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Economia e lavoro | 28 marzo 2026, 15:17

Transizione 5.0, taglio del 65% al credito di imposta. Industriali torinesi sul piede di guerra: "Colpo grave e retroattivo, il Parlamento corregga"

Il presidente dell'Unione di Torino: "Danno economico concreto e immediato per centinaia di imprese che invece hanno solo rispettato le regole"

Marco Gay, presidente dell'Unione Industriali di Torino

Marco Gay, presidente dell'Unione Industriali di Torino

"Il taglio del 65% al credito di Imposta Transizione 5.0, contenuto nel decreto fiscale approvato ieri dal Consiglio dei Ministri, è una misura che colpisce gravemente le imprese. Il provvedimento determina un danno economico concreto e immediato per centinaia di imprese che hanno operato nel pieno rispetto delle regole e delle scadenze previste dal Piano 5.0". Non è stata presa affatto bene, la novità voluta dell'esecutivo, da parte degli industriali torinesi. A farsene portavoce è Marco Gay, presidente dell'Unione Industriali di Torino.

Effetto retroattivo

"Il taglio del 65% al credito d’imposta, applicato con effetto retroattivo, non costituisce una misura di aggiustamento tecnico: rappresenta un onere straordinario per aziende che hanno già sostenuto ingenti investimenti e che si trovano ora prive delle coperture sulle quali avevano legittimamente fatto affidamento. Tale decisione interviene in una fase di particolare complessità per il sistema produttivo nazionale. La crisi in corso in Medio Oriente continua a generare significative tensioni sui mercati internazionali, mantenendo elevata la pressione sul costo dell’energia, che rimane uno dei principali fattori di vulnerabilità per il tessuto manifatturiero", prosegue Gay.

Rischio stagnazione

"Il rischio di stagnazione o addirittura di recessione è sempre più concreto, per questo, mai come ora sostenere l’innovazione e la transizione tecnologica non rappresenta una scelta discrezionale, bensì una condizione necessaria per preservare la competitività delle imprese e fronteggiare una congiuntura economica di crescente difficoltà, rafforzando i fondamentali produttivi - prosegue Gay - il territorio torinese, con la sua consolidata vocazione manifatturiera e industriale, sta vivendo una transizione produttiva che rischia di essere rallentata. Le imprese associate avevano riposto fiducia nella misura, avevano pianificato e realizzato investimenti sulla base di impegni formalmente assunti dal Governo. Trovarsi oggi di fronte a condizioni radicalmente diverse rispetto a quelle originariamente stabilite è una circostanza che non può essere ignorata". "Ci aspettiamo che nel passaggio parlamentare  si intervenga rapidamente per correggere il decreto e confermare gli impegni assunti con le imprese".

Norme senza sicurezze

Preoccupazioni anche per le industrie a livello piemontese. "Se alla pesanti incertezze del contesto geopolitico, si somma anche l'instabilità normativa, per le imprese garantire investimenti e crescita diventa un percorso quasi impraticabile". Così Andrea Amalberto, presidente di Confindustria Piemonte. "Così questa misura colpisce direttamente la credibilità degli impegni assunti e penalizza le imprese" aggiunge il leader degli imprenditori piemontesi, sottolineando come "con la paralisi dell'industria si mette a repentaglio non solo il tessuto economico ma anche quello sociale".

Massimiliano Sciullo

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