“Lavoro dignitoso”. Due parole che fanno uno slogan, ma soprattutto riassumono il messaggio che Cgil, Cisl e Uil di Torino vogliono mandare in occasione del corteo che si tiene il Primo Maggio in città.
Da corso Cairoli a piazza Castello
Un corteo che si ritroverà alle 9 in corso Cairoli, all’angolo con corso Vittorio Emanuele II e si dipanerà lungo un percorso che tocca Lungo Po Diaz, piazza Vittorio Veneto e via Po, per poi arrivare in piazza Castello per la sua conclusione. Alle 11 è previsto il comizio conclusivo di Giuseppe Filippone, segretario generale della Cisl Torino e Canavese. Prima di lui parleranno il sindaco, Stefano Lo Russo, ma anche Elena Adamo (Gioventù operaia cristiana), Enrico Francia (rider di Deliveroo e Just eat, delegato Nidil Cgil), Lucia Trani (Fistel Cisl) e Gianluca Rindone (Uilm).
Riflettori accesi su temi ormai ricorrenti come un’occupazione che soffre, quando resiste, ma che spesso si trova a declinarsi con aggettivi come precaria, sottopagata e insicura. Il tutto con lo spettro dell’intelligenza artificiale che incombe.
Innovazione e diritti
“Lavoro dignitoso e influenzato dalla presenza dell’intelligenza artificiale sono i due temi principali del nostro momento storico - dice Giuseppe Filippone - Dobbiamo tenere presenti alcuni concetti: l’AI è un fatto di tutti i giorni, ma mancano le regole per governarla. E tutele reali nel caso in cui AI metta a repentaglio i posti di lavoro. Non siamo contro l’innovazione tecnologica, ma contro l’innovazione senza i diritti”.
“Su 48mila avviamenti al lavoro, il 70% sono precari, a scadenza - prosegue Filippone - Senza dignità del lavoro non c’è futuro. A Torino il quadro è tra i più difficili: perso 12mila posti di lavoro nel 2025 in tutta la provincia, ponendoci al 54esimo posto in Italia. Il tasso di disoccupazione è schizzato dal 6,3 all’8%. Torino è la peggiore provincia del Piemonte: la tenenza va invertita. E il nostro territorio si sta terziarizzando, mentre la manifattura pesa per il 21% del valore aggiunto”. “Gli under29 hanno un’occupazione del 35%, percentuale che scende al 25% per le fasce ancora più giovani”, conclude Filippone.
Precarietà e legalità
“Sono notizie di questi giorni, pur con la novità positiva della riapertura del bar Norman, le scatole cinesi con centinaia di lavoratori coinvolti e di fatto scambiati come merci - aggiunge Federico Bellono, segretario generale Cgil Torino - Oltre alla precarietà, il lavoro ha un problema anche di legalità. Tutto questo incide sulla vita quotidiana delle persone. E intanto crescono le denunce di malattie professionali, mentre gli incidenti mortali sul lavoro sono aumentati del 30%. Oltre i numeri si scorgono fenomeni che riguardano la nostra città, storie spesso gravi come quel rider morto lungo le strade della collina, senza che la piattaforma cui era collegato si preoccupasse di lui”.
“Attenzione a quei banditi che cercano ogni occasione per fare profitti”, conclude. “Mentre sull’automotive bisogna andare avanti rispetto al tabù dell’unico produttore di auto. A oggi nemmeno un’assunzione è stata fatta a tempo indeterminato dopo l’avvio della 500 ibrida”.
I diritti non sono cose astratte
“I diritti non sono cose astratte: vuol dire poter avere un prestito, un mutuo, ma anche solo un affitto - conclude Gianni Cortese, segretario Uil di Torino e del Piemonte - E senza un lavoro, difficilmente si mettono al mondo i figli, con tutte le conseguenze immaginabili: si deve intervenire riducendo le forme di lavoro precario, come fatto in Spagna. Basta con i lavoratori fantasma. Le transizioni possono essere un’opportunità, ma anche un bagno di sangue per l’occupazione, mentre l’Europa si dimostra un nano, politicamente”.
Le multinazionali e il lavoro buono
“La Repubblica non si può basare su posizioni di privilegio - dice la vicesindaca di Torino, Michela Favaro - mentre il lavoro deve garantire un’esistenza dignitosa. Lavoro che permetta di mettere a frutto talenti e consentire la crescita anche personale”.
“Le crisi? Non possono essere occasione di shopping finanziario sul nostro territorio - prosegue Favaro - vogliamo industria e non solo finanza. Deve portare lavoro buono e compensi giusti”.
“Il lavoro e Torino sono intimamente connesse da proprio dal punto di vista anche della insomma della vocazione della città - sottolinea il sindaco, Stefano Lo Russo - Sappiamo bene quanto il tema del lavoro sia un tema cruciale anche per dare futuro e speranza ai nostri, ai nostri giovani. C'è una grande emergenza italiana. Che l'emergenza del cosiddetto lavoro povero, cioè del lavoro che magari c'è, che fa alzare le statistiche degli occupati a livello nazionale, ma che per questioni salariali invece non permette alla gente di vivere in maniera in maniera dignitosa e ai giovani di programmare il proprio il proprio futuro”.
Patrimonio (anche identitario) da tutelare
E Maurizio Marrone, vicepresidente e assessore regionale con le deleghe al Lavoro, aggiunge: “La dignità non è scindibile dal lavoro. Una dimensione globale come quella che stiamo vivendo impone che il lavoro dignitoso rimanga qui. Si tratta di difendere un patrimonio culturale e identitario”.
















