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Sanità | 09 gennaio 2026, 15:36

Ore in eccedenza tagliate: "Alla Città della Salute i problemi si cancellano"

Riceviamo e pubblichiamo la nota di Assomed

Ore in eccedenza tagliate: "Alla Città della Salute i problemi si cancellano"

Alla Città della Salute sembra affermarsi una nuova teoria organizzativa: i problemi non si risolvono, si cancellano. Almeno sulla carta.

Il 31.12 l’Azienda sanitaria ha deciso in maniera unilaterale e con trattativa in corso, di tagliare le ore accumulate in eccedenza da medici e dirigenti sanitari non medici negli anni precedenti il 2024, comprese quelle maturate nel periodo post-Covid, quando l’abnegazione del personale sanitario suppliva a tutto: carenze di organico, emergenze continue, turni infiniti. Ore lavorate per dovere di servizio, spesso non retribuite, oggi trasformate improvvisamente in un errore da eliminare, arrivate alla mostruosa cifra di circa 800.000.

Vale la pena ricordare un punto essenziale, che viene accuratamente rimosso dal dibattito: quelle ore non sono state recuperate non per inerzia o disinteresse del personale, ma proprio a causa delle stesse carenze strutturali e di organico che le hanno generate. 

Il meccanismo che ha prodotto l’eccedenza è lo stesso meccanismo perverso che ne ha impedito il recupero. E l’Azienda, nel frattempo, non ha messo in campo alcuna misura organizzativa per consentire realmente il recupero di quelle ore.

Parallelamente, però, l’Azienda continua a non sostituire adeguatamente le assenze per maternità: solo 8 sostituzioni a fronte di 130 congedi negli ultimi 4 anni. Un dato che parla da solo e che rende quantomeno surreale la richiesta, rivolta agli stessi medici e dirigenti sanitari non medici, di accorciare i tempi delle liste d’attesa come se nulla fosse.

Una contraddizione che ANAAO ha formalmente segnalato direttamente al Direttore Generale della Città della Salute e che è stata ribadita anche in sede di Osservatorio Regionale, all’Assessore e al Direttore della Sanità.

A queste richieste puntuali, documentate e reiterate non è seguita alcuna risposta. Nessun confronto, nessuna spiegazione, nessuna soluzione.

Ed è qui il punto che denunciamo con forza.

La maternità non è una colpa. Non lo è per le professioniste che esercitano un diritto tutelato dalla Costituzione. E non può diventarlo per i colleghi che, in assenza di sostituzioni, ne assorbono il carico di lavoro.

Così come non è una colpa aver accumulato ore eccedenti per garantire la continuità assistenziale durante e dopo la pandemia. Ore non retribuite, che oggi vengono cancellate con un tratto di penna, come se fossero un abuso e non il risultato di una disponibilità straordinaria richiesta — e ottenuta — dall’Azienda.

E non è neppure una colpa di medici e dirigenti sanitari non medici se le liste d’attesa non si accorciano. La responsabilità non può essere scaricata su chi lavora quotidianamente in condizioni di carenza strutturale di personale, con strumenti insufficienti, agende sature e una programmazione che continua a ignorare la realtà dei servizi.

Chiedere più prestazioni mentre si tagliano le ore già lavorate, si ignora la necessità di sostituire la maternità e si chiede di “fare di più” è tutto fuorché rigore gestionale: è una scorciatoia pericolosa.

La sanità pubblica non si governa cancellando le ore né colpevolizzando chi lavora. E soprattutto non si difende chiedendo miracoli a chi ha già dimostrato, nei fatti, dedizione e sacrificio.

Per questo ANAAO giudica inaccettabile la linea adottata dalla Città della Salute e il silenzio delle istituzioni regionali chiamate in causa, e chiede un cambio di rotta immediato: programmazione reale, sostituzioni strutturali, rispetto dei diritti e del lavoro svolto.

Perchè la dedizione non può essere trattata come una colpa.
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Dr.ssa Chiara Rivetti

Segretaria Regionale Anaao Assomed Piemonte

Dott. Angelo Giovanni Delmonaco

Segreteria Aziendale Anaao Assomed AOU Città della Salute e della Scienza di Torino

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