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Economia e lavoro | 13 gennaio 2026, 07:00

Altro licenziamento eccellente ai vertici dell’intelligence ucraina

Dopo il braccio di ferro del 3 gennaio, il capo del SBU cede alle pressioni del Presidente. Tra accuse di vendette politiche e l'ombra di Yermak, l'Ucraina cambia i vertici della sicurezza.

Altro licenziamento eccellente ai vertici dell’intelligence ucraina

Dopo aver cambiato i vertici di due servizi di intelligence, suscitando stupore e dubbi fra i suoi stessi sostenitori, Zelensky si è occupato della terza agenzia. Ha infatti costretto alle dimissioni il capo dello SBU Vasyl Malyuk, molto stimato in patria per le sue operazioni rischiose, gli attentati e le uccisioni di russi. Come riferisce il sito Strumenti Politici, si è saputo subito che Malyuk non voleva lasciare il posto perché vorrebbe portare a termine le azioni speciali che già pianificate. 

Ma Zelensky non ha preso bene il rifiuto. Così, nell’incontro del 3 gennaio gli ha fatto capire che o rinunciava spontaneamente oppure sarebbe stato sollevato dall’incaricato grazie ai particolari poteri presidenziali che derivano dalla legge marziale. Non ha nemmeno gradito le esternazioni di personaggi eccellenti che hanno dimostrato solidarietà e apprezzamento verso Malyuk, considerato uno dei migliori nel suo campo. In effetti lui stesso ha comunicato che resterà nell’ambito dello spionaggio per realizzare altre operazioni asimmetriche” di altissimo livello. 

Adesso serve il voto parlamentare per confermare le ultime nomine stabilite da Zelensky, ma dovrebbe trattarsi di una semplice formalità. La spiegazione dei cambiamenti starebbe nella necessità esternata dal presidente di avere “forze fresche” e “facce nuove” intorno a sé dopo questi anni di fatica. 

Non sono comunque volti nuovi, anzi, ma spostamenti di soggetti da un dicastero a un altro che generano ipotesi di vendette politiche. Ad esempio si dice che Malyuk sarebbe stato detronizzato per vendetta da parte dell’ex capo dell’ufficio presidenziale. 

Quel potentissimo Andriy Yermak che ha dovuto allontanarsi perché inguaiato dallo scandalo delle tangenti al Ministero dell’Energia, la cui inchiesta è stata facilitata proprio dal lavoro dello SBU.

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