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Economia e lavoro | 18 marzo 2026, 12:54

PrivantAI, l’intelligenza artificiale “dentro le mura”: la sfida cuneese che punta sulla sicurezza dei dati

Nata dall’esperienza internazionale e radicata tra la Granda, Torino e Pisa, la start up propone un nuovo modello di AI per le imprese: potente, personalizzata e senza rischi di fuga dei dati

A guidare la startup è il cuneese Giacomo Simon, Ceo, laureando in Informatica all’università di Milano con specializzazione in AI e Cybersicurezza. Con lui Pierfrancesco Biso, imprenditore internazionale con expertise in software, AI e innovazione healthcare, e Pietro Lano, imprenditore italiano con forte visione strategica e capacità di tradurre mercati tradizionali in soluzioni tech avanzate

A guidare la startup è il cuneese Giacomo Simon, Ceo, laureando in Informatica all’università di Milano con specializzazione in AI e Cybersicurezza. Con lui Pierfrancesco Biso, imprenditore internazionale con expertise in software, AI e innovazione healthcare, e Pietro Lano, imprenditore italiano con forte visione strategica e capacità di tradurre mercati tradizionali in soluzioni tech avanzate

In un momento in cui l’intelligenza artificiale corre veloce e le aziende si dividono tra entusiasmo e timori, c’è chi prova a cambiare le regole del gioco. Si chiama PrivantAI Srl ed è una realtà emergente che promette di portare l’AI nelle imprese senza mettere a rischio il loro bene più prezioso: i dati.

L’idea è tanto semplice quanto rivoluzionaria: utilizzare la potenza dei grandi modelli di intelligenza artificiale mantenendo però tutte le informazioni all’interno del perimetro aziendale, senza dispersioni verso server esterni.

«Non è una scelta poetica — è una dichiarazione di intenti», spiegano dalla start up. «Il nome PrivantAI nasce da “Private AI”: l’intelligenza artificiale che resta dove deve stare, dentro l’azienda».

L’AI senza compromessi

Il cuore del progetto è un software che funge da ponte sicuro tra le aziende e i modelli AI più avanzati oggi disponibili. Ma, a differenza delle soluzioni più diffuse, qui i dati non “escono” mai.

Un aspetto che cambia completamente la prospettiva per molte imprese, ancora frenate dal timore di esporre informazioni sensibili.

«Il problema non è la tecnologia, è la fiducia», sottolineano i fondatori. «Nessun imprenditore vuole che le proprie logiche di business, i contratti o i dati dei clienti finiscano ad addestrare un modello in un datacenter dall’altra parte del mondo. Con PrivantAI questa preoccupazione semplicemente non esiste».

Automazioni su misura: dalla teoria alla pratica

Ma la sicurezza è solo una parte dell’equazione. L’altro pilastro è l’efficienza.

La startup sviluppa automazioni personalizzate, costruite su misura per ogni azienda: sistemi che leggono e classificano documenti riservati, integrano i dati dei clienti per migliorare il servizio o coordinano processi produttivi complessi.

In prospettiva, scenari che fino a poco tempo fa sembravano futuristici diventano concreti:
segretarie digitali capaci di gestire email, appuntamenti e priorità, lavorando in autonomia ma secondo le regole dell’azienda.

Dalle sfide di Dubai alle radici piemontesi

Dietro PrivantAI c’è una storia che parte da lontano. I tre soci fondatori si sono conosciuti a Dubai, lavorando su progetti di cybersecurity per settori ad altissima criticità come broker online e casinò internazionali.

Un’esperienza che ha segnato l’approccio della società: la sicurezza come prerequisito, non come optional.

Oggi però l’azienda guarda all’Italia, con un legame forte con il territorio tra Cuneo, Torino e Pisa, dove competenze diverse si sono incontrate per dare vita al progetto.

A guidare la start up è il cuneese Giacomo Simon, Ceo, laureando in Informatica all’università di Milano con specializzazione in AI e Cybersicurezza, con un percorso che fonde rigore ingegneristico e background creativo nel mondo dello spettacolo — un mix che rende PrivantAI capace di costruire tecnologia potente e accessibile. 

Al suo fianco, Pierfrancesco Biso, imprenditore internazionale con expertise in software, AI e innovazione healthcare, e Pietro Lano, imprenditore italiano con forte visione strategica e capacità di tradurre mercati tradizionali in soluzioni tech avanzate.

L’obiettivo: diventare un riferimento in Italia

E lo sguardo è già proiettato al futuro. «Nei prossimi tre anni vogliamo essere il riferimento, almeno a livello italiano, per le aziende che vogliono adottare l’AI senza svendere i propri dati», spiegano dalla società. «Il mercato è pronto, le normative europee ci danno ragione e noi siamo già operativi. Il resto è esecuzione».

Un bivio per le imprese

Il contesto è chiaro: le aziende si trovano davanti a una scelta sempre più urgente.
Adottare l’intelligenza artificiale, con tutti i rischi connessi alla gestione dei dati, oppure restare indietro.

PrivantAI prova a inserirsi proprio in questo spazio, offrendo una terza via: innovazione senza compromessi sulla sicurezza.

Una sfida ambiziosa, che parte da un territorio abituato a fare impresa e guarda a un mercato globale. E che, se manterrà le promesse, potrebbe trasformare uno dei principali limiti dell’AI — la fiducia — nel suo punto di forza.

Un nuovo mestiere alle porte: nasce il tecnico AI "da campo"?

È lecito chiedersi se l'avvento di soluzioni come PrivantAI non stia delineando anche un nuovo profilo professionale. Stiamo forse assistendo alla nascita del tecnico specializzato in AI che opera direttamente sul campo — non dietro uno schermo, ma in azienda, fianco a fianco con chi lavora ogni giorno? Se fino a ieri bastava acquistare un abbonamento online e sperare per il meglio, oggi la complessità delle automazioni su misura sembra richiedere qualcosa di diverso: figure capaci di ascoltare i processi, tradurre le esigenze reali in soluzioni concrete e accompagnare l'impresa dalla prima demo fino alla messa in produzione. Non semplici venditori di software, ma veri "integratori di intelligenza" — e forse, uno dei mestieri più richiesti dei prossimi anni.

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