48%). Circa un terzo, inoltre, desidererebbe che si svolgessero più campagne di prevenzione (33%) e che il sistema facesse passi avanti nella digitalizzazione (32%).

Il ricorso alla sanità privata 

Queste richieste troveranno risposta? Il campione torinese interrogato da UniSalute non sembra molto fiducioso: per il 60%, infatti, in futuro il servizio pubblico riuscirà a rispondere ai loro bisogni solo parzialmente, e per un 27% addirittura potrebbe non farlo in alcun modo.

L’augurio è che questo pessimismo si riveli eccessivo, anche considerando che per un torinese su quattro (25%) la salute propria e dei propri cari risulta essere la principale preoccupazione per il futuro, seconda solo alla non autosufficienza personale o di un familiare (34%).

redazione

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