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Economia e lavoro | 05 aprile 2026, 07:18

Desertificazione commerciale: in 13 anni nei centri storici del Piemonte perso il 27% dei negozi

Il presidente regionale di Confcommercio Viglione: “Tra pochi anni si rischia di rimanere sprovvisti dei servizi essenziali per le comunità”

Aumenta in Piemonte il numero delle saracinesche abbassate definitivamente

Aumenta in Piemonte il numero delle saracinesche abbassate definitivamente

Tra il 2012 e il 2025, nei centri storici piemontesi hanno chiuso il 27,2% delle attività commerciali al dettaglio, mentre nelle periferie il calo registrato è stato pari al 23,6%. Si riducono le imprese tradizionali (commercio al dettaglio, ambulanti, alberghi) mentre aumentano i servizi (b&b e affitti brevi) che presentano un vero e proprio boom.  

Sono i numeri che emergono dalla nuova analisi su “Città e demografia d’impresa” dell’Ufficio Studi Confcommercio Nazionale su dati del Centro Studi delle Camere di Commercio G. Tagliacarne, presentata questa mattina a Roma. Dal rapporto emerge che negli ultimi tredici anni, in linea con il dato nazionale, il tessuto commerciale piemontese ha subito una contrazione profonda, incidendo non solo sull’economia locale ma anche sulla vivibilità degli spazi urbani. Di tale preoccupante scenario si è dibattuto nel corso dell’Assemblea di Confcommercio Piemonte che si è tenuta lo scorso lunedì 9 marzo. 

I numeri di una crisi in atto da anni

Nei centri storici dei soli otto comuni capoluogo di provincia hanno chiuso 442 negozi di abbigliamento e calzature (-39,3%), 334 bar (27,6%) e 229 profumerie, fiorai e gioiellerie (22,7%). In termini percentuali, il calo maggiore è stato registrato tra le edicole (-56,1%), il rifornimento carburanti (-50,0%), i negozi di libri e giocattoli (-41,8%). Sono aumentati i ristoranti (+222 unità, pari al +31,5%), le rosticcerie, gelaterie, pasticcerie (+58 unità, pari al +16,3%) e i servizi di alloggio (+36 unità, pari al +50,7%). Sul calo dei bar e la crescita dei ristoranti incide il cambio di codice di molte attività che si spostano sulla somministrazione propriamente detta. 

“A fronte di uno scenario sempre più caratterizzato dal fenomeno della desertificazione commerciale, con una progressiva contrazione della rete distributiva fatta di piccoli negozi che ormai interessa tanto le città di medie e grandi dimensioni quanto i piccoli paesi, è fondamentale che la Regione Piemonte sostenga il commercio di prossimità con una riforma urgente e mirata della normativa del commercio e con risorse adeguate alla gravità del momento storico ha dichiarato Giuliano Viglione, Presidente di Confcommercio Piemonte.  

L'importanza del commercio di vicinato

Il commercio di vicinato rappresenta infatti non solo un fondamentale motore di sviluppo economico, ma anche un insostituibile presidio territoriale che garantisce socialità, sicurezza, pulizia e vivacità delle strade e piazze dei nostri centri abitati. Senza interventi adeguati ed immediati il rischio concreto è quello di trovarsi tra non molti anni sprovvisti dei servizi essenziali per le nostre comunità, con la scomparsa di alcuni settori merceologici insieme a un ulteriore omologazione dell’offerta commerciale”. 

La Regione Piemonte deve dunque supportare il commercio delle città e dei piccoli paesi assicurando continuità alle politiche di rigenerazione iniziate negli ultimi anni attraverso i distretti del commercio, accompagnando le imprese di piccole dimensioni a sviluppare una maggiore propensione all’innovazione e aiutandole a competere con la concorrenza delle piattaforme digitale e dei cambiamenti degli stili di consumo e di vita della popolazione. 

“Per le realtà già desertificate o maggior rischio di desertificazione – conclude il Presidente Viglione - sarebbe inoltre urgente mettere in campo una misura specifica per aiutare la continuità delle imprese già attive e, laddove il servizio fosse carente, incentivi per l’insediamento di nuovi negozi abbinati a servizi di interesse generale per la collettività, quali ad esempio servizi comunali, postali e bancari”. 

Si riducono i settori tradizionali

Edicole -56,1% 

Carburanti -50,0% 

Libri e giocattoli -41,8% 

Abbigliamento e calzature -39,3% 

Mobili, ferramenta -36,3% 

Prodotti alimentari, bevande -28,0% 

Bar -27,6% 

Profumerie, fiorai e gioiellerie -22,7% 

Esercizi non specializzati (supermercati, iper, discount, grandi magazzini) – 11,4% 

Aumentano i servizi 

Altri alloggi +50,7% 

Ristoranti +31,5% 

Rosticcerie, gelaterie, pasticcerie +16,3% 

Computer-telefonia +8,2% 

Farmacie +4,9% 

m.d.m.

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