Il Museo Nazionale del Cinema rende omaggio fino al 28 febbraio 2026 al Cinema Massimo a Olivier Assayas e propone in anteprima del suo ultimo film Il mago del Cremlino, in uscita nelle sale italiane dal 12 febbraio 2026.
Per l’occasione, il regista, in dialogo con Carlo Chatrian, incontrerà il pubblico domani, martedì 10 febbraio, alle ore 20:15, prima della proiezione del film delle 20:45.
Nato a Parigi nel 1955, redattore dei “Cahiers du Cinéma” dal 1980 al 1985, sceneggiatore per André Téchiné, Olivier Assayas esordisce nel lungometraggio nell’86 con Désordre, storia dura di disperazione giovanile, che diviene uno dei temi più ricorrenti del suo cinema, caratterizzato da una grande attenzione per il racconto, la sperimentazione linguistica e la complessità psicologica dei personaggi, soprattutto femminili. I suoi film hanno delineato nuove prospettive, ridefinito la dialettica tra realtà e finzione, nonché il rapporto del cinema con il proprio passato. Film liberi, audaci, in continuo movimento e disequilibrio, capace di mettere in scena sensazioni ed emozioni, che modella e rinnova in innumerevoli nuove dimensioni.
Il mago del Cremlino (Le Mage du Kremlin) di Olivier Assayas (Francia 2025, 120′, DCP, v.o. sott.it.)
Russia, primi anni ‘90. L’URSS è crollata. Nel caos di un Paese in ricostruzione, Vadim Baranov, un giovane uomo dall’intelligenza brillante, si sta facendo strada. Ex artista d’avanguardia nonché produttore di un reality show televisivo, Baranov diventa il braccio destro di un uomo che ha lavorato nel KGB e che è destinato a conquistare il potere assoluto: Vladimir Putin, altrimenti detto «lo zar». Profondo conoscitore del sistema politico, Baranov diventa lo spin doctor della nuova Russia: confeziona discorsi, crea scenari, cattura percezioni. Tuttavia, c’è un’unica persona che sfugge al suo controllo: Ksenia, uno spirito libero, una donna indipendente e avulsa dai meccanismi del potere e del controllo politico. Dopo quindici anni di silenzio, lontano dalla scena politica, Baranov accetta di parlare. Le sue rivelazioni confondono i confini fra verità e finzione, realtà e strategia. Il mago del Cremlino esplora gli oscuri meandri del potere, in cui ogni parola diventa lo strumento di un preciso disegno politico.














